L’offerta di Intesa Sanpaolo su Mps «è ben avviata con zero rischi di integrazione e rafforzerà la nostra leadership in Italia consolidando al contempo la nostra posizione tra i principali gruppi bancari europei». Così il consigliere delegato della banca Carlo Messina ha aggiornato gli analisti e il mercato sugli ultimi sviluppi dell’opas da 30,6 miliardi presentata su Siena.
«L’offerta, ha commentato il banchiere, risulta «pienamente coerente con il nostro piano aziendale e con il nostro approccio disciplinato alla crescita e alla creazione di valore. Siamo assolutamente in linea con i tempi per concludere l'offerta entro fine anno. Siamo determinati ad andare avanti. Siamo convinti che sia la migliore opzione per Mps, Mediobanca e per Intesa Sanpaolo», ha continuato Messina.
Su domanda di un analista il banchiere ha commentato anche la nuova contrapposizione emersa nelle ultime ore all’interno del cda di Mps. Alcuni consiglieri espressione delle minoranze hanno presentato una lettera al presidente Cesare Bisoni per contestare l’evoluzione della governance e, soprattutto, la gestione del ceo Luigi Lovaglio.
«È incredibile che l'impresa (Mps, ndr) si trovi sempre in questa situazione dopo quello che è successo negli ultimi mesi. Prima l'ad è stato messo alla porta, poi è stato ridato l'incarico e il cda ha mostrato posizioni diverse. Oggi agli azionisti di Mps serve un porto sicuro».
Messina si è soffermato anche sulle ipotesi sul tavolo di Mps per costruire un’operazione alternativa con Banco Bpm. Secondo quanto trapelato nei giorni scorsi, Siena potrebbe distribuire un dividendo straordinario ricorrendo al capitale in eccesso oppure addirittura i proventi della cessione della quota Generali.
«La distribuzione di un dividendo straordinario, secondo la normativa vigente, richiede l'approvazione dell'assemblea straordinaria e dalla Bce. Ma soprattutto non sarebbe semplice cedere Generali: stiamo parlando di una quota di valore molto rilevante. Chi potrebbe acquistarla? Noi siamo impegnati nel lancio dell'offerta. Teoricamente Unicredit potrebbe comprare, ma non credo che oggi sia nelle condizioni di farlo. In alternativa potrebbero esserci soggetti come Axa o Allianz».
Per Messina Mps potrebbe tentare la seconda strada, cioè distribuire il capitale in eccesso. Anche questa opzione però viene descritta come in salita. «Dopo l'acquisizione di Mediobanca, Siena ha cambiato completamente modello di business: non è più soltanto una banca retail, ma ha anche attività corporate». Proprio questo mutamento del profilo di rischio, ha ipotizzato il ceo, rende improbabile che la vigilanza autorizzi «un dividendo straordinario significativo».
Ma c'è un altro passaggio destinato a pesare sul mercato. Se, nonostante tutto, il dividendo straordinario fosse autorizzato e distribuito, l’opas dovrebbe essere rivista. «Cambierebbe il rapporto di concambio e la nostra offerta dovrebbe essere riconsiderata», ha avvertito Messina, lasciando intendere che un'eventuale distribuzione di capitale da parte di Mps inciderebbe direttamente sui termini dell'offerta. Un punto, invece, è stato escluso in modo categorico: un rilancio del prezzo. «Ci sono zero possibilità che aumentiamo il prezzo dell'offerta. Se il titolo Intesa quota a 11 euro e quello Mps a 15, non c'è spazio per ulteriori valutazioni».
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Intesa Sanpaolo chiude il primo semestre del 2026 con un utile netto di 5,554 miliardi di euro, in crescita del 6,5% rispetto ai 5,216 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno, e prepara un nuovo consistente ritorno di capitale agli azionisti. La distribuzione maturata nei sei mesi ammonta a 5,3 miliardi, di cui 4,2 miliardi sotto forma di dividendi.
Circa 3,8 miliardi dovrebbero essere versati a novembre come acconto sui risultati dell’esercizio, dopo la decisione definitiva del consiglio prevista per il 30 ottobre. A questa somma si aggiunge il buyback da 2,3 miliardi avviato a luglio. «Registriamo i migliori sei mesi della nostra storia, grazie anche al miglior trimestre di sempre, con un risultato netto pari a 5,6 miliardi di euro nel semestre e 2,8 miliardi di euro nel secondo trimestre», ha commentato Messina.
Tornando ai risultati, l’utile del solo secondo trimestre è stato pari a 2,793 miliardi, rispetto ai 2,761 miliardi dei primi tre mesi dell’anno e ai 2,601 miliardi del secondo trimestre 2025. La distinzione è rilevante: la crescita del 6,5% indicata dal gruppo riguarda infatti l’intero semestre, mentre nel confronto sequenziale l’utile trimestrale è aumentato di poco più dell’1%.
Nonostante le distribuzioni, la solidità patrimoniale resta elevata. Il Cet1 ratio si attesta al 13,1%, dopo avere dedotto sia la remunerazione maturata nel semestre sia il riacquisto di azioni proprie. Il coefficiente salirebbe al 13,8% considerando il beneficio atteso dall’assorbimento delle attività fiscali differite. Il requisito Srep complessivo indicato dalla banca è pari al 9,96%.
Alla luce dei risultati, Intesa ha migliorato la previsione per il 2026, portando l’obiettivo di utile netto a oltre 10 miliardi di euro. La guidance si fonda su ricavi in crescita, sostenuti soprattutto dalle commissioni e dall’attività assicurativa, interessi netti attesi ben oltre i 15 miliardi, costi stabili e una significativa riduzione degli accantonamenti. In direzione opposta agiranno l’aumento della tassazione, legato alla legge di Bilancio, e i maggiori tributi a carico del sistema bancario e assicurativo.
Per l’intero esercizio il gruppo conferma un payout ratio del 95% dell’utile contabile: il 75% sarà distribuito mediante dividendi cash e il restante 20% attraverso buyback, a condizione che il Cet1 resti superiore al 12,5% e non emergano opportunità di crescita esterna capaci di offrire rendimenti superiori, in particolare nel wealth management.
Il riferimento alla crescita esterna porta direttamente al dossier Monte dei Paschi. Intesa ha lanciato a giugno un’Opas da 30,6 miliardi, offrendo per ogni azione Mps 1,6 azioni Intesa più un euro in contanti. Il corrispettivo incorporava inizialmente un premio del 12,5%.
Nel conto economico semestrale, gli interessi netti crescono solo dello 0,6%, a 7,480 miliardi, ma mostrano un’accelerazione nel secondo trimestre: 3,844 miliardi, il 5,7% in più rispetto al primo trimestre e l’1,2% sopra lo stesso periodo del 2025.
La maggiore spinta arriva dalle commissioni nette, salite nei sei mesi del 4,9% a 5,131 miliardi. Il risultato dell’attività assicurativa cresce del 5,5%, a 973 milioni, mentre il risultato delle attività finanziarie valutate al fair value balza da 552 a 905 milioni, grazie soprattutto al portafoglio titoli e al capital market. Nel complesso i proventi operativi netti raggiungono 14,533 miliardi, con un incremento del 5,3%.
Nello stesso periodo i costi operativi diminuiscono dello 0,7%, a 5,222 miliardi. Ne deriva un aumento del 9,1% del risultato della gestione operativa, a 9,311 miliardi, e un miglioramento del cost/income ratio dal 38,1% al 35,9%. Nel solo secondo trimestre i ricavi sono stati pari a 7,379 miliardi e i costi a 2,653 miliardi, con un risultato operativo di 4,726 miliardi.
Resta contenuto anche il costo del credito. Le rettifiche nette semestrali scendono da 505 a 428 milioni e il costo del rischio annualizzato si mantiene a 20 punti base. I crediti deteriorati netti rappresentano lo 0,9% degli impieghi, oppure lo 0,8% secondo la metodologia Eba. I finanziamenti alla clientela salgono a 437 miliardi, mentre le attività finanziarie complessive della clientela raggiungono 1.511 miliardi, in aumento dell’8,7% su base annua. Il risparmio gestito cresce a 590 miliardi e la raccolta diretta bancaria a 612 miliardi. Nel complesso, i numeri mostrano una redditività meno dipendente dal margine di interesse e sempre più sostenuta da commissioni, assicurazioni, mercati finanziari e controllo dei costi.
Per Jefferies Intesa ha pubblicato risultati solidi, con un miglioramento della guidance sul margine di interesse netto a «ben oltre 15 miliardi, un elemento che sostiene la nostra visione positiva sul titolo e le nostre stime superiori al consenso. Il risultato superiore alle attese è stato trainato da ricavi core più elevati e da un migliore controllo dei costi, mentre anche i risultati più forti dell'attività di trading hanno fornito un contributo positivo». In borsa il titolo della banca quota poco sotto la parità a 6,46 euro (-0,34%). (riproduzione riservata)