Nuovi finanziamenti per Intesa Sanpaolo nel Regno Unito. Questa volta la divisione Imi Cib, guidata da Mauro Micillo, si è concentrata sulla transizione energetica e ha erogato un prestito a National Grid da 290 milioni di euro e uno a National Gas da 170 milioni, entrambi con una durata di cinque anni ma estendibili su richiesta per un massimo di altri due.
Le società che li hanno ricevuti gestiscono la rete elettrica e quella del gas del Regno Unito. National Grid è un gigante quotato che capitalizza 59 miliardi di sterline e ha un enorme bisogno di cassa. Denaro che le occorre per ammodernare la rete elettrica, in particolare quella del Galles, e rendere stabile il flusso di energia, obiettivo che ha spinto la società a pianificare 30 miliardi di investimenti con il governo britannico.
National Gas invece è una sorta di Snam inglese ed è controllata da un consorzio guidato dal gigante australiano Macquarie. Fino a qualche anno fa faceva parte di National Grid, che poi l’ha venduta per raccogliere risorse da destinare agli investimenti infrastrutturali. All’epoca Intesa Sanpaolo è stata una delle banche che ha finanziato l’acquisizione e ancora oggi mantiene un rapporto stretto con la società e i suoi azionisti.
La fitta rete di relazioni, anche a livello istituzionale, è uno dei motivi che ha permesso alla banca guidata dal ceo Carlo Messina di rafforzare la presenza in Inghilterra. Il Paese viene da anni caratterizzati da una crescita non troppo brillante e ora sta cercando di risollevarla con un piano di investimenti infrastrutturali da 725 miliardi di sterline e grazie al contributo di grandi operatori internazionali come Macquarie.
«Nel Regno Unito stanno tornando le partnership pubblico-private: la novità davvero rilevante è il coinvolgimento massiccio del settore pubblico», racconta Nicola Doninelli, responsabile Distribution Platforms & Gtb della divisione Imi Cib di Intesa Sanpaolo. «Ci siamo inseriti in questo contesto facendo leva su solide competenze nel settore dell’energia, ma restiamo attivi lungo tutto l’Infrastructure Plan, in particolare nell’ambito digitale, nei trasporti e nelle infrastrutture sociali».
A raccontarlo sono le precedenti operazioni della banca nel Paese. Nelle costruzioni la divisione Imi Cib ha partecipato a finanziamenti per un totale di 960 milioni di euro, concessi ai principali gruppi britannici del settore come Balfour Beatty, Kier Group e Morgan Sindall. In ambito portuale, invece, Intesa Sanpaolo ha erogato un prestito bilaterale di 58 milioni all’Associated British Ports, principale operatore del Regno Unito. Mentre lato transizione energetica ha agito come mandated lead arranger, insieme a un consorzio di banche internazionali, nel finanziamento da 2,9 miliardi al progetto Liverpool Bay Co2 Transportation & Storage di Eni.
Da circa un anno però il settore dell’energia è dominato dagli investimenti nei data center necessari per sviluppare l’AI, un campo che Intesa Sanpaolo conosce bene ma su cui ci tiene a fare delle precisazioni. «C’è data center e data center. Oggi queste infrastrutture vengono spesso associate all’intelligenza artificiale generativa, ma sono prima di tutto un’infrastruttura strategica per l’economia digitale», spiega Doninelli. «Quando vi investiamo prestiamo quindi una forte attenzione alla diversificazione degli utilizzatori finali. Efficienza energetica, approvvigionamento da fonti sostenibili e integrazione con le reti locali, poi, sono per noi fattori fondamentali».
Il fenomeno è globale come lo è ormai la presenza della divisione Imi Cib, che nei primi nove mesi ha raggiunto 2,6 miliardi di ricavi, di cui 1,3 miliardi da clienti internazionali. «Le nostre principali piattaforme di prodotto estere sono negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Londra resta un hub centrale di servizi per il Medio Oriente, dove abbiamo seminato molto e ora stiamo raccogliendo i frutti», chiarisce Doninelli. «Più che lanciarci in nuove iniziative in nuove geografie, vogliamo concentrarci sul lavoro già svolto». (riproduzione riservata)