Il welfare aziendale «produce un effetto sul pil fino a quattro volte superiore a quello di un equivalente taglio Irpef, grazie all’effetto moltiplicatore della misura e al suo impatto diretto sulla domanda». Lo precisa la ricerca indipendente Le prospettive del Welfare aziendale, a cura dei Professori Carlo Cottarelli e Giampaolo Galli, rispettivamente Direttore e Direttore Scientifico dell'Osservatorio Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano, presentata all’evento Il welfare che vince nel tempo organizzato da Satispay, che registra oltre 430 mila lavoratori - clienti - in tre anni.
Tornando alle rilevazioni di Cottarelli e Galli, un taglio delle imposte dell’1% genera normalmente un aumento del pil solo dello 0,11% traducendosi prevalentemente in risparmio privato, «i fringe benefit impongono l’effettiva spesa della somma in tempi brevi, con un effetto diretto sul pil e, di riflesso, sul gettito fiscale a favore delle pubbliche amministrazioni». Ipotizzando, ad esempio, “una spesa aggiuntiva in welfare aziendale di 1 miliardo di euro, utilizzando i moltiplicatori della spesa derivanti dal modello econometrico della Banca d’Italia, il pil crescerebbe di 800 milioni il primo anno e di 1,25 miliardi al terzo, con un recupero di gettito fiscale di circa 280 milioni nel primo anno e 480 milioni al terzo».
Intanto le imprese sembrano essere sempre più consapevoli dell’importanza del welfare. Ecco che, il White Paper «Il ruolo del welfare aziendale e dei fringe benefit nel mercato del lavoro italiano nel 2026», realizzato dall'Osservatorio HR Innovation della School of Management del Politecnico di Milano, evidenzia che il 77% delle aziende con più di 10 dipendenti eroga già almeno una forma di benefit, ma è strutturalmente esposto all'incertezza normativa.
Parallelamente senza fringe benefit, il 48% degli acquisti effettuati dai lavoratori dipendenti per cura della persona e il 26% di quelli per cultura, intrattenimento e arredamento semplicemente non verrebbero fatti. (riproduzione riservata)