In Inghilterra ci sono 120 milionari che vogliono pagare più tasse: la lettera al primo ministro Burnham
In Inghilterra ci sono 120 milionari che vogliono pagare più tasse: la lettera al primo ministro Burnham
Dallo sceneggiatore di Notting Hill ai calciatori, in Gran Bretagna l’organizzazione Patriotic Millionares chiede per conto loro una società più equa con una patrimoniale più alta. Le casse inglesi potrebbero incassare 28 miliardi l'anno

di Anna Di Rocco 24/07/2026 12:25

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Calciatori, musicisti, ex trader ma anche sceneggiatori del calibro di Richard Curtis (che ha firmato la storia di Notting Hill). Un totale di 120 milionari hanno scritto una lettera aperta al nuovo primo ministro britannico, Andy Burnham, chiedendo di poter pagare più tasse. «Tassateci di più, siamo ricchi e possiamo permettercelo. Non stiamo parlando di aumentare le tasse per chi si alza ogni giorno e va a lavorare per guadagnarsi da vivere, ma per i più ricchi in assoluto, il cui reddito deriva dalla ricchezza che possiedono», scrive per conto dei miliardari l’organizzazione Patriotic Millionares. 

L’idea è quella di avere una patrimoniale annuale più cospicua per creare una società più equa, innescando una «redistribuzione della ricchezza e del potere dai super-ricchi verso il resto della società». Tra i firmatari ci sono anche Ian Gregg, ex ceo della catena Greggs e figlio del fondatore dell’azienda, la scrittrice scozzese di romanzi gialli Val McDermid e l’ex trader finanziario divenuto attivista per l’uguaglianza Gary Stevenson. 

Un tesoretto da oltre 28 miliardi di euro 

Patriotic Millionaires sostengono l’introduzione di un’imposta del 2% sui patrimoni superiori ai 10 milioni di sterline. Una misura che, secondo il gruppo, potrebbe generare 24 miliardi di sterline all’anno per le casse dello Stato, ovvero oltre 28 miliardi di euro. L’organizzazione sostiene inoltre che una riforma della capital gains tax (l’imposta sui redditi da capitale) potrebbe garantire ulteriori 12 miliardi di sterline di entrate annuali.

«I milionari sono patrioti», si legge nella lettera, «amiamo questo Paese e vogliamo che abbia successo. Ma il successo richiede investimenti e una delle principali fonti di capitale ancora inutilizzato si trova proprio nelle nostre mani, sotto forma di ricchezza non tassata». Pochi giorni prima di diventare primo ministro, Burnham si è detto aperto all’ipotesi di introdurre una tassa patrimoniale, accennando anche a una possibile imposta contro big corporations come Amazon. 

Il grande rischio è la fuga dei miliardari all’estero. Ovvero che i benestanti residenti oltremanica, che pagano le tasse nel Regno, possano spaventarsi e abbandonare il Paese, lasciando un buco di diverse decine di miliardi nelle casse dello Stato britannico. (riproduzione riservata)