La Spagna tornerà alle urne il 29 novembre 2026. Ad annunciare le elezioni anticipate è stato il primo ministro Pedro Sánchez parlando nella mattina di lunedì 5 ottobre da La Moncloa, sede del governo spagnolo. Alla base della scelta c’è la bocciatura dei decreti sulla casa, affossati venerdì scorso in Parlamento.
Sánchez ha deciso di sciogliere le Cortes (le Camere del Parlamento spagnolo) nove mesi prima della conclusione naturale della legislatura. L’elemento scatenante è stato il no dell’Aula a due decreti sull’emergenza abitativa che il governo aveva presentato per rispondere alle proteste scoppiate dopo lo sfratto di una donna di 87 anni, Maricarmen Abascal, a Madrid. La storia di Abascal ha portato sotto i riflettori un problema, quello della casa, che in Spagna sta diventando sempre più urgente. Secondo le statistiche riportate da El Paìs, tra il 2015 e il 2025 il reddito pro capite nel Paese è infatti aumentato del 50% ma il prezzo delle case nello stesso decennio è salito dell’80% e gli affitti dell’87%.
I due decreti sono stati affossati dal voto contrario degli indipendentisti catalani di Junts che hanno votato insieme alle opposizioni. Lo stop ha alimentato il malcontento e nel fine settimana i manifestanti sono scesi in piazza in 50 città: Madrid, Barcelona, Valencia, Málaga, Santiago de Compostela, Zaragoza, Alicante, Santander, Las Palmas de Gran Canaria e altre di dimensioni minori. Secondo gli organizzatori la protesta ha coinvolto circa mezzo milione di persone, anche se le cifre comunicate dal governo spagnolo parlano solo di 70 mila manifestanti.
Nell’ufficializzare lo scioglimento delle Camere, Sánchez ha riconosciuto che il governo ha «commesso degli errori», aggiungendo però che «per fare di più» ha bisogno di «rinnovare e ampliare il sostegno della popolazione».
Gli spagnoli, ha detto il premier, dovranno scegliere il 29 novembre se «unirsi all’ondata di estrema destra che porta al regresso ovunque governi» oppure dare mandato a una «maggioranza progressista più ampia» affinché «la Spagna continui a essere un baluardo di apertura e giustizia sociale» e un «punto di riferimento mondiale per la pace, il femminismo e la prosperità».
Tuttavia, al momento i sondaggi danno per favorita la destra con il Partido Popular (PP) intorno al 32% e l’ala estrema di Vox al 19% secondo i dati di Electocracia aggiornati a ottobre. I socialisti (Psoe) di Sánchez si fermano al 26%. Con questi numeri un’eventuale coalizione PP-Vox supererebbe la soglia di 176 seggi necessari per avere la maggioranza assoluta, arrivando a oltre 200 eletti. Il Psoe spera però di recuperare terreno, anche cavalcando la mobilitazione per la casa, nonostante le turbolente vicende legali che nell’ultimo anno hanno coinvolto persone vicine al leader Sánchez, a partire dalla moglie (rinviata a giudizio per corruzione) e dal fratello.
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