Inflazione e spesa pubblica: la lettera di Meloni a von der Leyen. Ma Bruxelles fa muro, la partita passa all’Ecofin
Inflazione e spesa pubblica: la lettera di Meloni a von der Leyen. Ma Bruxelles fa muro, la partita passa all’Ecofin
Dalla Commissione arriva un no preventivo alla richiesta di maggiore flessibilità dell'Italia, ricordando i margini già concessi per energia e difesa. Per l’Italia l’impatto dell’inflazione su pensioni pesa per il 20,4% del pil. Il premier greco Mitsotakis si schiera con Roma 

di di Anna Di Rocco 01/10/2026 21:00

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Secca e perentoria. Così è stata la risposta della Commissione europea all’annuncio dell’Italia di una richiesta di maggior flessibilità per fronteggiare gli elevati livelli di inflazione registrati a settembre. Bruxelles si è mostrata preventivamente scettica, anche altri Stati membri siano intenzionati ad appoggiare la richiesta della premier Giorgia Meloni.

«Abbiamo già dato più flessibilità agli Stati membri», ha detto il portavoce della Commissione europea, Balazs Ujvari, ricordando che l’Ue ha già concesso, sempre su richiesta di Roma, l’estensione della clausola nazionale di salvaguardia alle spese per l’energia (oltre che per la difesa). Il portavoce di Palazzo Berlaymont ha così anticipato il parere negativo all’idea di modificare di nuovo i parametri per consentire di spendere di più in riferimento all’alto tasso di inflazione.

La lettera della premier Meloni all’Ue

Una risposta definitiva però ancora non c’è, anche perché la lettera che la premier Meloni ha indirizzato a Ursula von der Leyen è stata spedita solo nel pomeriggio di giovedì 1 ottobre. Nella missiva, la premier cita lo shock energetico, con il «prezzo del petrolio greggio in euro è quasi dell’80% più elevato rispetto all’inizio di quest’anno» e il gas naturale «più costoso del 156%». 

E rimarca che i percorsi di spesa concordati non lasciano margini per sostenere famiglie e imprese. «Non si può non tenere in considerazione l’impatto sui conti pubblici dell’aumento dell’inflazione rispetto all’inflazione programmata», ha detto ieri Meloni, citando tra gli esempi gli adeguamenti pensionistici o dell’assegno unico che lo Stato deve fare per legge. Adeguamenti che nella lettera vengono quantificati: «Nel caso italiano, l’ammontare della spesa direttamente interessato da un’inflazione significativamente superiore alle previsioni alla base del piano di bilancio equivale al 20,4% del pil».

La Grecia si schiera con l’Italia

La questione sarà discussa all’Ecofin della prossima settimana e successivamente al Consiglio europeo di metà ottobre. Ma l’annuncio dell’esecutivo italiano ha già trovato i primi sostenitori. Il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, ha chiesto alla Commissione europea di «intervenire», concedendo ai governi nazionali maggiore margine di bilancio per proteggere famiglie e imprese da un nuovo shock dei prezzi dell’energia.

«Dobbiamo trovare la flessibilità aggiuntiva necessaria all’interno del quadro di governance economica per consentire agli Stati membri di adottare ulteriori misure di sostegno (...) salvaguardando al contempo la sostenibilità fiscale», ha scritto Mitsotakis nella lettera visionata da Euronews. La proposta del leader greco è di escludere, fino a un certo limite, le misure nazionali temporanee di sostegno a consumatori e imprese dall’indicatore di spesa netta dell’Ue: il tetto alla spesa pubblica che stabilisce quanto rapidamente un governo nazionale può aumentare il proprio bilancio corrente. «Non è politicamente accettabile che la principale linea d’azione proposta finora dalla Commissione sia soltanto quella di ridurre la domanda di energia. Serve un ventaglio più ampio di idee che rispondano all’urgenza dell’attuale momento», ha scritto.

Il governo Meloni si prepara ad approvare il Documento di finanza pubblica

E forse è una coincidenza che il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, abbia invitato a «non disinteressarsi alla tenuta dei conti pubblici», perché misure troppo disinvolte potrebbero portare a un «tracollo per lo Stato», richiamando quanto accaduto in Grecia nel 2009. Parole poi precisate dallo stesso Leo, che ha sottolineato come i conti italiani siano «lontani anni luce» da quella situazione e che la prudenza sui conti resta la linea dell’esecutivo.

Il punto, per l’Italia, è però anche un altro: il governo si trova a dover varare l’ultima legge di Bilancio della legislatura con un’inflazione che corre molto più veloce delle previsioni (a settembre il dato ha segnato un +4,2% su base annua). Nel pomeriggio di venerdì 2 ottobre il Consiglio dei ministri sarà chiamato ad approvare il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) e la relazione da trasmettere al parlamento e a Bruxelles per l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, il meccanismo che consente agli Stati di ottenere una deroga temporanea alle regole di bilancio europee per finanziare determinate spese legate all’energia e alla difesa. L’Italia ha già presentato richiesta: 36 miliardi di euro da spendere tra il 2026 e il 2028. (riproduzione riservata)