Inflazione, il costo della spesa salirà nei prossimi mesi secondo le attese di Bce e analisti. Ecco perché
Inflazione, il costo della spesa salirà nei prossimi mesi secondo le attese di Bce e analisti. Ecco perché
Nell’ultimo anno l’inflazione alimentare è stata più bassa rispetto a quella complessiva. Ma ora il carovita per il cibo dovrebbe aumentare

di di Francesco Ninfole 18/09/2026 20:00

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L’inflazione è tornata ad aumentare dopo l’inizio del conflitto in Medio Oriente arrivando ad agosto al 3,2% annuo nell’Eurozona e in Italia. Tra le varie componenti del carovita, tuttavia, la sorpresa principale è stata finora il basso livello dell’inflazione alimentare che nell’ultimo anno è rimasta all’1,1% nell’area euro e all’1% in Italia. Nel Paese l’aumento dei prezzi di ortaggi e legumi (+4% annuo ad agosto) è stato compensato da un calo della frutta (-1,7%).

Il costo degli alimenti è salito del 33% nell’Eurozona tra fine 2019 e fine 2025 (+28% in Italia): un incremento rilevante che pesa ancora oggi sul livello dei prezzi. Ma nell’ultimo anno il cibo è stato un freno all’inflazione complessiva.

Questo scenario dovrebbe però cambiare nei prossimi mesi secondo le attese della Bce e degli analisti di mercato.

La materia è stata affrontata dalla presidente Bce Christine Lagarde al termine del consiglio direttivo del 10 settembre che ha alzato i tassi dal 2,25% al 2,5%. «Eravamo perplessi riguardo all’andamento dei prezzi del cibo, che abbiamo rivisto al ribasso rispetto a quanto ipotizzato», ha detto Lagarde che ha poi spiegato le ragioni del divario rispetto alle attese.

Le spiegazioni di Lagarde sui prezzi

Per la presidente Bce hanno pesato le condizioni climatiche «più miti» a inizio anno, un «leggero» cambiamento nei consumi e i minori effetti indiretti del rincaro dell’energia. «Tutti i fattori che incidono sugli alimenti processati, come i costi di trasporto e di produzione e il costo del lavoro, non hanno subito variazioni significative», ha detto.

Lagarde però ha poi aggiunto che nelle ultime proiezioni Bce è stato incluso un aumento dei prezzi alimentari nei prossimi mesi: «Se lo shock energetico dovesse protrarsi più a lungo del previsto, finirà per farsi sentire. Al momento gli effetti indiretti e di secondo livello sono contenuti. Ma se la situazione dovesse protrarsi, vedremo un impatto sugli alimenti».

Le previsioni Bce di settembre hanno abbassato le attese sui prezzi del cibo per fine 2026 e inizio 2027, come si osserva nel grafico in pagina. Nel terzo trimestre dell’anno prossimo, tuttavia, l’inflazione nel comparto dovrebbe tornare al 3,4%.

Secondo l’analisi della banca centrale, i prezzi globali dei fertilizzanti hanno registrato un calo rispetto al forte aumento osservato in primavera e l’Ue ha adottato misure di sostegno per attenuare lo shock dei costi dell’energia. Ma le ondate di calore estive e il fenomeno El Niño indicano un aumento dell’inflazione alimentare.

Le prospettive restano connesse all’energia e delle condizioni meteo che potrebbero avere effetti diversi sui prezzi a seconda dei Paesi e nel corso del tempo. Il clima mite nella primavera 2026, l’estate calda e secca e gli effetti incerti di El Niño potrebbero in parte compensarsi. Nel lungo termine la Bce comunque prevede che, con la stabilizzazione dei prezzi delle materie prime e l’attenuarsi degli effetti indiretti, l’inflazione alimentare diminuirà da fine 2027 tornando l’anno successivo poco sopra il 2%.

Le attese degli economisti

Le attese di un aumento dell’inflazione alimentare nei prossimi mesi sono condivise dagli economisti di mercato. Secondo Nomura «i giorni della disinflazione nel cibo sono contati» perché i fattori legati all’offerta sono destinati a pesare lungo le catene produttive per poi arrivare ai prezzi finali.

Per Capital Economics la bassa inflazione nel cibo è stata finora dovuta soprattutto ai prezzi della carne, del latte e del caffè, ma «è solo una questione di tempo prima che l’inflazione alimentare inizi a salire». I prezzi delle materie prime agricole «sono aumentati bruscamente negli ultimi mesi e prima o poi questo si ripercuoterà sui prezzi al consumo».

Gli economisti aggiungono che «l’inflazione dei prezzi alla produzione dei fertilizzanti nell’area dell’euro è salita dal 3,1% di febbraio al 16,3% di luglio, riflettendo il rialzo dei prezzi del gas naturale». Inoltre il rincaro dell’elettricità e dei carburanti «farà salire i costi di trasformazione e trasporto», mentre il recente aumento delle aspettative sui prezzi di vendita dei produttori «suggerisce che questi effetti spingeranno al rialzo l’inflazione alimentare molto presto».

Così Capital Economics prevede che il carovita per il cibo salirà al 4% entro il terzo trimestre del prossimo anno e aggiungerà lo 0,5% all’inflazione complessiva.

L’attenzione delle banche centrali

Il costo degli alimenti è monitorato con attenzione dalle banche centrali perché è particolarmente visibile per le persone e può incidere sulle aspettative dei consumatori innescando effetti di secondo livello sui salari. Uno scenario di questo tipo causerebbe maggiori aumenti dei tassi da parte della Bce. Per il momento ci sono stati pochi segnali di effetti indiretti e di secondo ordine, come ha detto Lagarde.

La presidente Bce è anche intervenuta il 18 settembre per ricordare che l’approccio sui tassi resta «misurato». Così Lagarde ha contrastato le aspettative di rialzi dei tassi: i mercati erano arrivati a scontare altri quattro aumenti, oltre ai due già varati. Attese poi ridimensionate. In ogni caso l’andamento dell’inflazione alimentare sarà uno degli indicatori più rilevanti tra quelli osservati dalla Bce per capire la propagazione del rincaro dell’energia agli altri prezzi. (riproduzione riservata)