L’Indonesia rischia un conto da 5,6 miliardi di dollari per l’eventuale esclusione dei suoi titoli dagli indici Msci. È la stima dei deflussi passivi elaborata da Goldman Sachs, che segnala altri 2,7 miliardi a rischio se Ftse Russell, l’altro grande fornitore internazionale di indici, seguisse la stessa strada. Una minaccia per una borsa già alle prese con la fuga degli investitori esteri.
La scorsa settimana Msci ha aperto una consultazione sulla possibile riclassificazione del Paese da mercato emergente a mercato autonomo, o «standalone»: uno status che comporterebbe l’uscita dai principali indici compositi internazionali. La proposta non determina vendite automatiche immediate, precisa Goldman, ma aumenta il rischio che i fondi passivi siano costretti a liquidare le posizioni. I gestori attivi che usano gli stessi indici come riferimento detengono inoltre oltre 8 miliardi di dollari di azioni indonesiane, senza però avere un identico obbligo di vendita. La pressione è già visibile: dall’inizio dell’anno gli stranieri hanno venduto azioni per un saldo netto di 4,88 miliardi di dollari, mentre la rupia, a 18.040 per dollaro, resta vicina al minimo storico di giugno di 18.190.
Il governo di Prabowo Subianto deve ora dimostrare che le riforme producono risultati. Venerdì le autorità hanno annunciato sanzioni per circa 116 milioni di dollari per presunte manipolazioni sui titoli di tre società. Nuove turbolenze potrebbero indebolire la valuta e spingere al rialzo i rendimenti sovrani, aumentando il costo del credito per l’economia. (riproduzione riservata)