Il ruolo cruciale di Giorgetti nel governo che pensa alle elezioni
Il ruolo cruciale di Giorgetti nel governo che pensa alle elezioni
Mentre la Lega di Salvini rischia di implodere, Giancarlo Giorgetti emerge come figura chiave  affrontando con decisione le sfide economiche e bancarie, tra i quali il caso Euronext e la vendita di Mps

di di Roberto Sommella 19/06/2026 17:56

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Il governo prosegue a fatica il suo cammino. Paga la crescente implosione della Lega di Matteo Salvini a causa dell’avvento del partito di Roberto Vannacci, le difficoltà di Antonio Tajani in Forza Italia e un clima elettorale che ha contagiato anche la premier Giorgia Meloni. Ma qualcuno regge ancora un timone importante: Giancarlo Giorgetti.

Il ministro dell’Economia lo ha dimostrato nella sua audizione davanti alla commissione di indagine sulle banche, prendendo di petto tre argomenti caldissimi come il risiko bancario, l’uscita dello Stato dal capitale di Mps e il caso Euronext, dove Cdp rivendica la potestà di effettuare le nomine di vertice in Borsa spa e Mts.

L’esponente di spicco del Carroccio ha mostrato di non avere alcuna ritrosia a parlare del Monte dei Paschi di Siena, per il quale ha rivendicato il risanamento e le procedure di vendita, sia quella finita nel mirino della Procura di Milano che la futura, un altro abb (accelerated bookbulding) come rivelato da Milano Finanza.

Il risanamento di Mps e le procedure di vendita

Abbiamo fatto quello che ci ha chiesto l’Europa - è il suo ragionamento - dopo aver trasformato una Cenerentola che faticava a fare un aumento di capitale in un gioiello che tutti vogliono. Un gioiello dalla cui vendita lo Stato già oggi otterrebbe 1,6 miliardi di euro, una somma considerevole per la sua quota del 4,8% in Rocca Salimbeni.

Il momento è propizio perché quella fetta di capitale vale circa il doppio di quando fu avviata la prima vendita accelerata a privati (e oggi il Monte ha pure conquistato Mediobanca e di sponda Generali) ma Giorgetti ha anche spiegato che è tenuto a rispettare i vincoli di finanza pubblica, in quanto gli incassi delle privatizzazioni devono finire nel fondo di ammortamento dei titoli di Stato. Anche sull’accusa di concerto in Mps è stato chiaro: «Quando sono arrivato al ministero non si riusciva a chiudere neanche l’aumento di capitale. L’unica priorità era salvare la situazione».

Il risiko bancario e il ruolo del golden power

Il numero uno del Mef non ha poi mostrato timori riverenziali nemmeno nei confronti dei due colossi bancari, ossia Unicredit e Intesa Sanpaolo. La prima banca, guidata da Andrea Orcel, ha rotto le uova nel paniere di Giorgetti lanciando una ops su Banco Bpm mentre il titolare del Tesoro costruiva con l’istituto di Giuseppe Castagna un terzo polo bancario, assieme appunto al risanato Mps, partecipato da Delfin e dal gruppo Caltagirone.

Ma Giorgetti ha rivendicato il tanto criticato golden power che ha stoppato la scalata di Unicredit a Bpm, ricordando che i presupposti giuridici del veto di Stato sono stati confermati dal tribunale amministrativo. Nessun passo indietro quindi su Unicredit, che ora è salito oltre il 50% di Commerzbank cambiando (per adesso) la sua strategia.


Il ministro dell’Economia è stato chiaro anche sulla nuova operazione di Intesa su Mps, con la partecipazione di Unipol; opas su cui - ha detto con una chiarezza che è mancata anche alla premier Giorgia Meloni - via XX Settembre vigilerà con ogni strumento (compreso il golden power) pur essendo soltanto spettatore della mega-operazione messa il piedi dal ceo di Ca’ de Sass Carlo Messina.

La stessa vigilanza Giorgetti la effettuerà su Euronext, per cui farà verificare se le raccomandazioni del governo al momento dell’acquisto di Borsa spa sono state rispettate (come anticipato da Milano Finanza) o se ha ragione Cassa Depositi e Prestiti nel sostenere che le è stato impedito di esprimere una scelta per il vertice di Piazza Affari, da cui sono poi scaturite numerose cause proprio contro l’Euronext guidato da Stephane Boujnah.

La stabilità dei conti e il giudizio dei mercati

Tutte queste prese di posizione dimostrano che nel dicastero più importante per la spesa pubblica e che ha

a che fare con un debito di oltre 3.000 miliardi di euro (è stato appena collocato un appetitoso Btp anti-inflazione), c’è qualcuno, assieme ai suoi collaboratori, che non si fa distrarre dal rumore crescente delle polemiche nella maggioranza, già impegnata in una corsa elettorale di cui è difficile intravedere sbocchi e finalità, e svolge un lavoro che ha pure condotto a ottenere una maggiore flessibilità sui conti pubblici e numerose promozioni dalle agenzie di rating. È un buon segno per l’Italia e per chi pensava che non ci fosse nessun arbitro nella complessa partita del credito e della sovranità finanziaria del Paese. (riproduzione riservata)