Martedì 10 Intesa Sanpaolo ha collocato un bond subordinato di tipo Additional Tier 1 (At1) per un ammontare complessivo di 1,25 miliardi di euro. Si tratta di strumenti di capitale ibrido che, ai fini regolamentari, rafforzano il patrimonio di vigilanza della banca.
L’operazione è strutturata in due tranche, entrambe con data di regolamento al 17 febbraio 2026, ma con profili temporali e di rendimento differenti. In entrambi i casi si parla di titoli perpetui: non hanno quindi una scadenza prefissata, ma prevedono una facoltà di rimborso anticipato (la cosiddetta «call») esercitabile esclusivamente dall’emittente a determinate date.
La prima tranche, pari a 750 milioni di euro, è un perpetual non call 6. Questo significa che Intesa Sanpaolo non potrà rimborsalo prima di sei anni dalla data di emissione, ovvero prima del 17 febbraio 2032. Fino a quel momento, il titolo pagherà una cedola annua fissa del 5,5%, corrisposta in due rate semestrali.
Se alla prima data utile la banca decidesse di non esercitare la call, la cedola non rimarrebbe invariata: verrebbe infatti resettata, ossia ricalcolata sommando uno spread di 302,8 punti base al tasso mid swap a cinque anni (un parametro di mercato che riflette il costo del denaro su quella scadenza). La seconda tranche, da 500 milioni di euro, è un perpetual non call 10, con una cedola leggermente più elevata, pari al 5,875% annuo.
Dal punto di vista del collocamento, l’operazione ha beneficiato di un contesto di mercato stabile e del consolidato apprezzamento del credito della banca. Gli investitori hanno risposto con rapidità: già nelle prime due ore dal lancio gli ordini hanno superato i 5 miliardi di euro, per poi attestarsi oltre i 6,5 miliardi alla chiusura del libro. Un livello di domanda così elevato e ben distribuito ha consentito ai coordinatori di rivedere al ribasso le indicazioni iniziali di rendimento di circa 50 punti base su entrambe le tranche, migliorando quindi le condizioni economiche per l’emittente.
«Il successo dell’operazione conferma l’eccellente qualità del nostro credito e l’apprezzamento per il nuovo piano Industriale. Si tratta dell’emissione AT1 emessa dalla banca con il reset spread più basso di sempre», spiega Nicoletta Bertolini, responsabile del funding di Intesa Sanpaolo.
Al collocamento hanno partecipato, oltre alla Divisione Imi Corporate & Investment Banking di Intesa Sanpaolo, Bbva, Barclays, BofA Securities, Goldman Sachs International, JpMorgan, Morgan Stanley e Ubs, confermando il respiro internazionale e l’elevata qualità dell’operazione. (riproduzione riservata)