Pmi, l'Italia resta indietro rispetto all'Eurozona: produzione in calo e costi in aumento
Pmi, l'Italia resta indietro rispetto all'Eurozona: produzione in calo e costi in aumento
A pesare sui dati dell’industria Made in Italy la guerra in Medio Oriente, l’inflazione e la bassa domanda interna

di Alberto Chimenti 02/11/2026 10:50

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ll settore manifatturiero italiano ha registrato un'accentuazione della contrazione della produzione e dei nuovi ordini a ottobre, secondo i dati Pmi elaborati da S&P Global. La debolezza della domanda interna, in particolare, ha spinto le imprese a ridurre sia gli acquisti sia le assunzioni. Le aziende hanno inoltre preferito mantenere scorte più contenute, nonostante l'aumento delle interruzioni nelle catene di approvvigionamento. Il conflitto in Medio Oriente ha provocato un ulteriore peggioramento delle pressioni sui costi, sebbene l'inflazione sia rimasta al di sotto dei picchi registrati dall'inizio della guerra.

Tirando le somme, a ottobre l'indice Pmi manifatturiero italiano di S&P Global si è attestato a 49,4 punti, tornando in territorio di contrazione per la seconda volta negli ultimi tre mesi. In calo dai 50,4 punti precedenti, l'indice è stato trascinato al ribasso dal contributo negativo di quattro delle sue cinque componenti. Sebbene il dato sia coerente soltanto con un lieve deterioramento delle condizioni del settore, si tratta della performance più debole da gennaio.

Eleanor Dennison, economista di S&P Global Market Intelligence, sottolinea che «le imprese manifatturiere italiane hanno affrontato un mese più difficile a ottobre, segnalando cali più marcati dei nuovi ordini e della produzione. Sono emersi segnali di un nuovo indebolimento della domanda interna, mentre le vendite all'estero hanno sostanzialmente tenuto. Tuttavia, per inquadrare il dato nel contesto recente, il calo dei nuovi ordini registrato a ottobre è stato sostanzialmente in linea con la media degli ultimi due anni».

«Le imprese continuano a essere colpite dalla difficile combinazione tra debolezza della domanda e persistenti interruzioni delle catene di approvvigionamento causate dal conflitto in Medio Oriente. Nonostante ciò, alcune aziende hanno deciso di ridurre le scorte di sicurezza accumulate allo scoppio del conflitto», aggiunge l'esperta.

«Sebbene il clima generale tra i produttori rimanga positivo, con la fiducia delle imprese che si mantiene appena al di sopra della media storica, il sentiment è peggiorato nel corso del mese e le aziende hanno scelto di ridurre l'occupazione soltanto per la seconda volta dall'inizio dell'anno», conclude Dennison.

Cresce la produzione manifatturiera europea

La produzione manifatturiera dell'area euro ha continuato a crescere a un ritmo sostenuto all'inizio del quarto trimestre, secondo gli ultimi dati dell'indagine Pmi di S&P Global, nonostante il rallentamento della crescita degli ordini alle fabbriche e l'intensificarsi delle pressioni sulle catene di approvvigionamento. L'occupazione ha tuttavia registrato un ulteriore aumento, mentre l'attività di acquisto è cresciuta al ritmo più rapido dal maggio del 2022. Le imprese hanno accumulato scorte di materie prime e componenti nella misura maggiore da quasi quattro anni, mentre i ritardi nelle consegne dei fornitori si sono aggravati e l'inflazione dei costi dei fattori produttivi ha raggiunto il massimo degli ultimi cinque mesi.

Tirando le somme, l'indice Pmi manifatturiero dell'Eurozona elaborato da S&P Global, si è mantenuto in territorio di espansione per il nono mese consecutivo a ottobre. Attestandosi a 52,7 punti, il dato è risultato soltanto leggermente inferiore ai 52,9 punti di settembre, quando aveva raggiunto il livello più alto dal maggio del 2022.

Degli otto Paesi per i quali sono disponibili i dati Pmi manifatturieri, sei hanno registrato valori indicativi di una crescita dell'attività a ottobre. In particolare, il ritmo di miglioramento segnalato in ciascuno di questi Paesi è risultato storicamente elevato, superando le rispettive medie delle indagini. Francia e Italia sono stati gli unici due Paesi dell'area euro a muoversi in controtendenza rispetto all'espansione generale, registrando entrambi un nuovo deterioramento delle condizioni del settore rispetto al mese precedente.

Chris Williamson, capo economista di S&P Global Market Intelligence, sottolinea che «un altro solido dato Pmi prolunga la migliore fase di crescita del settore manifatturiero dell'Eurozona da oltre quattro anni. La crescita sostenuta registrata da febbraio delinea un quadro incoraggiante della capacità di tenuta del settore manifatturiero, che ha dovuto affrontare le difficoltà provocate dai dazi e dai conflitti in Medio Oriente e Ucraina, in particolare l'impennata dei costi e i problemi di approvvigionamento che ne sono derivati. Al contrario, l'aumento della spesa per la difesa, l'accumulo precauzionale di scorte, la diversificazione e i cambiamenti nei flussi commerciali dovuti ai dazi statunitensi hanno creato opportunità di crescita per molti produttori».

Tuttavia, puntualizza l'esperto, «la crescita è tutt'altro che generalizzata, con le imprese manifatturiere di Francia e Italia, in particolare, che continuano a incontrare difficoltà. Le aziende francesi risentono inoltre delle ulteriori pressioni derivanti dall'incertezza politica interna».

Inoltre, conclude Williamson, «con l'inflazione dei costi dei fattori produttivi che ha registrato una nuova forte accelerazione a ottobre, raggiungendo uno dei livelli più elevati degli ultimi quattro anni a causa dell'aumento dei prezzi dell'energia e delle strozzature nelle catene di approvvigionamento, gli ultimi dati Pmi accrescono le pressioni sulla Bce affinché proceda a ulteriori rialzi dei tassi nei prossimi mesi, creando un altro ostacolo per le imprese». (riproduzione riservata)