Intesa Sanpaolo, utili a 8,2 miliardi. A fine anno saranno oltre 10 miliardi. Messina: tassa alle banche? No all'approccio populista
Intesa Sanpaolo, utili a 8,2 miliardi. A fine anno saranno oltre 10 miliardi. Messina: tassa alle banche? No all'approccio populista
Nuovo acconto dividendi di 3,8 miliardi. L’opas su Mps? Ben avviata. Aggiustato il concambio. Per Siena una direzione commerciale e altre strutture centrali. Ulteriori cessioni di filiali? Improbabili, ma non a Unipol

di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri 03/11/2026 13:21

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Intesa Sanpaolo archivia i primi nove mesi del 2026 con un utile netto di 8,2 miliardi, in aumento dell’8,1%, e delibera un acconto dividendi di 3,8 miliardi, pari a 22 centesimi per azione. La cedola sarà pagata il 25 novembre, con stacco il 23. In borsa il titolo è in calo del 0,69% a 5,91 euro in una seduta in cui il Ftse Mib perde lo 0,36%.

«Questi risultati confermano la solidità del nostro modello di business e la capacità di dare piena esecuzione al piano d’impresa 2026-2029. Intesa Sanpaolo continua a offrire uno dei rendimenti da dividendo più elevati e sostenibili nel settore bancario europeo», ha spiegato il ceo Carlo Messina che si è soffermato anche sull’opas per Mps. «La nostra offerta consente agli azionisti di Mps di entrare a far parte del principale gruppo bancario italiano e di uno dei principali gruppi bancari europei. Siamo convinti della solidità del progetto industriale e del valore che potrà generare per gli azionisti, i dipendenti, i clienti e i territori. A Siena e in Toscana abbiamo inoltre previsto un incremento del credito erogato e la creazione di un polo tecnologico, di una direzione commerciale e di strutture centrali», ha spiegato il banchiere.

Messina: niente populismi sulla tassa alle banche

Messina ha commentato anche la tassa alle banche contenuta nella manovra di bilancio 2026: «L'anno scorso avevamo preso un accordo ed il governo non lo ha rispetto. Hanno deciso un ulteriore imposta sul settore bancario. Se devo analizzare i contributi - ha aggiunto - dobbiamo evitare l'approccio populista secondo il quale prendere misure contro le banche crea consenso elettorale. È difficile dire oggi quale sarà l'impatto per il 2027 perché dobbiamo aspettare il completamento dell'iter della finanziaria». Il banchiere ha comunque speso parole di elogio per l’operato del governo: «La presidente Meloni e il Giorgetti hanno fatto davvero un ottimo lavoro. Il Paese si trova in un buon posizionamento ed anche il debito pubblico è sostenibile per il futuro».

Alzata la guidance sugli utili 2026 oltre 10 miliardi

Alla luce dei risultati Intesa ha alzato la guidance per l’intero esercizio a «ben oltre 10 miliardi» di profitti e prevede un payout del 95%, di cui il 75% dell’utile in dividendi e il 20% in buyback, subordinati alle autorizzazioni. Nei nove mesi sono maturate distribuzioni per 7,8 miliardi; a ottobre è stato completato un riacquisto di azioni da 2,3 miliardi. I risultati arrivano mentre l’opas su Mps entra nella fase decisiva.

Il nuovo concambio per Siena

Alla luce dell’acconto, Intesa ha alzato da 1,6 a 1,664 il numero di nuove azioni offerte per ogni titolo Mps. Visto che il rapporto di cambio iniziale era stato calcolato considerando titoli comprensivi del dividendo, il gruppo ha deciso di compensare la perdita di valore derivante dallo stacco della cedola. Non si tratta quindi di un rilancio, ma di un aggiustamento tecnico per tutelare gli azionisti del Monte.

L’offerta, valorizzata 31,4 miliardi, ha peraltro superato un passaggio cruciale il 29 ottobre, quando i soci del Monte hanno respinto il piano difensivo dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio: le ops su Banco Bpm e Banca Generali, la fusione con Mediobanca e la riduzione di capitale per il maxi-dividendo. «Gli azionisti di Mps hanno l'opportunità di unire le forze con il leader in Italia ed in Europa. L'esito dell'assemblea del Monte rafforza la nostra fiducia nel successo dell'operazione. Gli azionisti - ha spiegato Messina - hanno lanciato un messaggio chiarissimo bocciando tutte le proposte del management. Non avevamo mai visto una cosa del genere e questa dimostra la diversa direzione tra gli azionisti e il management della banca».

In generale per Messina «l'operazione su Mps è assolutamente in linea con il nostro approccio alla crescita e alla creazione di valore ed accelererà l'esecuzione del piano d'impresa con zero rischi di integrazione. Anche i nostri azionisti - ha concluso il ceo - hanno dimostrato il loro forte sostegno per l'operazione, riconoscendone chiaramente il valore industriale ed economico». E sui possiblii rimedi Antitrust attesi entro la fine del mese il ceo di Intesa ha specificato: «Se altre filiali dovranno essere vendute questo non accadrà con Unipol. Ma credo che questo non accadrà».

I conti dei nove mesi

Sul fronte dei conti, i proventi operativi dei nove mesi salgono del 5% a 21,457 miliardi. Gli interessi netti crescono del 2,3% a 11,366 miliardi, le commissioni del 5,2% a 7,718 miliardi e il risultato assicurativo del 5,8% a 1,451 miliardi. Il contributo delle attività finanziarie valutate al fair value passa da 633 a 878 milioni. I costi scendono dell’1,3% a 7,876 miliardi, consentendo al risultato della gestione operativa di aumentare del 9% a 13,581 miliardi. Il rapporto costi/ricavi migliora dal 39,1% al 36,7%. I risultati incorporano anche un impatto negativo di 900 milioni, tra conto economico e patrimonio netto, legato alle misure fiscali introdotte dalla legge di Bilancio 2026.

Il terzo trimestre registra 2,645 miliardi di utile, contro 2,372 miliardi un anno prima e 2,793 miliardi nel secondo trimestre. Il rallentamento congiunturale risente soprattutto del risultato finanziario al fair value, passato da 400 milioni positivi a 27 milioni negativi. Tengono gli interessi netti, saliti dell’1,1% su base trimestrale a 3,886 miliardi; le commissioni arretrano invece dell’1,1%. Per l’intero 2026 la banca prevede interessi netti «ben oltre 15 miliardi», con un’ulteriore crescita significativa nel 2027, ricavi trainati da commissioni e assicurazioni, costi stabili e minori accantonamenti.

La gestione del credito 

Il costo del rischio resta a 19 punti base annualizzati. Secondo la metodologia Eba, i deteriorati incidono per lo 0,8% dei crediti netti e l’1,6% di quelli lordi. In termini assoluti le sofferenze nette sono salite del 46% da 790 milioni di fine 2025 a 1,15 miliardi di settembre, mentre il totale dei deteriorati netti è aumentato del 6% a 4,125 miliardi.

Sempre sul fronte del rischio, Intesa ha concluso nel terzo trimestre tre operazioni di cartolarizzazione sintetica per circa 6,1 miliardi che portano il portafoglio interessato dal programma a 38 miliardi. Il Cet1 è al 13,1%, già dopo la deduzione della distribuzione maturata, contro un requisito Srep del 9,97%; sale al 13,8% pro forma includendo i benefici attesi dalle attività fiscali differite.

Le attività finanziarie della clientela raggiungono 1.511 miliardi, il 7,1% in più rispetto a un anno prima, con 588 miliardi di risparmio gestito. I prestiti alla clientela ammontano a 436 miliardi e il nuovo credito a medio-lungo termine erogato in Italia nei nove mesi sfiora 37 miliardi. Procede intanto il piano di efficienza: 6,2 miliardi investiti in tecnologia dal 2022, 33 iniziative di intelligenza artificiale e oltre 2.700 uscite di personale nei nove mesi. Isybank conta circa 1,3 milioni di clienti. (riproduzione riservata)