Industria navale da record: negli ultimi dieci anni raddoppiano fatturato ed export
Industria navale da record: negli ultimi dieci anni raddoppiano fatturato ed export
Innovazione tecnologica e personalizzazione dell'offerta sono i punti di forza della cantieristica navale italiana, che prevede un aumento del fatturato del 2,6% entro il 2026, nonostante le sfide occupazionali

di Alessandro Rigamonti 15/10/2026 08:35

Ftse Mib
49.666,07 9.45.56

-0,18%

Dax 30
25.305,40 9.45.54

+0,03%

Dow Jones
51.621,48 9.37.54

-0,09%

Nasdaq
26.699,35 7.25.15

-1,88%

Euro/Dollaro
1,1213 9.30.43

+0,81%

Spread
107,17 10.00.34

-1,97

Uno dei settori più dinamici della manifattura nazionale è sicuramente quello della cantieristica nautica e navale: fatturato, export e valore aggiunto sono più che raddoppiati negli ultimi dieci anni, ma il problema adesso è la carenza di personale. Questa la fotografia che emerge dall’ultimo report sul settore realizzato dall’Ufficio studi Mediobanca, presentato pochi giorni dopo la conclusione del Salone nautico internazionale di Genova. Nell’indagine viene posta in evidenza la capacità di crescita e internazionalizzazione del settore anche in un contesto geopolitico complesso, con le guerre in Medio Oriente e Ucraina. Per il 2026 le imprese prevedono infatti un aumento del fatturato del 2,6%, sostenuto principalmente dall'export (+3,2%).

I numeri del settore

Ma andiamo con ordine. Il settore navale e nautico conta 3.460 società di capitali attive, equamente distribuite tra Nord, Centro e Sud Italia (isole comprese), che contano, complessivamente, oltre 29,3 mila addetti. La più alta concentrazione di imprese si colloca in Toscana (19,2%), Liguria (12,1%), Campania (11,6%) e Sicilia (10,1%). Il campione analizzato dall’Ufficio studi Mediobanca comprende 141 aziende manifatturiere con fatturato individuale superiore ai 10 milioni di euro, rappresentative di oltre l'80% delle vendite complessive.

Il comparto navale-nautico negli ultimi anni è cresciuto più di tutti gli altri segmenti della filiera dei mezzi di trasporto. Tra il 2016 e il 2025, il fatturato complessivo del settore ha visto un boom del 115,8%, trainato sia dall’export (+122,9%) che dal mercato domestico (+100,5%). Ancora più marcato l’incremento del valore aggiunto (+134,9%), che «conferma una crescente capacità di generare valore, grazie al contenuto tecnologico e industriale della produzione», spiega in una nota l’Ufficio studi Mediobanca.

Parallelamente all’aumento dei ricavi, sono migliorate redditività e occupazione. Rispetto al 2016 il Roi (return on investment) e il Roe (return on equity) sono aumentati rispettivamente di 8 e di 7,8 punti percentuali arrivando a toccare il 12,5% e il 10,5%. Nello stesso periodo la forza lavoro è cresciuta del 36,8%, «a testimonianza di una crescita diffusa, non soltanto del volume d’affari, ma anche dell’efficienza economica e della capacità occupazionale del settore», spiegano gli esperti.

Il nodo personale

Per le aziende intervistate, il principale punto di forza risiede nella personalizzazione dell’offerta, nelle competenze del personale e nell’innovazione tecnologica. Adesso, oltre ai dazi americani imposti dal presidente Usa Donald Trump, la difficoltà attuale per le aziende è la ricerca di dipendenti: il 91% segnala questa difficoltà. Il problema riguarda sia il disallineamento tra competenze disponibili e fabbisogni aziendali, sia una scarsità di candidature. Per questo motivo, il 75% delle imprese ricorre a personale straniero.

Infine, relativamente alla struttura proprietaria e finanziaria delle società, l'apertura del capitale è valutata con prudenza: solo il 30% degli intervistati esprime un orientamento favorevole. (riproduzione riservata)