Il futuro di Generali diventa uno dei dossier centrali nell’operazione con cui Intesa Sanpaolo punta ad acquisire Mps. Secondo quanto riferisce l’agenzia Reuters, l’istituto guidato da Carlo Messina avrebbe assicurato al governo un approccio improntato alla collaborazione sulle future decisioni riguardanti il Leone di Trieste, riconoscendo il carattere strategico della compagnia per il sistema Paese.
L’eventuale integrazione di Mps porterebbe infatti Ca’ de Sass a diventare il primo azionista di Generali con il 13,5%, una posizione particolarmente sensibile agli occhi dell’esecutivo. La compagnia gestisce circa 900 miliardi di euro di masse e rappresenta uno degli snodi fondamentali del risparmio italiano, anche per la sua capacità di indirizzare investimenti nell’economia nazionale e sostenere il finanziamento del debito pubblico.
Da qui l’interlocuzione preventiva avviata da Messina con gli attori istituzionali prima del lancio dell’offerta sul Monte, anche se il banchiere ha specificato di non aver avuto contatti diretti con la premier Giorgia Meloni. Il governo, secondo le fonti, non avrebbe intenzione di ricorrere ai poteri speciali del golden power per ostacolare l’operazione, ma resta interessato a preservare l’indipendenza e la stabilità dell’assetto proprietario di Generali.
Un tema richiamato anche dal presidente del Leone, Andrea Sironi, che da Trieste ha indicato nella tutela dell’autonomia della compagnia la questione decisiva nell’attuale fase di riassetto del capitalismo finanziario italiano.
L’attenzione dell’esecutivo si concentra infatti sulla composizione della futura base azionaria di Generali. L’ingresso di Intesa come azionista di riferimento si aggiungerebbe alle partecipazioni di Delfin e del gruppo Caltagirone, insieme titolari di circa il 16,4% del capitale, mentre resta un elemento di incertezza il ruolo di UniCredit, salita di recente vicino al 9% con un investimento dichiarato di natura finanziaria.
Messina ha già escluso un’eventuale scalata a Generali per ragioni antitrust e ha confermato l’intenzione di mantenere la partecipazione che deriverebbe dall’acquisizione di Mps. Nel frattempo Intesa si è già assicurata una quota diretta del 3% del Leone, mossa per prevenire eventuali mosse difensive di Generali in attesa di chiudere l’operazione Montepaschi. (riproduzione riservata)