In casa Stevanato scoppia la guerra legale. Il primogenito Marco impugna i bilanci della cassaforte di famiglia e chiede il recesso
In casa Stevanato scoppia la guerra legale. Il primogenito Marco impugna i bilanci della cassaforte di famiglia e chiede il recesso
Scontro legale nella holding Sfem Italia. Marco, primogenito del patron Sergio, ha avviato tre cause a Venezia impugnando i bilanci fino a mettere sul tavolo del padre l'ipotesi più radicale: il recesso. Ma il genitore glielo nega

di di Andrea Deugeni 02/10/2026 23:30

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Non si litiga soltanto in casa Del Vecchio o nella dinastia Agnelli-Elkann. C’è un’altra famiglia importante del capitalismo italiano - quasi 5 miliardi di patrimonio, all’872° posto della classifica dei Paperoni mondiali con un patrimonio secondo il Forbes Billionaires Index - finita alle carte bollate.

Sono gli Stevanato, la dinastia imprenditoriale veneta, originaria del dinamico entroterra mestrino, arrivata alla terza generazione che a Piombino Dese, in provincia di Padova, fra la città di Sant’Antonio e Castelfranco Veneto, ha creato un colosso industriale quotato a Wall Street: Stevanato Group fattura quasi 1,2 miliardi di euro e genera 140 milioni di profitti (dati: bilancio 2025).
 

Da oltre 70 anni l’azienda produce fiale, flaconi e siringhe in vetro e costruisce anche macchine per il packaging farmaceutico esportate in 70 Paesi.

I numeri del colosso farmaceutico

Nel mondo Stevanato Group impiega 6.000 persone in 13 stabilimenti e due laboratori specializzati. Sono numeri da gigante globale ma poco noto al grande pubblico per la produzione di nicchia: è leader delle cartucce per penne da insulina, dei flaconi e delle siringhe in vetro pre-sterilizzati. Nei due anni neri del Covid ha fornito alle varie Pfizer, Moderna e AstraZeneca la maggior parte delle fiale usate per i vaccini anti-coronavirus.
 

Quella di Stevanato Group è la classica storia di pmi di eccellenza della manifattura italiana, nata nel dopoguerra e partita dal know-how del territorio (la provincia di Venezia ha una lunga tradizione nella soffiatura del vetro) con la semplice produzione di bottiglie per il vino e contenitori per profumi.

Il primo nome della ditta era Soffieria Stella. A fine anni ‘50 si è convertita al packaging primario in vetro per il pharma, andando poi alla conquista dei mercati internazionali.
 

Il laborioso Nordest è pieno di queste storie di successo imprenditoriale. Storie che, arrivate alla terza generazione, spesso vedono incepparsi qualcosa nei passaggi in famiglia. È il caso anche degli Stevanato, in cui il padre Sergio (83 anni), figlio del fondatore Giovanni, è finito in una battaglia legale con il primogenito Marco (53 anni).

La struttura societaria e il controllo

Sergio ha un altro figlio: Franco. È il secondogenito di 53 anni che dal 2010 guida come presidente esecutivo e ceo l’operativa Stevanato Group di cui Sergio, Cavaliere della Repubblica, è presidente emerito. La catena di controllo sopra la società quotata è composta da Stevanato Holding (che ha il 73,7% mentre il resto è flottante), a sua volta totalmente controllata dai fratelli Marco e Franco: ognuno ha il 34,02% in nuda proprietà con usufrutto al padre Sergio e il 15,98% in piena proprietà.

Entrambi i fratelli dunque arrivano al 50%. La stesso assetto si ripete nella cassaforte Sfem Italia, il family office da 86 milioni di patrimonio netto e 129 milioni di attivi - presieduto da Sergio e guidato invece da Marco - con cui la famiglia diversifica il business. Anche Franco siede nel board a tre di Sfem.
 

Fra gli attivi della Sfem ci sono l’1,3% del polo fashion Florence, quote in club deal e in veicoli di venture capital e private equity, immobili negli Stati Uniti, aziende agricole e una partecipazione di minoranza in Symphonia: è la sgr di Banca Investis attiva nell’asset management in cui la famiglia veneta ha conferito la controllata Arsenale, specializzata nei fondi immobiliari.

I contenziosi legali davanti al Tribunale di Venezia

La battaglia legale non riguarda, almeno formalmente, Stevanato Group. Il terreno dello scontro è Sfem dove, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, da due anni Marco Stevanato ha avviato tre distinti procedimenti davanti al Tribunale di Venezia, fino a mettere sul tavolo del padre l'ipotesi più radicale: il recesso dalla cassaforte e il rimborso della propria partecipazione (una strada scelta di recente dal ramo di Giuliana Benetton nei rapporti con i fratelli e i loro eredi dentro la loro cassaforte Edizione).
 

Sono tre i principali filoni di contenzioso civile, più pare altre cause laterali. Il primo, aperto da Marco nell’ottobre 2024 riguarda le deleghe gestorie, i compensi degli amministratori e l’approvazione del bilancio 2023: la rimessione al collegio è fissata al 1° dicembre 2026. Il secondo investe il bilancio 2024, impugnato nel settembre 2025, sul quale il tribunale ha disposto una consulenza tecnica contabile. Il terzo fronte invece tocca direttamente gli equilibri patrimoniali della famiglia.
 

Marco ha citato Sfem e il padre (usufruttuario della quota di controllo) per ottenere il riconoscimento del recesso e il rimborso della partecipazione, contestando in subordine le deleghe deliberate nell’agosto 2025. La rimessione al collegio è prevista per il 26 maggio 2027.

Quest’anno è arrivata poi l’impugnazione anche del bilancio 2025. Sfem ha respinto tutte le domande e Sergio si è opposto al recesso. Insomma, un braccio di ferro legale che non accenna a scemare. Dietro le impugnazioni di bilancio, le deleghe gestorie e i compensi degli amministratori s’intravede una questione più ampia: gli equilibri tra il patron Sergio e i due figli.
 

Fonti a conoscenza della vicenda raccontano che Marco lamenti il progressivo allontanamento dalla gestione dei business di famiglia e lo svuotamento dei poteri (essendo lui formalmente amministratore della cassaforte). Un ridimensionamento che il primogenito considera lesivo dei propri diritti di socio e alla base della richiesta di recesso e di liquidazione.

Le origini dello scontro familiare

Sui motivi che hanno portato a questa frattura famigliare i protagonisti si trincerano dietro una coltre di riservatezza. Qualcuno parla di scelte private del figlio non digerite dal genitore. In Stevanato Group, dov’è uscito da vicepresidente nel 2024, il primogenito Marco aveva partecipato negli anni all’espansione estera del colosso delle fiale, in particolare all’apertura dei profittevoli mercati cinese, messicano e brasiliano.

Anche in Sfem poi, pur ricoprendo formalmente per statuto la carica di amministratore delegato, sarebbe stato inspiegabilmente depotenziato: con una modifica statutaria Marco Stevanato sarebbe stato privato di ogni potere decisionale effettivo.
 

Le deleghe operative sono state limitate a spese inferiori a 100 mila euro, rendendo comunque necessaria la firma congiunta del padre per qualsiasi operazione significativa. Il primogenito avrebbe abbozzato su queste modifiche per non entrare in conflittualità con il padre.

Ora i rapporti sono incrinati, tanto che Marco vuole la sua parte di patrimonio, richiesta su cui si pronuncerà a breve il giudice, a meno di accordi che al momento non si vedono all’orizzonte.
 

Contattato sulla vicenda, il presidente Sergio Stevanato sottolinea di aver «dedicato oltre sessant’anni della vita alla crescita di Stevanato Group e alla mia famiglia, seguendo i valori che ho ricevuto da mio padre Giovanni e che ho cercato di trasmettere ai miei figli. Marco è mio figlio, ed è un azionista del gruppo».

La posizione del patron Sergio Stevanato

«Non ho mai pensato - aggiunge l’imprenditore - di estromettere lui, o chiunque altro della mia famiglia, dall’impresa: sarebbe contrario ai miei valori e alla mia storia. Per carattere e per convinzione ho sempre tenuto le questioni familiari lontane dal dibattito pubblico e intendo continuare a farlo. La mia responsabilità, finché avrò le energie per portarla avanti, resta quella di sempre: verso la mia famiglia, Stevanato Group e le persone che vi lavorano». (riproduzione riservata)