La rivoluzione dell’intelligenza artificiale non sta trasformando soltanto il settore tecnologico. Sta cambiando anche il mercato del credito globale. Negli ultimi mesi i colossi della tecnologia come Alphabet, Amazon e Meta hanno avviato una massiccia campagna di emissione di obbligazioni, diventando tra i principali protagonisti del mercato corporate investment grade.
In una nota Richard Woolnough, fund manager di M&G Investments, sottolinea che dietro l’impennata del debito c’è una realtà sempre più evidente: i flussi di cassa generati dalle Big Tech non bastano più a finanziare l’enorme fabbisogno di investimenti richiesto dalla nuova fase di crescita.
La costruzione di data center, l’acquisto di semiconduttori avanzati, il potenziamento delle reti e delle infrastrutture necessarie allo sviluppo dell’intelligenza artificiale richiedono infatti capitali giganteschi. Una situazione che ricorda i grandi cicli di investimento vissuti in passato dai settori delle telecomunicazioni e dei media.
A spingere ulteriormente gli investimenti, sottolinea Woolnough, contribuisce anche la politica economica americana. Gli incentivi fiscali introdotti dall’attuale quadro normativo hanno migliorato significativamente la convenienza degli investimenti produttivi sul territorio nazionale.
Di fatto, le agevolazioni offerte da Washington stanno accelerando i piani di espansione delle grandi aziende tecnologiche, che stanno aumentando la spesa in conto capitale per cogliere le opportunità offerte dall'intelligenza artificiale.
Normalmente un forte aumento dell’indebitamento può sollevare dubbi sulla qualità creditizia delle aziende coinvolte. Nel caso delle Big Tech, però, la straordinaria capacità di generare utili continua a rappresentare un fattore rassicurante.
Gli utili operativi di Alphabet, Amazon e Meta vengono stimati tra 150 e i 200 miliardi di dollari complessivi. Numeri tali da rendere relativamente contenuto l’impatto delle nuove emissioni sul livello di leva finanziaria.
Di conseguenza, i principali gruppi tecnologici mantengono ancora parametri compatibili con i più elevati rating investment grade.
L’impatto più immediato si sta manifestando sul prezzo delle obbligazioni. Quando l’offerta di nuovi titoli aumenta rapidamente, il mercato tende infatti a richiedere rendimenti più elevati per assorbire il nuovo debito.
Si tratta di una dinamica ben nota nei settori caratterizzati da forti investimenti infrastrutturali. La particolarità dell’attuale fase è che riguarda aziende considerate tra le più solide e redditizie al mondo.
Nel frattempo, le obbligazioni emesse dai giganti tecnologici stanno assumendo un peso crescente nei principali indici obbligazionari internazionali, riflettendo l’intensità e la continuità delle nuove emissioni.
A differenza degli investitori azionari, i gestori obbligazionari devono rispettare rigidi criteri di diversificazione. I limiti di esposizione verso un singolo emittente impediscono infatti di concentrare eccessivamente i portafogli su una sola società.
Questo significa che, anche nel caso di aziende con rating elevati e fondamentali solidi, il mercato può incontrare difficoltà ad assorbire rapidamente una quantità così elevata di nuove obbligazioni.
Il risultato è un temporaneo squilibrio tra domanda e offerta che tende ad allargare gli spread e ad aumentare i rendimenti offerti agli investitori.
Secondo molti osservatori, questa situazione sta creando una rara occasione nel segmento del credito investment grade. Le principali aziende tecnologiche, pur mantenendo bilanci robusti e prospettive di crescita favorevoli, sono costrette a offrire condizioni più interessanti per collocare il nuovo debito.
La combinazione tra solidità finanziaria, investimenti sostenuti dall’intelligenza artificiale e pressione temporanea dell’offerta potrebbe quindi rappresentare un’opportunità per gli investitori obbligazionari alla ricerca di emittenti di alta qualità.
In questo scenario, il boom delle emissioni delle Big Tech non racconta soltanto la corsa all’intelligenza artificiale, ma segna anche la nascita di una nuova fase per il mercato del credito globale, dove le cosiddette Big Beautiful Bonds potrebbero diventare una delle asset class più osservate dei prossimi anni. (riproduzione riservata)