Mediobanca cambia rotta. L'assemblea di Mps che giovedì 29 ha bocciato il piano difensivo di Luigi Lovaglio avrà conseguene anche sulla merchant bank milanese. Saltata la fusione con Siena, l’istituto è destinato a integrarsi con Intesa Sanpaolo che lancerà un’opa per assicurarsi il 100% della compagine sociale. Il progetto è stato annunciato dalla stessa Ca’ de Sass in una nota diffusa a poche ore dalla chiusura dell’assise senese.
Nel documento, oltre a confermare l'opas, l’istituto guidato da Carlo Messina annuncia la volontà di lanciare «un'opa obbligatoria avente a oggetto le azioni ordinarie di Mediobanca non detenute da Mps né da Intesa», una volta conclusa l’offerta sulla capogruppo. Dopo ripetuti cambi di rotta la comunicazione mette così un punto fermo alla strategia di Intesa su Mediobanca.
Al momento del lancio dell’opas lo scorso 8 giugno, la fusione della merchant bank in Rocca Salimbeni era inclusa tra le condizioni dell’offerta. A ottobre però la linea di Intesa è mutata e, insieme al rilancio condizionato da 0,25 euro, l’istituto ha rinunciato alla condizione, auspicando che i soci di Mps non dessero corso al riassetto. Questa è stata proprio la scelta fatta giovedì 29 dall’assemblea. La fusione, idealmente l'ultima tappa del piano di Lovaglio e sostenuta anche dai proxy advisor Iss e Glass Lewis, è stata bocciata con il 63,4% de presenti, insieme alla maggior parte delle delibere messe in votazione.
Decisivo è stato il no di Delfin, sostenitrice della prima ora di Lovaglio ma ormai saldamente schierata dalla parte di Intesa. Adesso toccherà quindi a Messina gestire l’integrazione di Mediobanca, un processo rimasto ancora incompleto a oltre un anno dalla conclusione dell’opas promossa da Mps su Piazzetta Cuccia.
Il primo passaggio sarà il perfezionamento dell'offerta su Siena, per la quale il percorso autorizzativo è in fase avanzata. Il 27 ottobre Intesa ha ricevuto dalla Bce il via libera al controllo diretto di Mps e a quello indiretto di Mediobanca, Mediobanca Premier e Compass. Il giorno dopo è stato comunicato il completamento delle autorizzazioni preventive internazionali, mentre resta aperto l'esame dell'Antitrust. La banca si attende indicativamente l'approvazione del documento d'offerta da parte della Consob intorno al 10 novembre. A quel punto la banca potrà già lanciare l’opas ma, secondo fonti legali, l’orientamento sarebbe quello di aspettare il via libera Antitrust.
Una volta acquisito il controllo di Mps, Intesa aprirà il dossier Mediobanca. Rocca Salimbeni possiede 702,25 milioni di azioni della merchant, pari all'86,3% del capitale. A questa partecipazione si aggiunge lo 0,2% che Intesa dichiarava di detenere direttamente nel comunicato dell'8 giugno e che porterebbe il nuovo proprietario all'86,6%, lasciando sul mercato solo il 13,45%, un pacchetto che agli attuali prezzi di mercato vale circa 2,8 miliardi.
Resta aperta la questione del corrispettivo, che potrà essere in contanti, in azioni Intesa oppure misto. Quanto al prezzo, l'opa dovrà rispettare un valore minimo, pari al prezzo più alto pagato per le azioni Mediobanca nei sei mesi precedenti oppure, in assenza di acquisti, alla media ponderata delle quotazioni nello stesso periodo, mentre il prezzo dell'opas su Mps non costituirà automaticamente un vincolo per la nuova offerta.
A decidere l’esito dell’operazione saranno i fondi che compongono il flottante residuo di Piazzetta Cuccia. Il pacchetto più consistente è parcheggiato sui libri della francese Syquant Capital, presente con 9,76 milioni di azioni, pari all'1,2% del capitale e a quasi il 9% dei titoli non detenuti da Mps e Intesa. Seguono Vanguard, con 2,74 milioni di azioni, e Norges Bank, con 2,4 milioni. Tra gli altri investitori ci sono Guardians of New Zealand Superannuation, Marshall Wace, Eurizon Capital, Mediolanum International Funds, BlackRock Investment Management, la Caisse de dépôt et placement du Québec, Algebris, Lemanik, Kairos, Anima ed Ersel.
Saranno questi operatori a valutare la convenienza dell'offerta di Intesa, che potrebbe anche portare all'uscita di Mediobanca dalla borsa. Per arrivare al 90% del capitale, soglia che fa scattare l’opa residuale, a Intesa basterebbe rilevare altri 28 milioni di titoli, poco più di un quarto del flottante. Il gruppo potrebbe così raggiungere il 100% e procedere al delisting, anche se per il momento non ha annunciato decisioni in tal senso.
Conclusa l’operazione finanziaria, il riassetto passerà attraverso l'integrazione delle attività. Il nucleo principale del corporate e investment banking di Mediobanca potrebbe confluire nell'orbita di Imi Cib, guidata da Mauro Micillo, combinando la posizione di Piazzetta Cuccia nell'm&a con quella di Intesa nel mercato del debito. Il piano prevede il mantenimento del marchio Mediobanca, mentre resta da definire l'organizzazione giuridica e operativa delle attività.
Per le altre attività si prospetta invece una ripartizione tra le strutture specializzate di Intesa. Nel wealth management per esempio gli asset dovrebbero confluire soprattutto in Fideuram ed Eurizon, mentre nel credito al consumo la combinazione con Compass permetterebbe a Intesa di raggiungere la prima posizione sul mercato italiano. Una collocazione specifica potrebbe essere individuata per il 13,3% di Generali, che potrebbe finire sotto l’ombrello della Divisione Insurance per ottenere il beneficio prudenziale del Danish Compromise.
I giochi comunque si apriranno solo dopo il termine dell'opas su Mps. Intesa punta a ottenere l'approvazione del documento d'offerta da parte della Consob intorno al 10 novembre, mentre il via libera dell'Antitrust è atteso entro fine mese. Il periodo di adesione, della durata prevista di 30-40 giorni, dovrebbe quindi concludersi a dicembre. Solo dopo il perfezionamento dell'operazione su Siena potrà prendere forma l'opa su Mediobanca, per la quale non è ancora stato definito un calendario. (riproduzione riservata)