Come voterà nell’assemblea del 29 ottobre la Fondazione Mps? A Siena la domanda riguarda i soldi che resteranno sul territorio. Palazzo Sansedoni possiede ormai solo lo 0,2% della banca e la sua posizione non sarà dunque dirimente per il via libera alle due ops lanciate da Luigi Lovaglio su Banco Bpm e Banca Generali.
Sul piano finanziario il confronto è netto. Le due offerte promosse da Rocca Salimbeni sono interamente in azioni e, se completate entrambe, diluirebbero gli attuali soci Mps fino al 50,1% del nuovo gruppo. L’opas di Intesa Sanpaolo invece prevede per ogni azione Mps 1,6 titoli Intesa più un euro in contanti. Per la Fondazione, sulla base dell’attuale quota, significa una componente cash nell’ordine di circa 6 milioni oltre ai titoli della banca guidata da Carlo Messina. La domanda da investitore sarebbe semplice: quale soluzione garantisce più risorse certe?
A Siena però la risposta non sarà soltanto finanziaria. Il 3 settembre Comune, Provincia, Regione e parlamentari toscani hanno già costituito un tavolo permanente sul futuro della banca, chiedendo tutela della sede, dell’occupazione e del ruolo di Mps sul territorio. E prima di arrivare a una posizione della Fondazione c’è anche un problema di governance. La Deputazione Generale è composta da 14 membri, ma oggi due caselle risultano scoperte. Paolo Chiappini, designato dalla Regione Toscana, è scomparso a giugno e il successore non è stato ancora indicato. Fiamma Cardini, espressione del ministero della Cultura, ha lasciato la Deputazione dopo la nomina, il 3 giugno, ad assessore alla Sicurezza nella giunta della sindaca senese Nicoletta Fabio.
Questo non fa venir meno automaticamente il numero legale: per le delibere ordinarie servono nove presenti. Ma con 12 componenti il margine si restringe alla vigilia di decisioni delicate. La Deputazione Generale è l’organo di indirizzo e nomina la Deputazione Amministratrice, cioè l’organo esecutivo della Fondazione.
Resta dunque da capire perché Eugenio Giani non abbia ancora sciolto il nodo della designazione regionale. Attorno alla scelta si sarebbe aperto un confronto politico anche con l’area renziana, che rivendicherebbe un proprio nome. La partita a Siena viene letta anche alla luce del risiko bancario e dei rapporti con la Unipol di Carlo Cimbri. Ed è qui che il voto della Fondazione smette di essere solo una questione di rendimento. (riproduzione riservata)