Intesa Sanpaolo, Messina lancia il suo whatever it takes per Mps: faremo di tutto per condurre in porto l'opas. E apre a Unicredit
Intesa Sanpaolo, Messina lancia il suo whatever it takes per Mps: faremo di tutto per condurre in porto l'opas. E apre a Unicredit
Il ceo di Intesa parlando a Cnbc Europe difende l'opas su Siena, promette un'integrazione «a rischio zero» e punta su scala ed efficienza. Oggi al Montepaschi manca serenità nella governance

di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri  30/07/2026 11:38

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Il ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina lancia il suo whatever it takes sull'opas per Mps, promette un'integrazione «a rischio zero», punta su scala ed efficienza e apre a collaborazioni con Unicredit nel nuovo scenario della finanza italiana.

Il banchiere ha scelto una delle frasi più celebri della recente storia economica europea in un’intervista a Cnbc Europe per ribadire quanto Intesa Sanpaolo sia determinata a portare a termine l'offerta su Mps. Il richiamo è al whatever it takes pronunciato da Mario Draghi nel luglio del 2012, quando da presidente della Bce promise di fare tutto il necessario per difendere l'euro. All’indomani dei risultati semestrali, giovedì 20 il numero uno di Intesa ha usato la stessa espressione per descrivere l'impegno della banca nel completare quella che considera un'operazione strategica per il futuro del gruppo.

Il «whatever it takes» per Mps

«Posso dirvi, proprio come Mario Draghi, whatever it takes. Quindi questo è un obiettivo che vogliamo realizzare, raggiungere, e faremo del nostro meglio per portare a termine questa operazione di fusione e acquisizione», ha spiegato Messina.

Il ceo ha legato direttamente il successo dell'operazione all'accelerazione del piano industriale. Secondo Messina, l'integrazione di Montepaschi consentirebbe di anticipare di tre anni il raggiungimento degli obiettivi già fissati dal gruppo. Una prospettiva che poggia soprattutto sull'espansione delle attività a maggiore redditività e sulla possibilità di sfruttare una scala ancora più ampia nei servizi finanziari.

Il manager ha indicato numeri precisi. Con l'acquisizione di Mps, Intesa arriverebbe infatti a gestire circa 2.000 miliardi di euro di masse nel risparmio gestito e nell'asset management, rafforzando ulteriormente quello che rappresenta già oggi il principale elemento distintivo del proprio modello di business. A differenza di altri grandi gruppi europei, ha osservato Messina, Intesa non punta principalmente sulla crescita dell'attività bancaria tradizionale, ma su un modello fondato sulla gestione, sulla protezione e sulla valorizzazione del patrimonio della clientela.

La sfida della scala e le sinergie

L'operazione consentirebbe inoltre di accelerare le sinergie già esistenti all'interno del gruppo. Messina ha sottolineato come gli importanti investimenti realizzati negli ultimi anni sul fronte tecnologico permettano oggi di aumentare l'efficienza organizzativa, anche attraverso una progressiva riduzione del fabbisogno di personale. Una base industriale più ampia, ha aggiunto, consentirebbe di estrarre ulteriori economie di scala e di migliorare ulteriormente la produttività.

Pacificare la governance di Siena

Come nella conference call di mercoledì 29, il banchiere ha fatto riferimento alle contrapposizioni nel cda del Montepaschi e all’intento di pacificare la governance della banca senese nell’interesse dei soci. «Abbiamo presentato una buona offerta agli azionisti di Mps. Ma possiamo anche garantire qualcosa che oggi manca a Mps: la serenità. La trasparenza nel processo di governance. Insomma, qualcosa in grado di creare un porto sicuro per gli azionisti della banca».

Apertura a Unicredit: «Possibili collaborazioni»

L'intervista ha offerto anche l'occasione per allargare lo sguardo al processo di consolidamento del settore bancario europeo. Per il banchiere, gli istituti che intendono competere nel lungo periodo devono inevitabilmente aumentare la propria dimensione e la capitalizzazione di mercato. In questo contesto ha riconosciuto che Unicredit «ha fatto un'ottima scelta» puntando su un modello di banca commerciale con una vocazione paneuropea, pur sottolineando come il percorso scelto da Intesa sia profondamente diverso.

«Noi abbiamo un modello di business completamente diverso, incentrato sulla gestione e la protezione del patrimonio», ha osservato. «Ma siamo due giganti in termini di capitalizzazione di mercato. Siamo due pilastri del mercato azionario italiano. E lasciatemi dire anche che siamo amici e che potremo collaborare anche in futuro in diversi ambiti». Un auspicio che potrebbe avere come primo test la governance di Generali. Già oggi le due banche si trovano a essere azioniste della compagnia (Intesa al 3,1% e Unicredit al 9,9%) e, dopo l’opas su Mps, il loro peso potrebbe avvicinarsi molto, con Ca’ de Sass al 13,3%.

Ma per Messina oggi la priorità è chiudere l’offerta su Siena nei tempi previsti. Proprio sotto questo profilo il numero uno di Intesa rivendica un vantaggio competitivo dell'operazione su Mps. L'integrazione, sostiene, presenta un «rischio pari a zero» perché si sviluppa all'interno di un contesto domestico ben conosciuto dal gruppo e quindi nella sua «zona di comfort». (riproduzione riservata)