Intesa Sanpaolo, dietro i 50 miliardi di dividendi annunciati da Messina, il ruolo storico delle Fondazioni
Intesa Sanpaolo, dietro i 50 miliardi di dividendi annunciati da Messina, il ruolo storico delle Fondazioni
Le linee guida della prima banca d'Italia sono ispirate dal forte senso sociale dei suo Ceo e dalle radici stesse del gruppo

di di Paolo Panerai   06/02/2026 21:00

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Quanto vale per Intesa Sanpaolo e i suoi azionisti avere alla guida un banchiere del livello di Carlo Messina? E quanto vale per Intesa Sanpaolo (e naturalmente per Messina) avere come azionisti principali la Fondazione Cariplo (di Milano), la Compagnia di San Paolo (di Torino) e la Fondazione Cassa di risparmio di Firenze, oltre altre fondazioni venete, emiliane e piemontesi?

Anche se pleonastico va detto: sono tutti e tre fattori determinanti per il valore che Intesa Sanpaolo si è guadagnata sul campo in questi 19 anni dalla nascita del 2007 nella configurazione attuale. Quindi, la fusione del 2007 fra Banca Intesa e Istituto S. Paolo di Torino è stata decisiva per lo status di assoluta leadership attuale, ma di fusioni ce ne sono state prima varie altre per quella che è ora la prima banca italiana e ai primissimi posti in Europa. E le fusioni e gli acquisti che hanno portato ai risultati attuali sono i seguenti: 1) Fusione fra Nuovo Banco Ambrosiano e Cattolica del Veneto subito dopo il disastro Roberto Calvi, finito col cappio al collo sotto il Ponte dei Frati neri a Londra; da essa nasce il Banco Ambroveneto che sotto la guida del professore bresciano Nanni Bazoli, con Messina emergente, si fonde con Cariplo, per dare luogo, con un apporto operativo di Messina, a Banca Intesa,  sostanzialmente in uno spirito cattolico. E poi, per il deterioramento raggiunto da Comit, un tempo campione di laicità e resa grande da Raffaele Mattioli con alcuni suoi epigoni, fra cui Francesco Cingano, nasce la fusione laici-cattolici del 1999 attraverso l’acquisizione di Comit da parte di Banca Intesa. Infine, nel 2006, la fusione fra Banca Intesa, con in pancia Comit, e Sanpaolo IMI di Torino, con in pancia il Banco di Napoli: quest’ultima operazione è avvenuta per incorporazione del Sanpaolo in Banca Intesa. Infine, la conquista e incorporazione di Cassa di risparmio di Firenze.

Il risultato di tutto ciò è che il controllo di Intesa Sanpaolo passa di fatto alle due Fondazioni più una: quella di Cariplo, quella del San Paolo di Torino, alle quali, oltre alle Fondazioni Cariparo, Carisbo e Cr Cuneo (entrata nel 2020), si è appunto aggiunta nel 2008 la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze.

È proprio da questi apporti laici e cattolici, tutti orientati a una convenzione sociale insieme a quella del profitto, che si genera uno straordinario mix in quella che è oggi Intesa Sanpaolo, dove lo spirito umanitario non fa vela al profitto ma anzi lo stimola, non solo da statuto delle Fondazioni. Se a tutto ciò si unisce il temperamento sereno e la sensibilità sociale di Messina, il risultato non poteva essere che quello che vediamo da tempo e che è emerso prorompente alla recente presentazione, ad analisti e investitori, dei programmi per il triennio appena iniziato.

Nei prossimi tre anni dividendi per 50 miliardi

Poter annunciare, come ha fatto Messina, con serenità, a centinaia di analisti (e quindi per loro tramite a migliaia e migliaia di investitori) che nei prossimi tre anni saranno distribuiti 50 miliardi di euro di dividendi, è il frutto di questa misura e sensibilità del capo, e quindi di tutta la banca. Il modello Messina è estremamente interessante, essendo mille miglia distante da esempi trumpiani in voga per non pochi banchieri e finanzieri: egli vive, buona parte della settimana, nella sua città, Roma, ma non nel centro, bensì in un ambiente sereno come può essere la quasi campagna della periferia romana. Inevitabilmente la sua scelta rende particolarmente serena e misurata anche la vita negli uffici di tutta Italia e in tutti i Paesi del mondo, dove Intesa Sanpaolo è presente. L’esempio è lo strumento più forte per dare un preciso imprinting a tutta l’azienda che si gestisce. E Messina lo fa con totale naturalezza. Se si parla con i suoi collaboratori, anche di alto livello, capita non di rado che facciano riferimento alla scelta del capo di tenersi fuori dalla bagarre a favore di un lavoro intenso ma disteso. Certo, viene anche a Milano, ma non tutte le settimane. E inevitabilmente l’aria che si respira anche negli uffici milanesi della banca è di molta serenità.

Formidabile risultato per le scelte del capo e per quell’azionariato, le Fondazioni, dedicato in larga parte alla solidarietà e all’aiuto di chi ha bisogno. E l’aspetto più rilevante è proprio questa serenità che fa crescere i profitti di una banca, che per prima ha fatto anche assicurazione, gestioni patrimoniali, sapendo acquisire anno dopo anno altre società, per esempio Fideuram, specializzate non solo nella gestione del risparmio ma appunto anche nella garanzia assicurativa e in ogni tipo di servizio finanziario.

Anche la conferenza di presentazione, pochi giorni fa, del programma triennale a decine e decine di analisti ha confermato lo spirito di serenità che si respira nella prima banca italiana.

Le differenze con Unicredit

La constatazione obbligata da fare è come, all’opposto, in altre banche e in particolare nella più importante in Italia dopo Intesa Sanpaolo, si respira al contrario un’aria frenetica, che trova riscontro nella natura del capo, Andrea Orcel, che per molti anni è stato banchiere d’affari e quindi alla continua ricerca di affari speciali. Con risultati certamente significativi, ma con una proiezione esterna assai diversa e animata da molte ipotesi di operazioni straordinarie.

Non è male per l’Italia e gli italiani che i capi delle prime due banche del paese, con dimensioni internazionali significative, esprimano due diversi sistemi e approcci di gestione. Così, i clienti e depositanti possono scegliere fra due stili di banca diversi.

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«Basta farsi prendere dal panico per l’intelligenza artificiale. Occorre prepararsi». «Come evitare le insidie più comuni dell’intelligenza artificiale sul posto di lavoro». «Come Ibm è diventata la beniamina dell’intelligenza artificiale». «Un social network per agenti di intelligenza artificiale è pieno di introspezione e minacce». La bolla dell’intelligenza artificiale non è l’unica preoccupazione delle aziende tecnologiche».

Sono solo alcuni dei titoli degli ultimi giorni su media nazionali e internazionali. Da essi è facile dedurre perché, sulla più importante evoluzione tecnologica della storia, ci sia al tempo stesso entusiasmo e preoccupazione se non terrore. Entusiasmo perché si è aperta una nuova era di progresso e, forse, di entusiasmanti evoluzioni; preoccupazione, se non terrore, perché non solo non si sa come cambierà il mondo (o meglio la vita degli esseri umani) ma anche perché, potendo fare la AI molti lavori umani, si teme che molti esseri umani potrebbero perdere il posto di lavoro. Ma non solo: il timore che l’AI cambi anche la vita comune, dalla scuola all’università, dallo sport alla religione. Sono preoccupazioni fondate?

MFGpt, un sistema di AI generativa autonoma

Come forse voi lettori sapete, questo giornale e tutti i media di Class Editori hanno realizzato per primi (e per ora unici) in Italia il sistema MFGpt, cioè un sistema di AI generativa autonoma che permette di essere interrogata, rispondendo su tutto quello che riguarda finanza, economia, fashion, lifestyle, politica economica e tutti i settori connessi con i numeri di Borsa, quelli dell’andamento dei vari settori industriali e professionali, i personaggi positivi e negativi del mondo che di fatto ha gestito e gestisce non solo l’Italia ma tutto in cui l’Italia è inserita e quindi anche i mondi più lontani, ma non meno importanti, come la Cina.

Sapete altrettanto che prima di MFGpt e con investimenti di centinaia e centinaia di miliardi è arrivato il sistema della mega società Open AI che è stato battezzato ChatGpt e, a seguire, nel mondo ci sono altre tre o quattro mega gruppi di AI generativa. Ma il più clamoroso è appunto Open AI anche perché è riuscito a raccogliere centinaia e centinaia di miliardi di dollari, con i quali oltre alla creazione di un sistema profondo sono stati acquistati gli archivi e i successivi aggiornamenti di vari gruppi di informazione, da Dow Jones e il suo giornale numero uno al mondo, The Wall Street Journal, più gruppi di informazione praticamente in tutto il globo. E oggi ha già centinaia di milioni di utenti che prima la possano interrogare gratuitamente e poi, se vogliono continuare a usarla, si dovevo abbonare, per altro non a un prezzo proibitivo, anzi.

Com’è nello stile americano, non si è badato alla dimensione della base informativa, appunto acquisendo contenuti e successivi aggiornamenti in tutto il mondo. Una scelta che naturalmente fa essere il sistema di dimensioni globali. Indubbiamente un plus, almeno a una prima valutazione, che tiene conto della ricchezza delle fonti. Ma quando un utente o un abbonato pone una domanda, quale delle fonti prevale su tutte le altre nella risposta? Quale mix esce, se è un mix? È una risposta fondamentale da dare, perché sullo stesso tema di interrogazione esistono, in ChatGpt, numerose fonti con due ipotesi fondamentali per la risposta: che per darla sia usata solo una fonte o molto più probabilmente più fonti. Ma in questo caso, dal mix può uscire fuori una risposta affidabile o un cocktail meno affidabile?

Un esempio applicativo

Tradotto con un esempio, essendo in uso tante fonti per di più non rispondenti ai medesimi principi al limite politici o ideologici, che cocktail ne esce fuori? Naturalmente il barman, se abile, può fare dei cocktail gradevoli, ma appunto è un mix. Se ciò può essere un vantaggio per un consumo al bar, non altrettanto si può dire per il consumo dell’informazione, dove la fonte o l’impostazione anche politica della stessa sono fondamentali.

In parole più semplici, Class Editori ha deciso:

1) di non cedere i suoi contenuti di 40 anni di informazione nonostante il vantaggio economico;

2) MFGpt non offre cocktail ma informazione lineare, che risponde solo al dovere di correttezza ed oggettività rispetto alla realtà dei fatti e senza imprinting politico condizionante, cioè quella che si suole chiamare informazione indipendente come lo è quella del Finacial Times (che non a caso ha fatto una sua Chat, AskFT) o il New York Times che non ha venduto a ChatGpt neppure un articolo.

La missione di un’informazione qualificata e indipendente, riguardo a tutti i settori ma ancor più rispetto ai temi economico-finanziari che spesso condizionano nel bene e nel male gli investimenti dei cittadini, è fondamentale.

Ma c’è un’altro tema importante da sottolineare rispetto alla straordinaria innovazione della AI generativa. È prevedibile, e in realtà già lo si sta vedendo, che grazie anche a quei formidabili device che sono i cellulari, gli esseri umani si informino sempre di più appunto attingendo all’informazione di sistemi di AI generativa. Per la semplice ragione che, come è possibile con MFGpt e naturalmente anche con i sistemi internazionali, agli stessi si può richiedere di ricevere ogni giorno e in ogni momento della giornata tutte le informazioni che riguardano determinati argomenti e settori di personale interesse, in questo modo avendo il vantaggio di una selezione dell’informazione di interesse personale assoluto.

Ma per l’informazione, la fonte della stessa è fondamentale, quindi se l’informazione che arriva via AI è originata solo da una fonte di cui si conosce la linea, si raggiunge quella sicurezza che il lettore dei media (e prima ancora dei giornali di carta) desidera, di avere una informazione attendibile conoscendo le caratteristiche del media stesso. Se invece l’informazione ricevibile in automatico, avendo indicato le aree di interesse, è originata da più fonti viene a cadere quell’affidabilità che c’è verso il media scelto, per il suo orientamento a essere il più oggettivo e affidabile possibile, in quanto indipendente.

Voglio dire che si è già, grazie all’intelligenza generativa, a un punto che ognuno, prima di andare a cercarsele, può ricevere all’ora richiesta tutte le informazioni di suo primario interesse. Ma se queste informazioni sono frutto di un cocktail viene a cadere il vantaggio che finora ognuno ha avuto leggendo il suo media preferito.

Un nuovo modo di informarsi

In definitiva, in mezzo a tutti i lati positivi che la AI generativa può offrire c’è anche quella di poter chiedere preventivamente tutte le notizie di proprio interesse di quel giorno o la combinazione delle stesse in più giorni senza dover sfogliare o cercare sui siti o sulla carta.

La AI generativa, in quanto intelligente e ubbidiente, può fare ogni giorno automaticamente tutto il lavoro che ciascun essere umano deve fare ogni giorno per essere informato sui temi di suo interesse, sia privato che professionale. Ma è la fonte che diventa decisiva nella sua indipendenza e professionalità.

È facile dedurne che per questa parte di ubbidienza alle richieste dell’utente di essere informato su una serie di argomenti, la AI generativa surclassi tutti gli altri media, anche quelli digitali perché sugli stessi ogni volta va fatta la ricerca con domande specifiche sui temi di interesse, mentre con la AI generativa e in particolare con MFGpt basta precisare una volta per tutte su che cosa si vuole essere informati e ogni mattina automaticamente queste informazioni arrivano sullo schermo.

Con la AI generativa è nato quindi un nuovo modo di informarsi sui temi di interesse perché è la stessa MFGpt che ti fa arrivare sullo schermo del cellulare o del computer tutte le informazioni di primario, personale e professionale interesse. E poi si possono fare tutti gli approfondimenti utili o comunque compiere altre ricerche non automatizzate. (riproduzione riservata)