La Procura di Bari ha archiviato l’indagine nei confronti di Intesa Sanpaolo, inizialmente coinvolta come responsabile amministrativo nel procedimento relativo a Vincenzo Coviello, l’ex dipendente della filiale di Bisceglie accusato di aver effettuato accessi abusivi ai conti correnti di migliaia di clienti, tra i quali il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. A darne notizia è la stessa banca, precisando che il decreto di archiviazione risale al 10 giugno scorso.
L’esito dell’indagine esclude una responsabilità dell’istituto dell’istituto per le condotte contestate all’ex dipendente. Secondo quanto riferisce Intesa Sanpaolo, gli inquirenti hanno accertato «la palese insussistenza di un interesse o vantaggio della Banca» e riconosciuto l’adeguatezza del modello organizzativo adottato. La Procura ha inoltre valorizzato la collaborazione fornita dall’istituto fin dalle prime fasi dell’inchiesta e la sua disponibilità a mettere a disposizione degli investigatori gli elementi necessari a ricostruire la vicenda.
Nel decreto l’azione attribuita a Coviello viene ricondotta a interessi esclusivamente personali o di terzi e descritta come radicalmente contraria a quelli della banca. Intesa Sanpaolo, secondo la ricostruzione degli inquirenti, non avrebbe ottenuto alcuna utilità dagli accessi illeciti, subendo al contrario un grave danno reputazionale e patrimoniale. La condotta dell’ex dipendente viene definita un «macroscopico tradimento del vincolo fiduciario» e una violazione dolosa delle istruzioni operative ricevute. È quindi la banca, conclude sul punto la Procura, a risultare «la vera e unica parte lesa della vicenda».
Un passaggio centrale dell’archiviazione riguarda il sistema dei controlli interni. Gli accertamenti hanno riconosciuto l’esistenza di «presidi tecnici e organizzativi di comprovata solidità», escludendo che gli accessi abusivi possano essere ricondotti a una carenza strutturale o a una falla sistemica. Coviello, secondo la Procura, avrebbe deliberatamente aggirato i dispositivi di sicurezza sfruttando la propria qualifica professionale e forzando i controlli predisposti per proteggere il patrimonio informativo dell’istituto.
A sostegno dell’estraneità della banca viene richiamata anche la reazione seguita alla scoperta dei fatti. Intesa Sanpaolo licenziò Coviello l’8 agosto 2024 e pochi giorni più tardi formalizzò una denuncia. Una sequenza che per gli inquirenti dimostra la tempestività dell’intervento dell’istituto a tutela propria e della clientela.
La Procura richiama infine il «Programma Nemo», attraverso il quale la banca ha progressivamente rafforzato le misure di sicurezza e controllo degli accessi. La sua implementazione viene considerata un ulteriore elemento a conferma di un impegno continuativo nella protezione dei dati dei clienti. Nel complesso, gli accertamenti escludono quindi quella «colpa di organizzazione» che avrebbe potuto fondare una responsabilità amministrativa dell’istituto: il caso Coviello viene ricondotto alla condotta fraudolenta del singolo e non a un deficit del sistema dei controlli di Intesa Sanpaolo. (riproduzione riservata)