In Polonia sta nascendo il più grande esercito d’Europa: budget da 53 miliardi di euro e armi prodotte in casa
In Polonia sta nascendo il più grande esercito d’Europa: budget da 53 miliardi di euro e armi prodotte in casa
Varsavia sposta gli acquisti sui produttori locali e l’Europa centrale: ecco la nuova mappa dei contratti militari. Secondo i dati dell’Agenzia polacca la spesa per gli approvvigionamenti è quadruplicata dal 2022 

di Anna Di Rocco 01/09/2026 12:17

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La Polonia sta costruendo il più grande esercito terrestre d’Europa e, parallelamente, sta cambiando anche la geografia delle proprie forniture militari. Varsavia sta spostando sempre più gli acquisti verso i produttori nazionali e, più in generale, verso le aziende dell’Europa centrale, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza da fornitori lontani e difficili da mobilitare rapidamente in caso di emergenza. 

La svolta è evidente nei numeri. Secondo i dati dell’Agenzia polacca per gli armamenti, analizzati da Reuters, la spesa per gli approvvigionamenti della difesa da aziende domestiche, comprese le joint venture con società di Paesi europei, è quasi quadruplicata dal 2022, arrivando a 30,4 miliardi di zloty (circa 8,15 miliardi di dollari) nel 2025. 

La guerra in Ucraina ha imposto un accelerazione alla spesa militare europea, ma per Varsavia il rafforzamento delle forze armate è diventato una priorità assoluta: condividendo un confine con l’Ucraina e considerando la Russia una minaccia esistenziale. «Stiamo costruendo il più grande esercito terrestre d’Europa», ha dichiarato a Reuters il viceministro degli Asset statali Konrad Golota, «il fatto che sia prodotto in Polonia sta diventando sempre più importante».

Una spesa militare da 53 miliardi 

Quest’anno la Polonia, secondo i dati Nato, dovrebbe destinare circa 53 miliardi di euro alla spesa core per la difesa, il quarto valore più alto nell’Unione Europa dopo Francia, Italia e Germania. Nel 2025 erano circa 44 miliardi. La spesa equivale a circa il 4,7% del pil. 

Nella corsa al riarmo, però, i grandi sistemi stranieri restano una componente importante del piano di modernizzazione, dagli Abrams americani ai caccia F-35 alle batterie missilistiche Patriot. Accanto a questi programmi, però, Varsavia sta aumentando la produzione interna di droni, munizioni e altri equipaggiamenti utilizzati con maggiore frequenza. 

Dalla Repubblica Ceca alla Germania

La nuova strategia sta creando spazio anche per i produttori dell’Europa centrale. Tra i gruppi più attivi c’è la ceca Csg, uno dei principali fornitori di munizioni all’Ucraina, che negli ultimi mesi ha firmato diversi accordi per aumentare la propria presenza produttiva in Polonia. Il gruppo trasferirà a Mesko, società controllata da Pgz, la tecnologia per la produzione di propellenti e ha siglato un accordo per ampliare la produzione di droni, missili, munizioni e veicoli blindati.  

Anche altri gruppi stanno seguendo la stessa direzione. Grupa Niewiadow, società polacca controllata da Niewiadow Pgm, sta sviluppando insieme a Knds Ammo France una linea per la produzione di munizioni da 155 millimetri, con una capacità prevista di 180 mila proiettili l’anno dal 2027. Pgz ha inoltre annunciato una partnership con l’estone Frankenburg Technologies per produrre in Polonia sistemi di difesa aerea a cortissimo raggio.

Secondo Zdenek Rod, esperto di difesa della Cevro University di Praga, la Polonia sta diventando un esempio di near-shoring della produzione militare in Europa. Se in passato la priorità era assicurare l’interoperabilità della Nato attraverso le forniture americane, oggi Varsavia punta anche a rendere più resilienti le proprie catene di approvvigionamento, aumentando il ricorso a fornitori regionali.

La sfida per le aziende straniere

La stessa logica sta attirando i grandi gruppi europei. La tedesca Rheinmetall ha indicato la crescente domanda polacca tra le ragioni della decisione di creare nel Paese nuove capacità produttive e un hub regionale per la manutenzione dei sistemi da combattimento terrestri.

Le forze armate polacche hanno superato quest’anno 220 mila effettivi e Varsavia è tra i Paesi Nato più vicini all’obiettivo di destinare il 5% del Pil alla difesa entro il 2035. Il mese scorso il governo ha inoltre proposto a Ucraina e Stati Uniti di produrre congiuntamente missili per il sistema Patriot. Per le aziende straniere, dunque, il mercato polacco sta diventando sempre più legato agli investimenti locali. «Se volete vendere in Polonia, dovete investire in Polonia, trasferire tecnologia e lavorare con noi a progetti congiunti», ha sintetizzato Golota in colloquio con Reuters. La logica è quella di costruire non solo un esercito più grande, ma anche una filiera industriale in grado di sostenerlo. (riproduzione riservata)