La Fondazione Crt, la Fondazione Cariplo e la Compagnia di Sanpaolo sono concordi nel giudicare il risiko bancario in atto come un'importante evoluzione del settore finanziario italiano. Ecco perché i due azionisti storici di Intesa Sanpaolo sono pronti ad accogliere a braccia aperte nuovi azionisti, in caso di successo dell'Opas su Banco Mps - anche alla luce degli effetti (benefici) che avrebbe sulla stabilità dell'azionariato di Generali.
«Pare che tutto» nell'Opas di Intesa Sanpaolo su B. Mps «stia andando nella giusta direzione», dichiara Marco Gilli, presidente della Compagnia di San Paolo, a margine dei festeggiamenti per il 35esimo anniversario della Fondazione Crt. «Noi continuiamo a ribadire che nell'operazione ci vediamo prevalentemente un interesse generale per il Paese, che è quello di creare una realtà di scala più ampia - che in Europa serve. Ovviamente è anche un segnale positivo per il risparmio degli italiani».
«Intesa Sanpaolo in questo momento ha un management assolutamente qualificato», aggiunge Gilli. Con il successo dell'Opas entrerebbero nel capitale di Intesa azionisti privati come Delfin, Benetton e possibilmente il gruppo Caltagirone: «Certamente collaboreremo insieme a tutti gli azionisti», commenta Gilli, «mantenendo questo azionariato stabile, che ha un significato, perché alla fine la banca e le fondazioni condividono gli stessi valori che sono valori di inclusività e di coesione sociale».
Pronto ad accogliere i nuovi azionisti a braccia aperte anche Giovanni Azzone, presidente della Fondazione Cariplo. Ricordando come da Delfin e dai Benetton ci sono stati «due segnali molto belli e molti importante», Azzone li definisce «azionisti di grande qualità e se decideranno di rimanere anche azionisti di Intesa Sanpaolo a noi farà piacere lavorare con queste persone».
In parallelo, la convivenza di Unicredit (a circa il 9% del capitale) e Intesa Sanpaolo in Generali porterebbe a un’importante stabilizzazione dell'azionariato della compagnia assicurativa. «Dobbiamo dare una governance solida a chi gestisce la maggior parte del risparmio degli italiani», sostiene sempre Azzone. «In fondo, Intesa Sanpaolo ne gestisce una gran parte e Generali altrettanto. Quindi, se abbiamo una governance solida di questi poli, ne beneficia il Paese». Su questo punto concorda anche Anna Maria Poggi, presidente della Fondazione Crt. «Mi auguro proprio» che funzioni la possibile convivenza tra Intesa e Unicredit in Generali, «che si trovi un modo. Ovviamente avranno le loro strategie, ma per il bene del sistema è bene che la più grande impresa del settore finanziario italiano trovi una stabilità».
In occasione dell'assemblea dei soci 2025 di Generali, la Fondazione (con il suo 2% circa del capitale) insieme a Unicredit (all'epoca al 6,51%) aveva sostenuto la lista di minoranza presentata da Caltagirone. Con il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che ha dichiarato di «non essere interessato» a fare liste per il rinnovo del cda della compagnia triestina, si apre la strada per gli azionisti di minoranza.
Poggi commenta: «Abbiamo sempre parlato, anche prima che arrivassi. Lo abbiamo fatto anche l'anno scorso, quando abbiamo mantenuto una posizione di sistema e non di posizionamento. In quel momento, invece, Generali aveva delle prospettive che, dal nostro punto di vista, non erano di sistema». Sulla possibile permanenza di Philippe Donnet a capo del gruppo Generali, invece, Poggi sospira: «E chi lo sa!». (riproduzione riservata)