Il mondo dell’AI è in subbuglio. Tutto nasce dalla lettera pubblicata su X dal numero uno di Nvidia, Jensen Huang, che ha esortato le aziende americane ad adottare modelli open source di intelligenza artificiale, che nel caso dell’AI vengono definiti a pesi aperti (open weight), per evitare che gli Stati Uniti perdano la leadership tecnologica a scapito della Cina.
Cina che, come al solito, si avvantaggia della sua capacità di offrire prodotti a costi notevolmente più bassi rispetto a quelli americani. Per fare un esempio: Kimi K3 di Moonshot AI offre prestazioni vicine o superiori a GPT-5.6 di OpenAI o Claude Fable/Opus di Anthropic su alcuni test, ma prezzato intorno a 3 dollari input / 15 dollari output per milione di token. Mentre Claude Fable 5 arriva a 10 dollari input/50 dollari output e i modelli top di OpenAI sono generalmente più cari.
Sarà per questo che l’amministrazione Trump sta valutando un blocco o comunque forti restrizioni ai modelli open weight cinesi, la solita politica protezionistica giustificata da motivi di sicurezza nazionale?
A complicare la situazione sono poi emersi due incidenti che hanno avuto come protagonisti i due colossi dell’AI, Open AI e Anthropic, i cui agenti AI autonomi hanno hackerato delle aziende esterne. Il caso più eclatante è quello che ha visto OpenAI attaccare inconsapevolmente Hugging Face, la più grande piattaforma globale di condivisione per sviluppatori di intelligenza artificiale.
La questione della sicurezza è quindi in primo piano. Sicurezza tirata in ballo in relazione ai rapporti con le aziende cinesi. Nella sua lettera Huang ha sottolineato che «durante l’incidente di Hugging Face, l’AI chiusa ha bloccato le indagini forensi essenziali. Un modello di frontiera a peso aperto ha aiutato a contenere l’intrusione. Per questo abbiamo creato l’Open Secure AI Alliance». Da notare che il modello che ha salvato Hugging Face è della cinese Moonshot AI.
L’Open Secure AI Alliance è una coalizione globale nata il 27 luglio 2026, guidata da Nvidia e Microsoft, alla quale hanno aderito finora un centinaio di società e organizzazioni del settore tecnologico e della cybersecurity, tra cui Dell, Ibm, Cisco, SpaceX, la Linux Foundation e, dopo qualche tentennamento, OpenAI di Sam Atman. Ma non Anthropic di Dario Amodei: «I divieti protezionistici non risolverebbero le mie più gravi preoccupazioni in materia di sicurezza nazionale», ha dichiarato, per poi illustrare i «due scenari da incubo» che lo preoccupano. E che guarda caso sono legati alla Cina.
«La mia principale preoccupazione», ha spiegato Amodei, «è il rischio che i governi autoritari – non solo il Partito Comunista Cinese (Pcc), sebbene il Pcc rappresenti chiaramente la minaccia più concreta – sviluppino modelli di intelligenza artificiale più potenti di quelli creati dagli Stati Uniti e li utilizzino per raggiungere una superiorità militare permanente o per perpetrare una repressione estremamente profonda nei confronti della propria popolazione». Secondo Amodei, «il modello più pericoloso potrebbe essere quello addestrato in segreto e consegnato solo all'Esercito Popolare di Liberazione per essere impiegato nei droni e al ministero della Sicurezza dello Stato per la sorveglianza e la repressione».
La seconda preoccupazione di Amodei «riguarda il rischio che i potenti modelli di intelligenza artificiale possano essere utilizzati impropriamente per condurre attacchi informatici o biologici e possano presentare seri problemi di allineamento». L’allineamento garantisce che i sistemi di AI agiscano in modo coerente con i valori, gli obiettivi e gli interessi degli esseri umani.
Amodei propone quindi di proibire la vendita di chip potenti o apparecchiature per la produzione di chip alla Cina e di fermare la distillazione su scala industriale. Quest’ultima richiede una frazione minima della potenza di calcolo necessaria per addestrare un modello da zero. In questo modo, la Cina riesce a sviluppare AI estremamente sofisticate pur non avendo accesso diretto ai chip avanzati di Nvidia a causa delle sanzioni Usa. La distillazione consente inoltre ai laboratori cinesi di estrarre le capacità logiche dei modelli di frontiera americani, accorciando il divario tecnologico tra Stati Uniti e Cina a soli pochi mesi. Infine, Amodei propone che «tutti i modelli sufficientemente performanti, sia aperti che chiusi, devono essere sottoposti a test di sicurezza obbligatori».
Di certo il calo dei prezzi dei token rischia di portare ulteriori rinvii o una maggiore cautela per le previste ipo di Anthropic e OpenAI. E ora si aggiungono anche i problemi legati alla sicurezza con il caso degli agenti autonomi AI diventati hacker.
La società di Amodei non ha ancora parlato di un rinvio del debutto in borsa ora previsto in autunno mentre le più recenti valutazioni private indicano un valore intorno ai 965 miliardi di dollari. OpenAI tende invece già a spostare l’ipo al 2027 per mantenere l’obiettivo di una valutazione di 1.000 miliardi. Ma le novità degli ultimi giorni rischiano di portare a una rivalutazione complessiva di tutto il settore tech. (riproduzione riservata)