Il forte calo del petrolio, dovuto a un possibile accordo tra Usa e Iran, ha ridotto per il momento i timori sul rialzo dell’inflazione nell’Eurozona e di conseguenza su significativi rialzi dei tassi da parte della Bce, dopo quello varato l’11 giugno (da 2 a 2,25%).
La banca centrale è orientata a restare ferma nella riunione di luglio, in attesa di maggiore chiarezza sul quadro geopolitico in Medio Oriente. Le minori pressioni sul carovita, se saranno confermate nei prossimi mesi sui mercati energetici, potrebbero spingere la banca centrale a rinviare un secondo aumento dei tassi oppure anche a fermarsi del tutto.
Un’inflazione sotto controllo avvicinerebbe anche un addio anticipato della presidente Christine Lagarde, come ha detto lei stessa in un’intervista a Les Echos, con l’obiettivo ufficiale di fare sentire «una voce europea» nelle elezioni francesi. Il mandato terminerebbe a fine ottobre 2027.
La mossa di Lagarde consentirebbe di candidare un capoeconomista francese alla Bce (si parla della vicegovernatrice Agnès Bénassy-Quéré) al posto di Philip Lane, che dovrà lasciare l’incarico a fine maggio. La decisione spetterebbe così al presidente Emmanuel Macron prima delle elezioni di aprile. Una simile strategia è stata utilizzata con la nomina come governatore della Banca di Francia di Emmanuel Moulin, arrivata grazie alle dimissioni anticipate di François Villeroy de Galhau. Per la successione di Lagarde restano in pole l’olandese Klaas Knot, lo spagnolo Pablo Hernandez De Cos e il tedesco Joachim Nagel.
Nei prossimi mesi intanto le decisioni di politica monetaria saranno prese da un board ancora presieduto da Lagarde. Nella riunione annuale a Sintra in Portogallo alcuni banchieri centrali hanno sottolineato che l’inflazione potrebbe ancora aumentare nei prossimi mesi a causa della propagazione ritardata degli aumenti dei prezzi dell’energia dall’inizio del conflitto in Medio Oriente.
Altri governatori hanno evidenziato che il calo del petrolio è stato finora superiore alle attese. Molti hanno fatto capire che la Bce non ha fretta di alzare i tassi nell’immediato, anche perché non si vedono effetti di secondo livello, legati in particolare a un’accelerazione dei salari.
I rischi su inflazione e crescita sono ora «più bilanciati» rispetto ad alcune settimane fa, ha detto Lagarde. Per Moulin la Bce è «in una buona posizione» dopo il rialzo di giugno e «il calo del prezzo del petrolio contribuirà a frenare l’inflazione nel settore dei servizi».
Il presidente della Bundesbank Nagel ha detto che ogni opzione è possibile per le riunioni di luglio e settembre, richiamando il principio (più volte evidenziato anche da Lagarde) che la Bce ha abbandonato la forward guidance e quindi non dà più indicazioni sui tassi e decide «riunione per riunione».
Nessuno si sbilancia sul futuro, vista l’imprevedibilità delle mosse di Donald Trump e di conseguenza dei mercati di gas e petrolio. Ma i valori registrati negli ultimi giorni (il 3 luglio il greggio era a 72 dollari al barile e il gas a 45 euro per magawattora) spingono i banchieri centrali a restare fermi e a prendere tempo, senza urgenza riguardo a un nuovo intervento sui tassi.
Le attuali quotazioni del petrolio sono inferiori a quelle considerate nelle proiezioni base della Bce, che incorporano però curve dei tassi di mercato con altre due strette. L’inflazione nell’Eurozona è scesa al 2,8% a giugno, dal 3,2% di maggio. Il dato sui prezzi è stato inferiore alle attese degli analisti e della Bce. L’inflazione di fondo, al netto cioè di energia e cibo, è scesa al 2,4%, dal 2,6% del mese precedente. Anche il carovita nei servizi è diminuito al 3,2%, dal 3,5%.
«Nonostante i prezzi del petrolio si stiano avvicinando ai 70 dollari al barile e i dati sull’inflazione di giugno siano risultati inferiori alle attese, riteniamo comunque che vi siano motivi affinché la Bce proceda a un altro aumento dei tassi quest’anno», ha osservato Citi.
Secondo Barclays «considerando che le pressioni inflazionistiche accumulate stanno già influenzando l’economia, riteniamo che ci sia spazio per un secondo aumento dei tassi di 25 punti base a settembre, anche se il calo dei prezzi del petrolio e i segnali che indicano un probabile picco raggiunto dall’inflazione potrebbero giustificare un orientamento meno proattivo della politica monetaria».
Berenberg ha invece osservato che «con il calo dell’inflazione a giugno la Bce non ha motivo di gravare sull’economia dell’Eurozona, già in difficoltà, con tassi di interesse più elevati». Il calo di gas e petrolio potrebbe far scendere l’inflazione sotto il 2% nel 2027 secondo Berenberg: «Data l’attuale situazione di incertezza, la Bce farebbe bene ad aspettare e a non aumentare ulteriormente i tassi». I mercati monetari non vedono un incremento dei tassi a fine mese, anche se scontano un rialzo entro marzo 2027. (riproduzione riservata)