Inflazione, l’incubo ritorna: due portafogli in bond, fondi ed Etf per difendersi dalla nuova fiammata dei prezzi
Inflazione, l’incubo ritorna: due portafogli in bond, fondi ed Etf per difendersi dalla nuova fiammata dei prezzi
Energia, geopolitica e frammentazione degli scambi rendono i prezzi una variabile sempre più strutturale. Ecco due portafogli, cauto e dinamico, costruiti per difendere il valore reale dei propri investimenti  

di Paola Valentini 09/10/2026 20:00

Ftse Mib
49.746,31 6.55.21

+0,91%

Dax 30
25.087,27 23.50.55

+1,13%

Dow Jones
51.654,95 11.50.58

+0,83%

Nasdaq
27.366,17 23.50.55

+0,64%

Euro/Dollaro
1,1203 23.51.07

+0,07%

Spread
108,56 17.29.43

-2,72

L’inflazione è tornata sotto la lente di ingrandimento negli ultimi mesi a causa dello shock sui prezzi dell’energia causato dal conflitto in Medio Oriente ma è in realtà un fenomeno che accompagna le economie globali da diversi anni, sostanzialmente dal periodo post-pandemico. L’aumento del costo dell’energia rappresenta infatti solo uno degli elementi che possono alimentare le pressioni sui prezzi. A pesare sono anche la trasformazione delle catene di approvvigionamento, la minore fluidità degli scambi internazionali e le tensioni geopolitiche, tutti fattori che rendono più complesso per le banche centrali riportare l’inflazione stabilmente verso i propri obiettivi. «La pressione sui prezzi infatti era già persistente, soprattutto negli Stati Uniti, dove, dopo il picco al 9% toccato nel corso del 2022, si era stabilizzata intorno al 3% nel corso del 2024 e 2025, quindi ben al di sopra del target del 2% stabilito dalla Fed», ricorda Luca Bonifazi, gestore del multi family office Valori Asset Management. Il quadro che si è delineato negli ultimi anni appare quindi molto diverso rispetto a quello caratterizzato dalla globalizzazione e dall’integrazione sempre più spinta delle economie.


Il nuovo equilibrio internazionale, con i due blocchi Oriente ed Occidente che si scontrano per l’egemonia mondiale, «ha determinato una crescente frammentazione del mondo economico globale, con una riduzione dell’efficienza degli scambi, distorsioni nelle catene del valore e pressioni al rialzo sui prezzi dell’energia, dei beni intermedi e della logistica, con quindi evidenti ricadute in termini di pressioni inflattive, difficili da contrastare per le banche centrali», aggiunge Bonifazi.

L'impatto sugli investitori e le strategie di portafoglio

A rendere il fenomeno particolarmente rilevante per gli investitori è proprio la possibilità che queste dinamiche non siano più esclusivamente temporanee. «Analisti ed organismi sovranazionali hanno stimato l’impatto di questa crescente frammentazione sull’inflazione mondiale in un range tra lo 0,30% e lo 0,50% rispetto ad uno scenario di piena integrazione degli scambi commerciali». Un differenziale che, se mantenuto nel tempo, può avere conseguenze significative sia sulla capacità delle famiglie di preservare il proprio potere d’acquisto sia sui rendimenti reali degli investimenti. «In questo mutato contesto internazionale, i cui cambiamenti riteniamo siano strutturali e shock esogeni è possibile si ripetano con una certa periodicità, è importante rivedere la struttura di asset allocation dei propri investimenti, adeguando la strategia ad un contesto in cui mantenere il valore del proprio patrimonio in termini reali è diventato indubbiamente più sfidante». dice Bonifazi che ha composto due portafogli utilizzando come strumenti titoli di Stato, Etf e fondi.

L’idea è quella di proporre due diverse combinazioni di rischio: un portafoglio più prudente, che comprende una quota di azioni del 25%, e un secondo portafoglio che invece si spinge fino al 50% di componente azionaria. In entrambi i casi, la costruzione tiene conto della necessità di diversificare le fonti di rendimento e, al tempo stesso, di inserire attività che possano offrire una maggiore resilienza in presenza di nuove fiammate dei prezzi, oltre a puntare su scadenze dei bond medio-corte (fino al 2030) per evitare una sensibilità troppo elevata ai tassi. L’obiettivo non è soltanto quello di ottenere un rendimento nominale, ma soprattutto di riuscire a preservare nel tempo il valore reale del patrimonio, tenendo conto di un’inflazione che potrebbe rivelarsi meno transitoria rispetto a quanto inizialmente previsto.

Gli strumenti da inserire in portafoglio


«Titoli di Stato parametrati all’inflazione o a tasso variabile, strumenti azionari legati al mondo delle infrastrutture, risorse di base e a settori con tariffe regolamentate come ad esempio le utilities, materie prime aurifere e non rappresentano i principali strumenti che riteniamo utile inserire in portafoglio in uno scenario in cui l’inflazione è oramai diventata una variabile strutturale, da tenere in dovuta considerazione», spiega Bonifazi. La componente monetaria prevede il Cct aprile 2029 con un peso del 5% nel paniere più prudente e del 3% in quello più aggressivo. Quest’ultimo dà più spazio al Btp Italia giugno 2030, titolo emesso dal governo italiano nel giugno 2022 quando l’inflazione era all’8%, in netta ripresa dopo il Covid. Prevede il pagamento delle cedole ogni sei mesi insieme con la rivalutazione del capitale maturata per effetto dell’indice Istat dei prezzi al consumo (al netto dei tabacchi). In portafoglio anche il Btp giugno 2030. Entrambi i basket hanno anche due Etf per la parte obbligazionaria anche se con pesi diversi. Si tratta dell’Ishares Tips Ucits, strumento legato ai titoli di Stato Usa indicizzati all’inflazione americana con copertura del rischio di cambio essendo in dollari, e l’Amundi Index Euro Corporate 0-3 anni per esporsi ai titoli societari della zona euro a breve scadenza. Completa l’allocazione ai bond il fondo Algebris Financial Credit Fund che investe un obbligazioni subordinate delle banche soprattutto europee, presente in entrambe le versioni con il medesimo peso (6%).

La parte azionaria punta su Etf azionari globali (iShares Copre Msci World) anche ad alto dividendo (Vanguard Ftse All-World High Dividend Yield), e usa gli Etf anche per avare un’allocazione settoriale a utilities, inftastrutture, energia e risorse naturali. Nei Paesi emergenti invece il gestore inserisce il fondo M&G Global Emerging Market. Completano il quadro un Exchange Traded Commodities (Etc) sull’oro fisico (Invesco Physical Gold Etc) e un Etf sulle materie prime (iShares Bloomberg Enhanced Roll Yield Commodity Swap).

La logica alla base di questa impostazione è quindi quella di costruire portafogli capaci di affrontare un ambiente caratterizzato da una maggiore volatilità dei prezzi e da possibili shock ricorrenti sulle materie prime e sull’energia. In uno scenario di questo tipo, la diversificazione assume un ruolo ancora più centrale: accanto alle componenti tradizionali del portafoglio possono trovare spazio strumenti e settori più esposti a dinamiche che, in caso di inflazione durevole, possono beneficiare dell’aumento dei prezzi o trasferirne almeno in parte gli effetti sui propri ricavi. (riproduzione riservata)