Mps – Bpm preparano la nozze in azioni e cash con un dividendo straordinario per i soci di Siena. Sul tavolo la carta Generali
Mps – Bpm preparano la nozze in azioni e cash con un dividendo straordinario per i soci di Siena. Sul tavolo la carta Generali
Siena e Banco al lavoro su un’integrazione alla pari con componente in contanti. L’effetto sarà riequilibrare i pesi nel nuovo gruppo, facendo leva sul capitale in eccesso. Tempi più lunghi per il progetto

di di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri 27/07/2026 20:34

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Nel progetto di matrimonio tra Mps e Banco Bpm spunta una componente in contanti per Siena. È l’indiscrezione rilanciata lunedì 27 sulla soluzione in cantiere alternativa all'opas di Intesa Sanpaolo. L'ipotesi più accreditata è che il contante provenga dalla stessa Montepaschi (che oggi capitalizza 35,3 miliardi di euro) attraverso la distribuzione di un dividendo straordinario prima del perfezionamento dell'operazione.

In questo modo la banca senese restituirebbe ai propri azionisti parte dell'eccesso di capitale accumulato negli ultimi anni e riequilibrerebbe i rapporti di forza tra i due istituti, tenendo conto che oggi Banco Bpm capitalizza 23,7 miliardi, cioè oltre 11 miliardi in meno.

Non è ancora chiaro come sarà finanziata l'operazione. Siena può contare su un eccesso di capitale da 3,3 miliardi (dato di fine 2025) ma, in linea teorica, l’istituto potrebbe anche decidere di attingere ad altre fonti a partire dal 13,3% di Generali. Lo stesso Lovaglio ha sempre definito la quota nella compagnia un asset «nice to have», una posta cioè utile per generare dividendi ma disponibile anche per essere monetizzata in caso di operazione straordinaria. E questo potrebbe essere il caso, anche se secondo quanto riporta Bloomberg i dettagli sono in corso di definizione e tutte le opzioni sono ancora aperte sul tavolo degli advisor.

Quello che per ora è certo è che la complessità della struttura rende improbabile una proposta definitiva nel giro di pochi giorni: serviranno probabilmente diverse settimane per definire tutti gli aspetti finanziari, patrimoniali e regolamentari dell'operazione. Quindi l’annuncio, a differenza di quanto circolato nei giorni scorsi, potrebbe arrivare dopo i cda in calendario ai primi di agosto per il varo delle semestrali. L’operazione rappresenterebbe l'alternativa all'opas lanciata da Intesa Sanpaolo, che prevede il riconoscimento di 1,6 azioni Intesa e un euro in contanti per ogni titolo Mps. Il nuovo schema riprende e sviluppa la proposta amichevole presentata da Banco Bpm a Mps domenica 7 giugno, alla vigilia dell’offerta di Ca’ de Sass.

Fin dall’inizio Piazza Meda aveva escluso la logica di un’acquisizione tradizionale, indicando invece di preferire un «merger of equals». La formula era stata presentata come la soluzione più adatta per allineare gli azionisti dei due istituti intorno a un progetto industriale comune, preservando al tempo stesso i marchi, le sedi storiche, il radicamento territoriale e il dna delle due banche.

L’obiettivo dichiarato era la nascita del terzo polo bancario mantenendo intatto il perimetro del gruppo ed evitando così lo smembramento ipotizzato per ragioni Antitrust da Intesa. Secondo le stime comunicate da Banco Bpm, le sinergie a regime saranno superiori a 1,1 miliardi di euro lordi. Oltre 650 milioni arriverebbero dalla riduzione dei costi, mentre più di 450 milioni deriverebbero invece dai maggiori ricavi. Di questi ultimi, circa 250 milioni sarebbero prodotti dalle reti e altri 200 milioni dall’ottimizzazione delle fabbriche prodotto.

La nuova banca – in base alla proposta di Piazza Meda – partirebbe inoltre da una posizione patrimoniale particolarmente solida, con un Cet1 ratio fully loaded pro forma stimato intorno al 15%.

La contromossa di Lovaglio e Castagna deve però fare i conti con tre variabili potenzialmente decisive. La prima è il disco verde delle assemblee straordinarie delle due banche con un ruolo chiave giocato dai grandi soci Crédit Agricole, Delfin, Caltagirone e dai fondi internazionali. La seconda variabile è rappresentata dalle tempistiche sempre più strette, visto che Intesa punta a chiudere la propria opas entro fine anno. Infine Ca’ de Sass potrebbe mettere mano al portafoglio per giocare la carta del rilancio. (riproduzione riservata)