Industria, l’Europa trema ma non l’Italia: la manifattura tricolore vola ai massimi da quattro anni grazie alle scorte
Industria, l’Europa trema ma non l’Italia: la manifattura tricolore vola ai massimi da quattro anni grazie alle scorte
Mentre Germania e Francia frenano bruscamente sotto il peso delle tensioni geopolitiche e dei costi energetici, le fabbriche italiane volano grazie alla corsa alle scorte: l'indice Pmi sale a 52,9 punti e segna il record da quattro anni

di Marco Capponi 01/06/2026 10:30

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Mentre il motore industriale dell’Eurozona perde giri e accusa il colpo delle tensioni geopolitiche, non si ferma la corsa del settore manifatturiero italiano. I dati dell'indice Pmi (Purchasing Managers’ Index) di maggio dipingono un continente a due velocità: da un lato la frenata brusca di Germania e Francia e indicazioni contrastanti dalla Spagna trascinano al ribasso l'intera Eurozona, dall'altro l'eccezione italiana, che accelera e si conferma l'indiscussa locomotiva industriale del mese.

L'Italia corre sola: record da quattro anni

A maggio, l’indice Pmi manifatturiero italiano è salito a 52,9 punti, rispetto ai 52,1 di aprile. Si tratta del dato più alto degli ultimi quattro anni. Ricordando che la soglia dei 50 punti fa da spartiacque tra espansione (sopra) e contrazione (sotto) dell’attività economica, l'Italia si posiziona solidamente in territorio positivo.

A spingere la performance del Paese è una precisa dinamica: la corsa dei clienti a costruire scorte di sicurezza, una mossa precauzionale dettata dal timore di future carenze di materiale e dalla previsione di imminenti aumenti di prezzo.

Il confronto: il resto d'Europa frena

Se l'Italia festeggia, il resto d'Europa si scopre fragile. Il boom degli approvvigionamenti che ad aprile aveva sollevato l'Eurozona si sta esaurendo, lasciando spazio a incertezze e pressioni inflazionistiche.

La Germania, in particolare, è una locomotiva quasi ferma. Le condizioni del settore manifatturiero tedesco sono virtualmente stagnanti. L'indice finale S&P Global si è attestato a 50,1 punti (salvato in extremis rispetto alla stima flash di 49,9), scivolando al minimo da quattro mesi. A pesare sulla Germania sono l'incertezza e le pressioni sui costi legate al conflitto in Medio Oriente, che hanno provocato il primo calo dei nuovi ordini del 2026.

Francia: crollo in area di contrazione

Il tonfo più rumoroso è quello di Parigi. Il Pmi manifatturiero francese è precipitato a 49,7 punti dai 52,8 di aprile, scendendo sotto la soglia critica dei 50 punti per la prima volta da novembre 2025.

Svanito l'effetto temporaneo del de-stoccaggio da parte dei clienti, la Francia ha registrato una brusca inversione di tendenza con una contrazione netta di produzione e nuovi ordini. Anche la Spagna ha rallentato, pur restando in scia positiva. L'indice destagionalizzato è sceso a 51,2 punti (rispetto al 51,7 di aprile), mancando il consenso degli analisti fissato a 52. La crescita spagnola viene definita «modesta» a causa del calo di occupazione e nuovi ordini, frenati dal contesto geopolitico.

Eurozona a due facce: l'effetto scorte è già finito

A livello aggregato, il Pmi manifatturiero dell'Eurozona si è attestato a 51,6 punti (battendo la stima preliminare di 51,4 ma in netto calo rispetto al 52,2 di aprile), toccando il minimo da due mesi. Il boom di nuovi ordini registrato ad aprile – trainato dallo stoccaggio preventivo – si è parzialmente invertito a maggio. I volumi dei nuovi ordini sono in stagnazione, complice anche una nuova flessione delle commesse estere. (riproduzione riservata)