Il welfare proattivo è già operativo all’Inps e punta a ridurre la distanza tra i diritti riconosciuti dalla legge e le prestazioni effettivamente percepite dai cittadini. A rivendicarlo è Fabio Vitale, consigliere di amministrazione dell’Istituto, che interviene nel dibattito sui cosiddetti diritti inespressi.
«Il modello proattivo non è un’ipotesi da costruire: per l’Inps è già una linea di lavoro concreta, frutto di scelte precise della Governance dell’Istituto», afferma Vitale, accogliendo con favore l’attenzione crescente sul tema dell’accesso alle prestazioni sociali e previdenziali.
Vitale riconduce il percorso intrapreso dall’Inps alle indicazioni dell’esecutivo e, in particolare, all’azione delle ministre Eugenia Roccella e Marina Calderone, che hanno promosso l’integrazione del riconoscimento dei diritti inespressi nella fase di costruzione delle misure.
«Non si tratta di correggere a valle le difficoltà di accesso, ma di progettare prestazioni che vadano incontro alle persone fin dall’origine», osserva il consigliere di amministrazione.
Uno degli ambiti nei quali questa impostazione trova applicazione è quello delle politiche a sostegno della genitorialità. Vitale richiama il percorso che dall’Assegno unico e universale arriva al Bonus nuovi nati, indicandolo come esempio di un modello che punta a coniugare semplificazione amministrativa, continuità nell’erogazione e utilizzo del patrimonio informativo pubblico.
L’obiettivo è ridurre gli ostacoli che possono frapporsi tra le famiglie e le misure di sostegno, soprattutto nelle fasi della vita in cui il bisogno di assistenza economica e di servizi è più evidente.
«Le famiglie non devono inseguire lo Stato: è lo Stato, attraverso l’Inps, che si fa trovare pronto nei momenti decisivi della vita», sottolinea Vitale.
Il rafforzamento del modello passa ora dalla maggiore integrazione delle informazioni, dalla comunicazione diretta con i cittadini e dalla capacità dell’Istituto di individuare tempestivamente situazioni di bisogno che rischiano di rimanere senza risposta.
Sono questi, secondo Vitale, gli assi lungo i quali proseguire per consolidare un sistema di welfare capace di prevenire l’esclusione anziché intervenire soltanto quando emergono difficoltà nell’accesso alle prestazioni.
«La proattività non è uno slogan: è un metodo di governo del welfare che l’Inps ha già fatto proprio», conclude il consigliere.
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