Il futuro del risiko bancario italiano passa anche dal Lussemburgo. In particolare dalle scelte di Delfin, la holding da circa 40 miliardi di valore della famiglia Del Vecchio, che con il 17,5% di Mps è il primo azionista di Rocca Salimbeni. La partecipazione assegna alla cassaforte presieduta da Francesco Milleri un ruolo potenzialmente decisivo nella partita che vede contrapposte le diverse strategie di consolidamento del credito italiano.
Il primo banco di prova sarà l’assemblea straordinaria del gruppo guidato da Luigi Lovaglio in agenda il 29 ottobre. Il pacchetto di azioni in mano a Delfin avrà un peso determinante sia nella formazione del quorum sia, soprattutto, nell’esito della votazione. Una posizione che la pone di fatto al centro degli equilibri tra Intesa Sanpaolo e il suo progetto di creare la terza banca europea per market cap, stabilizzando anche l’azionariato delle Generali e il piano difensivo portato avanti invece da Lovaglio che punta a costruire il terzo polo.
Sul tavolo ci sono due strade. La prima porta a Ca’ de Sass: Delfin potrebbe aderire all’opas di Intesa, conferendo la propria partecipazione in Mps e ricevendo in cambio una quota nell’ordine del 4% del capitale della banca guidata da Carlo Messina, oltre alla componente in contanti prevista dall’offerta. Il cash andrebbe ad aumentare la già ricca cassa della holding, che si aggira nell’ordine di 8 miliardi.
In questo scenario la famiglia Del Vecchio diventerebbe uno degli azionisti di riferimento del maggiore gruppo bancario italiano, dietro al blocco delle fondazioni. L’alternativa è sostenere la strategia di Lovaglio e il progetto di aggregazione che passa dalle partite su Banco Bpm e Banca Generali. Il successo delle controfferte porterebbe in dote a Delfin anche un aumento della quota (10%) in Generali grazie al dividendo straordinario del 4% del Leone che Siena ha promesso ai propri azionisti in caso di perfezionamento di una delle due ops.
La cassaforte ha affidato a Lazard il mandato di esaminare le alternative. Nei suoi investimenti in banche e assicurazioni, Del Vecchio puntava a costruire campioni finanziari internazionali sul modello Luxottica, giganti in grado poi di accompagnare la crescita oltre confine delle imprese italiane. E in quest’ottica seguire ancora la legacy del fondatore potrebbe voler significare il supporto al take-over di Intesa.
La scelta finale spetterà al consiglio (a cinque) di Delfin e non al solo Milleri che come visto a giugno scorso è stato messo in minoranza sul tema delle garanzie al socio-erede Leonardo Maria Del Vecchio per il mega-prestito da 11 miliardi finalizzato all’acquisto del 25% di Delfin in tasca ai fratelli Luca e Paola Del Vecchio.
La valutazione si intreccerà con un'altra partita, tutta interna alla holding: quella della governance e dei rapporti tra gli otto eredi di Leonardo Del Vecchio che da quattro anni non riescono a chiudere la successione, scontrandosi su riassetto e dividendi. Lo statuto della cassaforte assegna a Milleri e al consiglio il potere di decidere in autonomia.
Alla luce delle critiche mosse a Milleri stesso dal quartogenito di Del Vecchio e dei mal di pancia di alcuni azionisti sulla governance, il board cercherà però di coinvolgere la famiglia nella scelta. Anche per rasserenare gli animi dopo gli ultimi attacchi. «Meglio l’offerta di Intesa o quelle di Montepaschi? Non ce l’hanno ancora chiesto (a noi soci, ndr), ma spero ce lo chiederanno», ha risposto Del Vecchio jr, interrogato sul tema al Forum Ambrosetti di Cernobbio.
Il nuovo affondo di Lmdv c’è stato venerdì 11 settembre. Sbarcato sul social network X, Leonardo Maria ha criticato pubblicamente Milleri, che presiede e guida anche EssilorLuxottica. Il post confronta l'andamento della capitalizzazione del colosso dell’occhialeria, di cui Delfin detiene il 32,4%, e Apple, con la remunerazione dei rispettivi ceo.
Secondo il grafico, la retribuzione di Milleri è salita da un indice di 100 nel 2022 a 475 nel 2025, mentre la capitalizzazione di Essilux è passata da 100 a 191 nello stesso periodo. Dunque stipendio completamente slegato dalla performance borsistica.
Milleri, che in settimana ha ricevuto il sostegno di board e prima linea, ha risposto definendo le polemiche «inutili e infondate» e ha auspicato la chiusura della successione di Leonardo Del Vecchio. Una replica che non è piaciuta ancora al quartogenito. Fonti vicine a Lmdv hanno fatto sapere che le dichiarazioni di Milleri risultano inappropriate nei confronti del proprio azionista. (riproduzione riservata)