Inflazione e crisi in Medio Oriente, torna il Decreto Aiuti: il piano del governo Meloni per imprese e famiglie
Inflazione e crisi in Medio Oriente, torna il Decreto Aiuti: il piano del governo Meloni per imprese e famiglie
Nel prossimo Cdm i primi interventi per le imprese più esposte nel Golfo. Ma il pacchetto completo di aiuti è atteso per fine mese. Mef in cerca delle coperture. Tajani apre alla revisione delle accise

di di Anna Di Rocco 16/03/2026 20:00

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Lo spettro dell’inflazione torna a bussare alle porte dell’economia italiana. E così, proprio come nel 2022 quando l’allora governo guidato da Mario Draghi varò una serie di decreti aiuti per arginare l’ondata inflazionistica legata alla guerra in Ucraina, anche oggi l’esecutivo di Giorgia Meloni torna a studiare uno scudo anti-inflazione. L’obiettivo è evitare che la nuova crisi in Medio Oriente e il rialzo dei prezzi energetici si traducano in un’altra stretta sul potere d’acquisto di famiglie e imprese.

Il primo passo potrebbe arrivare già nel prossimo Consiglio dei ministri, con misure mirate a sostegno delle imprese italiane più esposte nei Paesi del Golfo: un intervento iniziale che anticipa un pacchetto più ampio - il cosiddetto Decreto Aiuti - atteso entro la fine del mese. Il nuovo decreto dovrebbe combinare bonus mirati, sgravi fiscali e interventi sui costi dell’energia.

Sostegni alle imprese e bonus carburanti per Isee sotto i 15 mila euro

Tra le ipotesi allo studio c’è un bonus carburanti per le famiglie con Isee fino a 15 mila euro, pensato per compensare l’aumento dei prezzi alla pompa senza ricorrere a un taglio generalizzato delle accise. «Stiamo lavorando con gli altri ministeri a un pacchetto di interventi che dia innanzitutto una compensazione ai ceti meno abbienti e che sostenga l’autotrasporto e le imprese manifatturiere colpite dall’aumento dei costi energetici», ha spiegato ieri il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

Nel mirino ci sono anche le aziende esportatrici attive nell’area del Golfo, che rischiano contraccolpi sia per l’aumento dell’energia sia per le tensioni sulle rotte commerciali. Proprio per queste imprese il governo sta preparando misure specifiche che potrebbero essere inserite nel prossimo Cdm. L’idea è rafforzare gli strumenti di sostegno agli investimenti e alla presenza industriale italiana nei Paesi partner della regione, considerati strategici anche per gli afflussi di capitali verso l’Italia. Parallelamente è allo studio un credito d’imposta per l’autotrasporto e un intervento sui costi dell’energia per le imprese più energivore.

Il nodo accise: l’ipotesi extragettito Iva e le risorse disponibili

Resta invece più incerta la strada di un nuovo taglio delle accise sui carburanti. Il precedente del 2022 pesa nelle valutazioni: secondo il governo quella misura costò circa 1 miliardo al mese e non riuscì a fermare l’inflazione. Da qui la preferenza per interventi mirati, considerati più sostenibili dal punto di vista dei conti pubblici. Il dossier accise, tuttavia, non è chiuso.

Il vicepremier Antonio Tajani ha aperto alla possibilità di una revisione, ipotizzando anche un meccanismo di compensazione con l’extragettito Iva generato dall’aumento dei prezzi dei carburanti. Una soluzione che potrebbe ridurre temporaneamente il costo alla pompa senza incidere direttamente sul deficit. Il nodo delle risorse resta comunque centrale. Nei ministeri si valutano diverse opzioni, tra cui il possibile utilizzo di fondi già stanziati ma non ancora impiegati, come una parte delle risorse destinate al piano Transizione 4.0. Ipotesi che però divide l’esecutivo.

Molto dipenderà dall’evoluzione dei mercati energetici e dalle decisioni europee. Anche per questo l’Italia guarda al prossimo Consiglio europeo, in calendario giovedì 18 e venerdì 19, da cui potrebbe emergere una linea comune per contenere l’impatto dei rincari. (riproduzione riservata)