Intelligenza artificiale e inflazione: i nuovi rischi per i risparmiatori
Intelligenza artificiale e inflazione: i nuovi rischi per i risparmiatori
La Banca d'Italia avverte che l'AI e l'inflazione potrebbero minacciare i risparmi, mentre la crescita economica italiana rallenta. La sicurezza informatica diventa cruciale per proteggere il patrimonio finanziario

di di Paola Valentini 29/05/2026 20:00

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Il risparmio è il vero petrolio dell’Italia e nel 2025 l’ottima performance dei mercati azionari ha fatto sì che la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane sia salita del 7,4% dai 6 mila miliardi di euro di fine 2024 ai 6.480 miliardi di un anno dopo, come emerge dalla fotografia sulla ricchezza finanziaria della Banca d’Italia pubblicata nella sua relazione annuale sul 2025.

Ma purtroppo molti portafogli per gran parte dell’anno sono rimasti liquidi, parcheggiati sui conti di deposito, oppure sono stati investiti in titoli di Stato, i grandi protagonisti dell’anno sostenuti dalle varie emissioni speciali dei Btp che il governo italiano ha riservato al retail. E così molti risparmiatori hanno perso l’occasione di cavalcare il rally delle borse che peraltro sta continuando.

La sicurezza informatica e l'impatto dell'intelligenza artificiale

Accanto a quest’andamento positivo del risparmio c’è un’altra faccia della medaglia che la relazione del governatore Fabio Panetta quest’anno ha messo bene in evidenza, quella della sicurezza informatica dopo che il nuovo modello di intelligenza artificiale del gruppo Usa Anthropic ha fatto suonare i campanelli d'allarme nelle banche di tutta Europa perché in grado di metterne in luce le debolezze, creando agitazione anche tra i funzionari della Bce. «Il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale sta cambiando le modalità di offerta dei servizi finanziari, le scelte in materia di pagamenti e sulla gestione del risparmio», afferma Panetta.

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Questa trasformazione pone però nuovi rischi. «Gli utenti con minore familiarità con le applicazioni digitali sono più esposti all'esclusione finanziaria e alle frodi. La Banca d'Italia è impegnata a tutelare le categorie più vulnerabili attraverso gli strumenti di risoluzione delle controversie e le attività di educazione finanziaria», si legge nella relazione di Panetta.

Rischi cibernetici e incidenti per gli intermediari

L'innovazione tecnologica sta inoltre modificando la natura, la frequenza e i canali di trasmissione dei rischi informatici e cibernetici. Nel periodo 2023-25 gli incidenti che hanno coinvolto intermediari italiani sono aumentati dell'80% rispetto al triennio precedente; quelli di natura cibernetica sono raddoppiati.

Il governatore di Banca d’Italia, senza fare nomi ha sottolineato che «nelle ultime settimane sono emerse notizie su modelli avanzati in grado di individuare vulnerabilità nei sistemi informatici con rapidità e profondità senza precedenti. Questa capacità può accelerare la correzione delle debolezze, ma anche rafforzare l'azione dei criminali informatici, soprattutto quando i presidi adottati dagli intermediari sono inadeguati. Una risposta efficace richiede azioni sia delle autorità sia degli operatori».

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L'inflazione e le prospettive di crescita economica

Una minaccia in più che si somma ad altre più vicine, come quella dell’inflazione che erode i risparmi se non si adottano meccanismi di protezione e soprattutto se non si investe. «Ovunque i prezzi al consumo e le aspettative di inflazione a breve termine sono in aumento», afferma Panetta.

Secondo le proiezioni della Bce di marzo, nello scenario di base, ricorda la relazione, in cui lo shock energetico verrebbe rapidamente riassorbito la crescita dell'area scenderebbe allo 0,9% nel 2026, per poi risalire all'1,5% nel biennio seguente. L'inflazione aumenterebbe al 2,6% nel 2026 e tornerebbe successivamente all'obiettivo. Negli scenari più sfavorevoli, un prolungamento del conflitto e ulteriori danni alle infrastrutture energetiche del Golfo potrebbero sottrarre complessivamente 1 punto percentuale alla crescita nel biennio 2026-27. L'inflazione potrebbe raggiungere un picco superiore al 6% e, se non contrastata, rimanere a lungo al di sopra dell'obiettivo, via via che lo shock energetico si trasmette a un numero crescente di settori.

Un risparmio da proteggere dunque sia rispetto alla minaccia dell’AI sia di fronte all’avanzata dell’inflazione. In questo contesto l’analisi di Via Nazionale riprende anche il tema della scarsa crescita dell’economia italiana dopo il boom del post Covid. «La domanda interna è stata frenata dalla modesta dinamica del reddito disponibile, su cui ha inciso la perdita di potere d'acquisto delle retribuzioni. Nel 2025 il pil è aumentato dello 0,5 per cento, meno della media dell'area dell'euro».

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Il calo della capacità di risparmio delle famiglie

Nel 2025 il reddito disponibile a prezzi correnti delle famiglie consumatrici ha decelerato (2,4%, da 2,9% nel 2024), anche per il rallentamento dei redditi da lavoro dipendente a seguito dell’indebolimento della crescita dell’occupazione. In questo contesto non stupisce dunque che nel 2025 è emerso «un deterioramento della capacità di risparmiare, soprattutto tra i nuclei a più basso reddito».

A livello generale, i consumi sono cresciuti in linea con i redditi, lasciando invariato il tasso di risparmio. Su quest’ultimo hanno influito al rialzo gli alti tassi reali, l’elevata incertezza e i cambiamenti demografici e del mercato del lavoro. Un bilancio che si riflette nello stock e nei flussi della ricchezza finanziaria delle famiglie. Quest’ultima, come accennato è salita ancora portandosi a quasi 6,5 mila miliardi, soprattutto grazie alla rivalutazione delle attività ai quali si sono aggiunti flussi per oltre 67 miliardi (48 miliardi nel 2024) che hanno premiato fondi, Btp e liquidità. Rileva a questo proposto la relazione: «È proseguita la ricomposizione delle attività in favore del risparmio gestito e dei titoli pubblici italiani».

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Il successo dei Btp e la crescita degli Etf

In dettaglio il valore dei titoli di Stato nel portafoglio delle famiglie è cresciuto di circa 30 miliardi grazie contributo «delle emissioni dedicate agli investitori al dettaglio, che rappresentano quasi il 35% del complesso dei titoli di Stato posseduti dai nuclei famigliari».

Nel resto dell’area dell’euro dal rialzo dei tassi del 2022 non si è osservato un andamento paragonabile. Nel risparmio gestito i fondi hanno ricevuto flussi per 30 miliardi, in crescita dai 24 miliardi del 2024.

Tra questi ultimi sono compresi gli Etf: Banca d’Italia rileva che negli ultimi cinque anni sono più che raddoppiati gli investimenti in questi prodotti: a dicembre del 2025 erano oltre 39 miliardi; la loro quota sul totale degli investimenti in fondi comuni rimane comunque appena superiore al 4%, un valore contenuto nel confronto internazionale. Secondo elaborazioni su dati dell’Indagine sui bilanci delle famiglie italiane, prosegue la relazione, sono i giovani e coloro che gestiscono il proprio risparmio usando canali a distanza a mostrare maggiore propensione ad acquistare Etf.

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I fondi pensione rappresentano una quota marginale della ricchezza finanziaria (5,3%), frenati «dall’elevata contribuzione al pilastro pubblico, dai vincoli di bilancio delle famiglie e dalla scarsa informazione previdenziale». Intanto la porzione di ricchezza detenuta in depositi è scesa al livello più basso dal 2007 (21,6%), pur in presenza di afflussi netti nell’ultimo anno pari a 37,6 miliardi rispetto a -3,4 miliardi del 2024 (depositi a vista). È invece aumentata la componente in titoli di capitale, in particolare azioni non quotate e partecipazioni, per un totale di 2 mila miliardi a fine 2025, il 32% rispetto al 29,5% del 2024 (1.750 miliardi). Questa componente è quella con la maggiore incidenza nel portafoglio delle famiglie e una delle più importanti determinanti della disuguaglianza di ricchezza, ricorda Banca d’Italia.

La frammentazione dei mercati dei capitali in Europa

Infine la relazione fa anche un cenno a limite profondo dell’Ue in tema di risparmio: «l’Unione ha un risparmio abbondante, ma non riesce a trasformarlo in investimenti produttivi. Finché i mercati dei capitali resteranno frammentati lungo linee nazionali, il risparmio europeo continuerà a cercare impiego altrove, finanziando la crescita di altre economie anziché quella dell'Ue. Un mercato dei capitali integrato è essenziale per finanziare l'innovazione, che necessita di investitori pazienti, disposti ad assumere rischi su orizzonti lunghi». (riproduzione riservata)