ORSI & TORI / Intesa conquista il Monte, ma a Lovaglio va dato l'onore delle armi
ORSI & TORI / Intesa conquista il Monte, ma a Lovaglio va dato l'onore delle armi

di Paolo Panerai 30/10/2026 19:30

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Onore delle armi a Luigi Lovaglio! Perché forse c’era qualcuno che pensava, nel momento in cui sono scesi in campo Carlo Messina e Intesa Sanpaolo, cioè il miglior banchiere italiano nella storia degli ultimi 30 anni e la più importante banca italiana, che il vivacissimo e preparatissimo Lovaglio potesse fare il secondo miracolo, dopo aver salvato il Monte dei Paschi di Siena dal fallimento, conquistando definitivamente addirittura Mediobanca? Lovaglio è un indomito e sicuramente meriterebbe (meriterà) un encomio solenne da parte della Banca d’Italia per aver salvato la più antica e secolare banca italiana dal fallimento.

Una partita impari

La partita con Intesa era chiaramente impari. Soprattutto per un motivo: per l’abilità e l’esperienza di Messina, per il suo tempismo nell’aver avviato la partita per la conquista del Monte al momento giusto, cioè appena prima che il grande lavoro di Lovaglio fosse pressoché alla conclusione. Risanare il Monte, conquistare Mediobanca, simbolo per decenni del potere bancario incarnato da Enrico Cuccia, ha voluto dire, da parte di Lovaglio, aver compito una impresa ciclopica, lui che fisicamente è tutt’altro che un gigante. Ma appunto per questo merita l’onore delle armi, perché non si è arreso se non nel momento nel quale il mercato nel suo complesso, inevitabilmente, ha scelto la banca e il banchiere leader italiani.

Sarebbe di grande eleganza, come è del resto nel suo stile, che Messina, nell’occasione più propizia rendesse a Lovaglio l’onore delle armi, anche se questa figura appartiene alla classe militare. Del resto, la sfida è stata profonda, proprio come si combattevano sul campo i cavalieri della storia.

Lovaglio deve essere orgoglioso

A 71 anni Lovaglio deve essere orgoglioso per quanto ha fatto, perché ha compiuto l’impresa più difficile per un banchiere: salvare quasi dalle ceneri la più antica banca del mondo ancora in vita. E bene ha fatto anche Carlo Cimbri, leader di Unipol e Bper, a recuperare, per la banca che nascerà dall’acquisizione di 600 sportelli di Mps, il nome Siena, dopo l’iniziale errore di averlo rifiutato per non offendere Modena, dove Bper ha sede. Unipol e Bper sicuramente avevano fatto questo passo falso per istintivo rispetto verso Modena dove è la sede, ma con ciò commettendo la leggerezza di non salvare l’intera ragione sociale della banca più vecchia del mondo. E di quella storia gloriosa Siena era appunto l’emblema molto di più dello stesso Palio, prima identità della città toscana. Poi, quando il fallimento sembrava più che vicino, Siena ha avuto la fortuna dell’arrivo dei soldi dello Stato (tanti) e alla guida della banca un uomo del livello di Lovaglio.

Sarebbe giusto, anche se sono convinto che non accetterebbe avendo ben chiaro il valore di una formale sconfitta, che Lovaglio venisse nominato presidente del Monte. Al di là del suo quasi certo no, è assai improbabile che questa offerta venga fatta, ed invece è altrettanto probabile, per non dire quasi certo, che Lovaglio non accetterebbe. Ma provarci sarebbe comunque utile a trasmettere all’opinione pubblica che le guerre finanziarie sono, o possono essere, meno cruente delle guerre vere. Anche perché credo che nessuno possa mettere in dubbio che il salvatore del Monte è stato proprio lui, Lovaglio, insieme al grossetano senese dg, Maurizio Bai. Perché poi senza il risanamento e il suo sviluppo, Intesa e Bper (futura Mps) non avrebbero avuto nessuna convenienza a compiere la conquista della più antica banca del mondo e in un colpo solo ottenere uno sviluppo che avrebbe richiesto anni di attività senza una certezza di ottenere il risultato sicuro.

Siena dovrebbe fare Lovaglio cittadino onorario

Sono invece sicuro che se Lovaglio lo vorrà, Messina, il vero conquistatore, non mancherà con la sua onestà e il suo equilibrio di dare a Cesare quel che è di Cesare. E come minimo Siena dovrà fare Lovaglio cittadino onorario, nominandolo capitano d’onore della contrada che per prima si farà avanti. Comunque, le leggi e la burocrazia prevedono ancora un periodo non breve per il passaggio delle consegne e la riorganizzazione delle sedi e delle direzioni. Per quanto riguarda questi aspetti, sarà in campo soprattutto Cimbri che ha garantito la continuità del nome Monte dei Paschi di Siena di quella che, con la fusione di Bper, diventerà la seconda banca italiana per sportelli proprio dietro Banca Intesa.

C’è poi tutto il fronte Intesa, che riguarda non solo l’acquisizione di circa 600 sportelli Mps, rafforzando così la sua posizione di prima banca italiana, ma anche altri due capitoli molto importanti: la riorganizzazione di Mediobanca e la gestione di quel 13,3% di Generali, che costituiscono il pacchetto più importante della grandissima compagnia multinazionale di assicurazioni.

Con tempismo da grande esperto e persona che ama la trasparenza, Messina ha detto chiaramente come Intesa Sanpaolo si comporterà nel modo dovuto su questi due fondamentali fronti.

L’indipendnza delle Generali

Per quanto riguarda Generali, ha garantito la continuazione di indipendenza della gestione della più importante compagnia di assicurazioni, non solo d’Italia ma fra le prime in Europa e non solo. E su questo è stato lo stesso Messina a voler mettere il sigillo, precisando che pur diventando Intesa, con il 13,3%, il singolo maggior azionista della compagnia di Trieste, egli chiederà semplicemente la nomina di un consigliere indipendente.

Non può essere ignorato che in Generali c’era una certa preoccupazione per scelte di tipo diverso, ma una persona d’onore come Messina non avrebbe potuto contribuire con decisioni diverse alla definizione del ruolo di Intesa rispetto a Generali. Anche in considerazione che Intesa Sanpaolo è non solo banca ma anche, intelligentemente, assicurazioni e gestione del risparmio. Una scelta che Messina propose al consiglio vari anni fa, facendo così diventare Intesa la prima banca ad offrire in proprio un servizio qualificato di assicurazione.

C’è chi sostiene che, casomai, potrebbero sorgere problemi conflittuali nell’area del private banking, avendo la compagnia di Trieste da tempo, e con successo, sotto la guida dell’ad Gian Maria Mossa, Banca Generali. Ma nel momento in cui un uomo d’onore come Messina dichiara che quel 13,3% di Generali contempla solo la nomina di un consigliere con caratteristiche di indipendenza, certamente non intenderà interferire neppure nella gestione della banca private che porta il nome di Generali e crea una straordinaria efficienza fra sottoscrittori di polizze Generali e, per coloro che lo desiderano, un rapporto operativo per i propri investimenti.

L’Italia ha bisogno di campioni assoluti

Tutto bene quindi? Trattandosi di professionisti che, oltre a conoscere a fondo il proprio mestiere conoscono altrettanto bene il valore della concorrenza, appare più che attendibile che non nasceranno problemi di predominio nel campo della gestione dei patrimoni. Anche perché dall’altra parte, cioè dal lato assicurativo, le strategie sono diverse, anche sul piano dei mercati coperti: Generali è di fatto presente in tutto il mondo con tutti i rami, anche quelli più particolari e ovviamente più radicata di qualsiasi altro operatore italiano sul mercato mondiale, vista la storica copertura globale del mercato assicurativo, tanto da essere considerata ai vertici assoluti in Europa e in molti altri paesi del mondo.

Una visione, questa troppo buonista? No, oggettiva, perché l’Italia ha bisogno di campioni assoluti che operano in campi come la gestione del risparmio e della copertura assicurativa per tutti i rami di rischio. E in ogni caso c’è quella scelta saggia da parte di Intesa della nomina di un solo consigliere indipendente nel consiglio di Generali.

Del resto, se non ci fosse la saggezza di Messina, c’è anche la norma antitrust che concorre a far pensare in positivo rispetto all’attenzione delle stesse regole antitrust, sorvegliate in Italia da persone affidabili perché sostanzialmente corrette.

Cosa fare Unicredit?

Piuttosto, di fronte a questa grande operazione che rafforza sia il settore bancario che quello assicurativo italiano, come si comporteranno i secondi e terzi protagonisti del mercato, intendendo come tali, in primo luogo UniCredit, gestito da una personalità eclettica e votata allo sviluppo assoluto? Fra l’altro la banca guidata da Andrea Orcèl è in continuo movimento, ma in questo momento soprattutto all’estero dove è vicina alla conquista del comando della tedesca Commerzbank.

Non credo che Orcèl e Messina si siano messi d’accordo nel non pestarsi i piedi a vicenda in Italia. La concorrenza è nel pieno rispetto delle regole antitrust, ma soprattutto, almeno al momento, mentre Intesa ha mirato a essere prima assoluta in Italia senza rinunciare all’estero, UniCredit gestito da Orcèl, con copertura di mercati dove la concorrenza esiste ed è sana per i clienti, è riuscito a conquistare la maggioranza di Commerzbank nell’importantissimo mercato tedesco e ora deve ottenere la ufficializzazione della presa di comando della banca dalle autorità del paese.

Il balzo in avanti delle due maggiori banche italiane

Vari operatori internazionali presenti sul mercato nazionale e internazionale si stanno rendendo conto che le due maggiori banche italiane, sia pure con strategie diverse per territorio, hanno fatto un balzo in avanti straordinario. Riusciranno anche a convivere pacificamente nell’azionariato di Generali, nel rispetto di Generali, con il prossimo possesso da parte di Intesa del 13,3% e quello di UniCredit con già da tempo il 10%?

I due capi azienda hanno temperamenti assai diversi: Messina sempre misurato in tutto, mai arrogante; Orcèl da ex banchiere d’affari assai più avvezzo ai colpi improvvisi. Per il bene di Generali e quindi del sistema Italia riusciranno a convivere in armonia, sia pure senza compromessi fra essi stessi? Personalmente penso di sì, avendo certo in comune le due quote maggiori in Generali ma contemporaneamente una propensione di Messina a guardare di più allo sviluppo interno e Orcèl, da ex banchiere d’affari per lungo tempo operativo all’estero, a mirare, come nel caso di Commerzbank, a risultati internazionali.

Se queste fossero realmente i loro obiettivi e le loro intenzioni, l’Italia avrebbe tutto da guadagnare da questa complementarietà, anche se legittimamente colorata di sana competizione.

La serenità e l’equilibrio di Giancarlo Giorgetti

Del resto, potrebbe non essere marginale il ruolo finora avuto dal governante con responsabilità diretta sul settore e cioè il ministro Giancarlo Giorgetti, che nonostante faccia parte di un partito non certo tranquillo qual è la Lega, riesce a mettere in campo serenità ed equilibrio, due valori che nel contesto italiano e internazionale danno stabilità.

Non è un caso che, pur potendolo fare con circa il 4,5% di Mps, Giorgetti non si sia minimamente intromesso nell’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo nei confronti di una banca, Mps, ora che il sindaco di Siena è oggi la leghista Nicoletta Fabio. Giorgetti non si è spostato di un millimetro dalla sua imparzialità anche quando la Lega senese si è unita al Pd della regione, cioè al presidente della Toscana, Eugenio Giani, andando insieme a Roma a perorare la causa di Siena contro le scalate alla banca più antica del mondo.

Non capita sempre si avere un ministro dell’economia, leghista, che osserva con discrezione cosa accade sul mercato e interviene solo se è indispensabile per mantenere gli equilibri e il rispetto delle regole.

In altre parole, la rivoluzione bancaria italiana non è stata usata da Giorgetti per conquistare terreno a favore dell’uno e dell’altro o del suo partito. Chi sa come si sarà incavolato il segretario del partito e ministro Matteo Salvini. Ma ormai è fatta, anche se la chiusura formale di tutte le operazioni richiederà ancora del tempo.

I triondi nel palmarès di Lovaglio

Tempo che potrebbe essere usato anche per rendere merito al falso sconfitto, il settantenne lucano con i baffi, Lovaglio, Nel cui palmarès vi sono almeno tre titoli d’onore: aver fatto lo sviluppo di Unicredit in Polonia, aver salvato e rilanciato il Credito Valtellinese e, da ultimo aver salvato Mps. Questo giornale nominò Lovaglio banchiere dell’anno, quando rilanciò il Credito Valtellinese. Personalmente lo proporrei di nuovo come banchiere dell’anno per aver salvato Mps, per essere riuscito a conquistare Mediobanca, un’impresa nella quale nessun banchiere si era mai lanciato, intimoriti dall’ombra del grandissimo Enrico Cuccia, per decenni di gestore di ogni operazione rilevante del paese. E per avere costretto, si fa per dire, la prima banca italiana a impegnarsi a fondo per raccogliere anche il frutto del suo lavoro.

Post Scriptum: un saluto a Marvin Shenken

P.S. Un saluto a Marvin Shenken mentre sarà già arrivato in paradiso. È stato il direttore e l’editore di Wine Spectator, l’autorità internazionale nel campo dell’informazione e critica del mondo del vino, insidioso quanto quello della finanza. In un mondo sempre più condizionato dal compromesso fra chi produce e chi informa, Marvin ha saputo dare una lezione valida per tutto il mondo dell’informazione. (riproduzione riservata)