L’opas di Intesa Sanpaolo su Mps entra nella fase decisiva. Secondo fonti finanziarie, entro fine mese la Bce dovrebbe esprimersi sull’offerta lanciata lo scorso 8 giugno dalla banca guidata da Carlo Messina. Il via libera potrebbe arrivare anche prima dell’assemblea che il 29 ottobre sarà chiamata a votare sulla strategia difensiva del Montepaschi e per cui martedì 20 scattava la record date, cioè la data di riferimento per individuare gli azionisti aventi diritto a partecipare e votare.
Anche l’Antitrust stringe sui tempi. Se per mercoledì 21 è in calendario un’audizione di Montepaschi davanti agli uffici dell’authority, tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre è attesa la comunicazione delle risultanze istruttorie, il documento che riassumerà gli accertamenti condotti dall’autorità presieduta da Saverio Valentino. La comunicazione aprirà la fase conclusiva del procedimento.
Le parti avranno poi una decina di giorni per presentare memorie e osservazioni mentre, a seguire, si concentreranno il confronto sui possibili rimedi e, se richieste, le audizioni finali. La decisione finale dovrebbe arrivare quindi tra fine di novembre e inizio dicembre.
Gran parte del lavoro del resto è già stata fatta: l’istruttoria avviata lo scorso 14 settembre ha raccolto documenti, audizioni e contributi di soggetti terzi. Oltre a Montepaschi (assistita da Bonelli Erede) e Generali, nel procedimento è stata coinvolta anche Unicredit che avrebbe fornito una serie di informazioni pur senza depositare una memoria indipendente.
Sotto la lente c’è il perimetro del compendio destinato a Unipol. L’accordo siglato a giugno prevede il trasferimento di una banca autonoma con il marchio Mps e 635 filiali, mentre Intesa conserverebbe 625 sportelli e il controllo di Mediobanca, con a cascata il 13,2% delle Generali. Delle filiali da cedere 445 sono già definite e altre 190 possono essere sostituite per rispondere ai rilievi.
Anche sulla quota Generali si cerca un punto di equilibrio. Nel provvedimento di avvio dell’istruttoria l’Antitrust aveva ventilato il rischio di una «condotta coordinata» anticoncorrenziale tra Ca’ de Sass e Trieste dopo l’opas. Uno studio economico depositato dalla banca e messo agli atti dell’istruttoria punterebbe invece a dimostrare che la partecipazione in Generali non comporta rischi di questo genere, soprattutto alla luce delle differenze strutturali tra i modelli di business dei due gruppi finanziari.
Si starebbe inoltre ragionando su meccanismi di chinese walls, con vincoli alla circolazione delle informazioni commercialmente sensibili. Resta da capire se l’Autorità considererà sufficienti questi presidi o se richiederà ulteriori impegni sulla governance e sulla gestione della partecipazione. Per ora prevale la prudenza, come ha ribadito ieri Messina: «Noi ci fidiamo dell’Antitrust, quello che farà sarà giusto».
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Intanto il consiglio di Intesa ha già deliberato l’aumento di capitale a servizio dell’opas. Il periodo di adesione potrebbe infatti aprirsi in tempi rapidi. Una volta ottenuto il via libera Bce, Consob potrà autorizzare la pubblicazione del prospetto anche senza la luce verde dell'Antitrust. Il vertice di Ca’ de Sass non ha ancora deciso se imboccare questa strada ma l’intenzione rimane quella di andare sul mercato entro la fine di novembre per chiudere l'offerta a fine anno.
Prima, però, c’è il voto di Siena: la banca di Messina ha chiarito che, se l’assemblea approverà le ops su Banco Bpm e Banca Generali o la riduzione del capitale funzionale al dividendo straordinario, considererà decaduta la propria offerta. Lo scenario è però da escludersi visto che tra no e astensioni al ceo Luigi Lovaglio manca oggi il quorum dei due terzi dei votanti necessario per avviare il piano difensivo. E una proroga dell’assise appare improbabile. (riproduzione riservata)