Intesa Sanpaolo brucia i tempi delle autorizzazioni sull’opas di Mps. Mercoledì 16 settembre Ca’ de Sass ha incassato dall’Ivass il via libera preventivo all’acquisizione delle partecipazioni qualificate indirette in Generali, Axa Mps Assicurazioni Vita e Axa Mps Assicurazioni Danni. In sostanza, l’authority assicurativa guidata da Paolo Angelini ha autorizzato il cambiamento degli assetti proprietari che si produrrebbe se Intesa acquisisse il controllo di Mps.
Attraverso Siena, Ca’ de Sass subentrerebbe indirettamente nelle partecipazioni detenute nel settore assicurativo, a partire da quella in Generali attraverso Mediobanca e dalle joint venture Axa Mps nel Vita e nei Danni. Si tratta insomma di uno dei nullaosta preventivi necessari perché l’operazione possa essere perfezionata. Una prima casella nel complesso iter regolamentare che, secondo il cronoprogramma iniziale, dovrebbe concentrare entro novembre una quarantina di autorizzazioni da parte delle authority italiane e internazionali.
La presenza internazionale dei gruppi interessati allarga quindi il perimetro delle autorità chiamate a pronunciarsi. In Italia il dossier passa soprattutto da Bce, Banca d’Italia, Consob e Antitrust, mentre parallelamente devono essere ottenuti i nullaosta delle autorità dei Paesi in cui operano le società coinvolte.
Uno degli snodi principali resta la Bce. Francoforte dovrà pronunciarsi sulla qualifying holding procedure, cioè sull’acquisizione da parte di Intesa di una partecipazione qualificata in Mps, ma anche sul trattamento prudenziale della quota di Generali detenuta attraverso Mediobanca. Il punto per Ca’ de Sass è poter applicare il Danish Compromise, già utilizzato dal gruppo per le proprie partecipazioni assicurative del gruppo, così da trattare il 13,2% del Leone secondo l’impostazione finanziaria prevista dal piano di Carlo Messina. La Vigilanza dispone ordinariamente di 60 giorni per la verifica dei requisiti, estendibili a 90 e sospendibili in caso di richieste di informazioni supplementari.
Nel frattempo si è aperto anche il fronte concorrenziale. Lunedì 14 settembre l’Antitrust ha avviato l’istruttoria sull’opas di Intesa Sanpaolo su Mps. «Considerata la rilevanza degli operatori coinvolti nella concentrazione e l’ampiezza degli ambiti competitivi interessati», ha spiegato l’Autorità guidata da Saverio Valentino, l’istruttoria è volta a «verificare i possibili effetti sulle dinamiche concorrenziali in diversi e numerosi mercati bancari e assicurativi, su base sia locale che nazionale». Secondo il provvedimento, l’operazione è «suscettibile di ostacolare in modo significativo la concorrenza effettiva» in una serie di mercati.
Nella valutazione dell’Antitrust rientra già l’accordo sottoscritto da Intesa con Unipol contestualmente all’annuncio dell’opas, che prevede la cessione di un’entità bancaria comprendente il marchio senese, 635 filiali Mps e gran parte delle strutture e attività centrali della banca. L’Autorità considera la cessione «elemento essenziale e parte integrante della complessiva operazione». Dei 635 sportelli, 445 sono già individuati in via definitiva e risultano quindi destinati a uscire dal futuro perimetro Intesa-Mps, mentre gli altri 190 costituiscono un perimetro ancora da definire secondo i meccanismi previsti dall’accordo. Proprio questa componente potrà assumere rilievo nell’istruttoria per valutare le sovrapposizioni territoriali e gli eventuali interventi necessari.
L’esame riguarda un insieme ampio di mercati bancari e finanziari. In particolare, l’Autorità ha individuato profili da approfondire nella raccolta bancaria in 20 province, negli impieghi alle famiglie consumatrici in 72 province e negli impieghi alle famiglie produttrici e alle imprese di piccole dimensioni in 17 province. L’analisi interessa inoltre alcuni mercati regionali degli impieghi alle imprese medio-grandi, 27 mercati provinciali del risparmio amministrato, la distribuzione del risparmio gestito e i «mercati della produzione dei servizi di risparmio gestito», oltre a quelli «della produzione e della distribuzione assicurativa». Il perimetro individuato nel provvedimento rappresenta la base dell’approfondimento istruttorio e non una valutazione definitiva degli effetti della concentrazione.
Un capitolo specifico riguarda Generali. Con il successo dell’opas e il conseguente controllo di Mps e, a cascata, di Mediobanca, Intesa arriverebbe a detenere indirettamente il 13,2% circa del Leone. L’Autorità richiama in particolare le «possibili criticità concorrenziali derivanti dai legami strutturali tra Intesa e Generali» e i rischi connessi allo scambio di informazioni sensibili. Sul versante distributivo, secondo le valutazioni riportate nel provvedimento, le quote complessivamente riconducibili ai due gruppi raggiungerebbero il 30-35% nel Vita e il 25-30% nei Danni, superando il 30% rispettivamente in 62 e otto mercati provinciali. Tra gli aspetti da verificare figura anche il possibile «rischio di effetti verticali di foreclosure» nei confronti degli operatori concorrenti. Distinta è invece la valutazione relativa alla governance del Leone. Su questo punto l’Antitrust osserva che «è possibile escludere che Intesa, nell’ipotesi di subentro» a Mediobanca, «sarebbe in grado di esercitare un controllo di fatto su Generali», dal momento che «non avrebbe il potere di nominare» la maggioranza del consiglio di amministrazione della compagnia. . (riproduzione riservata)