Anche con l’avvio del 2026 e nella fase conclusiva del Next Generation Eu, l’Unione Europea resterà nel club dei maggiori emittenti di bond. L’offerta complessiva scenderà ma sarà comunque tale da mantenere una continuità nel medio termine. Entro il 2030, Bruxelles prevede di collocare complessivamente circa 700 miliardi di euro di titoli, portando lo stock di debito targato Ue in circolazione a quota 1.100 miliardi per la fine del decennio. Il raggio d’azione è delineato nel report di Intesa Sanpaolo – Research Department, Interest Rate Strategy, «Emissioni Ue: ritorno al futuro», firmato da Federica Migliardi, fixed income strategist del gruppo.
L’analisi evidenzia il ruolo di Bruxelles come emittente di medio termine «per far fronte a esigenze finanziarie crescenti e urgenti, tra cui l’incremento della spesa per la difesa e il sostegno all’Ucraina. Il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034, in risposta a tali esigenze», si legge nel report, «introduce ulteriori programmi che si affiancheranno a quelli esistenti e che saranno finanziati sia con risorse proprie sia tramite nuove emissioni di debito Ue».
Il nuovo Qfp per il periodo 2028-2034 prevede uno stanziamento di 1.800 miliardi di euro, pari all’1,26% del reddito nazionale lordo europeo a prezzi 2025. Le negoziazioni tra Commissione e Parlamento sono iniziate, con l’obiettivo di definirlo entro gennaio 2028. Come ricorda il report, al netto dei rimborsi Ngeu, il nuovo quadro finanziario comporta un aumento di 367,2 miliardi di euro sul precedente, che si traduce in un rialzo di appena lo 0,02% del Rnl europeo.
A finanziarlo saranno principalmente risorse proprie, da rafforzare innalzando il contributo degli Stati membri dall’1,4% all’1,75% del Rnl annuo, con un possibile scatto al 2% in caso di crisi, oltre a nuove entrate stimate in circa 58 miliardi di euro l’anno.
In seconda istanza, il Qfp sarà finanziato con obbligazioni Ue previste di nuovi programmi: fino a 150 miliardi tramite Catalyst Europe; un meccanismo di emergenza da attivare in caso di gravi crisi, che consente all’Unione Europea flessibilità e prontezza all’emergere di situazioni di crisi; 100 miliardi di euro di prestiti e sovvenzioni all’Ucraina; 95 miliardi di euro per garanzie e prestiti nell’ambito di politica economica e assistenza macrofinanziaria.
Parallelamente, la fase conclusiva del Next Generation Eu non coincide con l’esaurimento delle risorse. Secondo il report, restano infatti da erogare circa 275 miliardi di euro del Dispositivo per la ripresa e la resilienza sui 650 miliardi complessivi, con Stati membri che avranno tempo fino a settembre 2026 per richiedere i pagamenti finali. L’assorbimento integrale dei fondi resta una variabile aperta, anche alla luce dei ritardi nell’attuazione dei piani nazionali e della minore convenienza della componente creditizia in un contesto di spread compressi.
A partire dal 2028 inizieranno inoltre le prime scadenze dei titoli Ngeu, che si estenderanno fino al 2058. Nel periodo 2028-2034, l’Unione dovrà far fronte a esigenze di rifinanziamento stimate in 40-50 miliardi di euro l’anno, un elemento che contribuisce a mantenere strutturalmente attivo il canale delle emissioni anche oltre la chiusura del programma pandemico.
In questo quadro, secondo l’analisi di Intesa Sanpaolo, l’aumento permanente delle risorse proprie e l’ampliamento dello stock di debito in circolazione rafforzano la percezione dell’Unione Europea come emittente stabile sul mercato dei bond, segnando il passaggio da una fase emergenziale a una presenza strutturale nel medio periodo