In Trentino, la val di Non è famosa in tutto il mondo per le sue mele. Girando per le sue strade si è immersi tra meleti, montagne e foreste di abeti. Dall’esterno sarebbe difficile immaginare che il vero tesoro di questa terra si trova nel sottosuolo. A Predaia, paese di quasi 7 mila anime, Trentino DataMine ha realizzato il primo data center europeo in una miniera attiva. E così, utilizzando gli spazi ipogei esauriti, è nata Intacture, un’infrastruttura tecnologica realizzata grazie a un partenariato pubblico-privato tutto trentino: il 49% della società è rappresentato dall’Università di Trento, mentre il restante 51% è suddiviso tra Covi Costruzioni, Dedagroup, Gpi e Isa-istituto atesino di sviluppo.
«Siamo partiti dal presupposto che non c’è crescita senza digitale e non c‘è digitale senza data center. Queste sono strutture energivore che hanno bisogno di sicurezza e pensiamo che non possa esserci crescita sostenibile senza il rispetto dell’ambiente e la garanzia della protezione dei dati», ha affermato Dennis Bonn, amministratore delegato di Trentino DataMine. «In un settore che cerca soluzioni sotto il mare o nello spazio, noi abbiamo scelto di farlo in una miniera attiva». L’infrastruttura si colloca nella fascia dei data center medio piccoli e si rivolge alle pmi, alle banche, alle assicurazioni, alle aziende sanitarie e alla pubblica amministrazione.
Per capire l’importanza di questo data center bisogna partire dai numeri: l’opera è stata realizzata in meno di mille giorni, per un costo complessivo di poco più di 50 milioni di euro, di cui 18,4 milioni provenienti dal Pnrr e oltre 32 milioni dai privati. Per la realizzazione dell’infrastruttura sono stati estratti oltre 63 mila metri cubi di roccia dolomia – l’equivalente di 25 piscine olimpioniche -, sono stati posati 54,4 chilometri di cavi e 3,1 chilometri di tubazioni. Il data center si sviluppa lungo due gallerie di 170 metri, alte 7 e larghe 12, le quali sono collegate alla superficie attraverso un tunnel verticale profondo 40 metri.
L’infrastruttura è appena stata inaugurata e non ha ancora raggiunto il suo pieno potenziale. Infatti, entro pochi anni, l’obiettivo è di arrivare a 6MW di potenza, in media con i data center italiani. Attualmente, il fatturato previsto è di 5-10 milioni di euro all’anno. Ma quando sarà a pieno regime potrebbe arrivare a ricavare tra i 40 e gli 80 milioni di euro.
L’opera, seppur non di grandi dimensioni, può essere un’infrastruttura strategica per il Paese. Innanzitutto, i dati elaborati dall’infrastruttura restano all’interno del perimetro normativo italiano ed europeo. Inoltre, i server sono a oltre 100 metri in profondità e questo garantisce una protezione naturale contro i rischi fisici, sismici ed elettromagnetici. «Il Paese ha bisogno di infrastrutture come questa», ha detto Alessio Butti, Sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio con delega all'Innovazione. «I dati e il calcolo avanzato sono le fondamenta per innovare, crescere e sostenere l'intelligenza artificiale, garantendo al contempo sicurezza e sovranità tecnologica».
L’altra particolarità è la sostenibilità ambientale: La temperatura naturale della roccia, stabile intorno ai 12 gradi, ed il posizionamento in una valle alpina, consentono il raffreddamento naturale per circa il 75% dell'anno, riducendo il fabbisogno energetico. Il sistema opera con zero consumo d'acqua grazie ad un circuito chiuso, mentre l'alimentazione proviene da fonti 100% rinnovabili, prevalentemente idroelettriche locali. Grazie a queste caratteristiche, l'efficienza energetica dell'infrastruttura supera del 30-40% la media europea dei data center tradizionali, in linea con le nuove direttive europee di sostenibilità dei Data Center.
«Questo progetto dimostra come l’Italia sappia affrontare con successo la doppia transizione, energetica e digitale, unendo il futuro tecnologico alla bellezza e alla tutela del territorio», ha affermato il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin.
Infine, Intacture è anche un polo strategico per l’intelligenza artificiale di precisione, destinata ad applicazioni avanzate nella ricerca scientifica, nella sanità digitale, nell'industria, nella cybersecurity e nella logistica. Il cluster può raggiungere una potenza di circa 200 Petaflops per inferenza AI, pari a 200 milioni di miliardi di operazioni al secondo, mentre la capacità di archiviazione può arrivare a 10 Petabyte, collocando Intacture tra le infrastrutture di calcolo più significative a livello nazionale.
Questo sarà fondamentale per migliorare le attività di ricerca dell’Università di Trento che, grazie a questa infrastruttura, sarà anche più attrattiva anche verso i privati: «È la dimostrazione di come la conoscenza scientifica possa rispondere alle necessità reali della comunità», ha detto Flavio Deflorian, rettore dell’UniTrento e presidente di Trentino DataMine. «Questa piattaforma proietta la ricerca trentina in una dimensione internazionale, accreditando l'Ateneo come player di primo piano nell'innovazione digitale». (riproduzione riservata)