Il whatever it takes di Donald Trump è distruttivo rispetto a quello celebre di Mario Draghi. Eppure il presidente americano ha usato proprio questa frase per annunciare la guerra totale all’Iran e al terrorismo, aggiungendo un elemento fondamentale che sta impaurendo i mercati che cadono tutti per la seconda giornata consecutiva: la guerra nel Golfo durerà qualche settimana e forse di più.
Ma a differenza del bazooka dell’ex presidente della Bce, che servì a fermare la speculazione nell’Eurozona sulla moneta unica riacquistando titoli di Stato (di nuovo in tensione ieri con lo spread risalito a 72 e Piazza Affari in caduta del 4,6%), quella imbracciata dal capo della Casa Bianca è un’arma vera che ha spinto i mercati a un reset generale.
In attesa che scoppi una bolla dell’AI, come paventato da Jamie Dimon capo di Jp Morgan, è direttamente scoppiata quella generata dai jet statunitensi e israeliani che hanno incendiato l’intera area con una nuova Guerra del Golfo e stretto un nodo scorsoio alla gola dell’Europa che teme un nuovo shock energetico, tanto che la premier Giorgia Meloni si è affrettata a incontrare i capi di Eni e Snam. Sono gli americani con la loro guerra totale a dettare la linea degli acquisti e delle vendite a Wall Street, in Europa e nel resto del mondo.
E sono i pulsanti che schiacciano i piloti e i lanciatori di missili a stabilire i prezzi del petrolio e del gas, stringendo in un angolo il Vecchio Continente, dal quale la Commissione Europea, secondo il Financial Times, vorrebbe uscire riavviando addirittura i contatti attraverso l’Ucraina per riavere il gas russo. Alla faccia delle dichiarazioni anti Vladimir Putin.
L’Europa in questo contesto risulta per l’ennesima volta attonita, col fiatone e sempre di rincorsa sui fatti, pur essendo stata colpita dalle bombe iraniane nel Paese che è presidente di turno, Cipro.
Emblematica e sconfortante la prima reazione della Commissione al giorno uno dell’attacco a Teheran: ne parliamo lunedì. Era sabato 28 febbraio. Ci sono volute 48 ore per avere uno straccio di reazione, scomposta come al solito: la Francia che inneggia alla sovranità nucleare, la Gran Bretagna che rompe con gli americani, la Germania che tenta invece di ricucire con Trump e l’Italia persa nella rincorsa alle informazioni sul blitz e del suo ministro della Difesa.
Bruxelles ci ha messo un’eternità a proferire una risposta ed è stato come alzare bandiera bianca. Ma d’altronde e per fortuna da questa parte dell’Atlantico si riconosce ancora il diritto internazionale. Ma di questi tempi, purtroppo, non sono buone armi e non rassicurano gli operatori di borsa.
Sono ben lontani i tempi del whatever it takes di Draghi, quando con una decisione monetaria si riuscì a trovare una soluzione a un problema finanziario. Oggi sanno parlare solo le bombe e questo linguaggio non è quello che conosce l’Ue e non ci sono risposte tecniche da poter dare con qualche soluzione regolamentare.
Tra l’altro i mercati potrebbero essere entrati in una spirale ribassista che solo Trump può invertire. Più che una crisi lampo il conflitto in corso assomiglia a una partita lunga, densa di incognite.
A spiegarlo è stato l’ambasciatore Giampiero Massolo, che parlando ai microfoni di Class CNBC ha individuato con chiarezza gli obiettivi dell’azione militare: «Non si parla di un semplice freno. Gli obiettivi militari sono ambiziosi: azzerare il nucleare iraniano e ridurre l’arsenale balistico. Non è qualcosa che si risolve in poche settimane».
Tempi lunghi, dunque, e tanta benzina per tutti i ribassisti che fanno cadere i mercati. Nel frattempo meglio fare scorte di gas anche dal più cattivo che c’è e correre a comprare titoli di Stato. (riproduzione riservata)