Il petrolio frana, il Nikkei corre dopo il discorso di Trump su guerra e sanzioni. Cina: export da record
Il petrolio frana, il Nikkei corre dopo il discorso di Trump su guerra e sanzioni. Cina: export da record
L’intervento del G7 e il discorso di Trump per tranquillizzare i mercati allentano le tensioni. E il petrolio compie l’inversione a U più grande della storia: da quasi 120 a 88 dollari al barile in un giorno

di Elena Dal Maso 10/03/2026 07:40

Ftse Mib
45.274,85 10.43.40

+2,84%

Dax 30
24.032,74 10.43.54

+2,66%

Dow Jones
47.740,74 9.52.15

+0,50%

Nasdaq
22.695,95 6.25.15

+1,38%

Euro/Dollaro
1,1653 10.28.55

+0,52%

Spread
70,02 10.58.41

-6,45

Asia al rimbalzo martedì 10 marzo dopo il discorso di Trump sulla fine vicina della guerra del Golfo e l’intervento del G7 che ha promesso di immettere sul mercato le scorte strategiche di greggio. Alle ore 7:30 italiane il Nikkei balza del 2,7%, Hong Kong dell’1,9%, Shanghai dello 0,5%. Il petrolio frana (Wti -6,3% a 88,25 dollari) in quello che gli analisti di Bloomberg hanno definito il maggior movimento della storia in 24 ore. Infatti ieri mattina in Asia i prezzi erano arrivati vicino a 120 dollari. L’euro si muove debole a 1,1629, mentre i futures sul Nasdaq sono per ora in calo (-0,17%) dopo una sessione positiva a Wall Street.

Trump: la guerra può finire molto presto, possibile cancellazione delle sanzioni sul petrolio

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha detto lunedì sera che potrebbe allentare alcune sanzioni legate al petrolio, far scortare dalla United States Navy le petroliere nello Stretto di Hormuz e ha previsto che la guerra con l’Iran potrebbe concludersi «molto presto».

Il presidente ha detto di non ritenere che il conflitto finirà già questa settimana, ma ha insistito sul fatto che l’operazione militare è in anticipo rispetto ai tempi previsti e ha cercato di rassicurare gli investitori preoccupati per l’andamento dei prezzi dell’energia. Allo stesso tempo ha avvertito che gli Stati Uniti potrebbero intensificare i bombardamenti «a un livello molto, molto più duro» se Teheran dovesse interrompere le forniture di petrolio.

«Stiamo cercando di mantenere bassi i prezzi del petrolio», ha detto Trump durante una conferenza stampa nel suo resort di Doral, in Florida. «Sono saliti artificialmente a causa di questa operazione». Il presidente ha aggiunto che potrebbe sospendere «alcune sanzioni legate al petrolio per ridurre i prezzi», senza fornire ulteriori dettagli. Ha però confermato di aver discusso dell’argomento con il presidente russo Vladimir Putin durante una telefonata avvenuta lunedì.

La Russia è soggetta a numerose restrizioni sul settore petrolifero, tra cui un tetto al prezzo del greggio e sanzioni statunitensi contro i suoi due maggiori produttori, misure pensate per ridurre le entrate di Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina. Trump starebbe valutando diverse opzioni per contrastare il rialzo dei prezzi di petrolio e benzina provocato dalla guerra con l’Iran. Tra queste ci sarebbero il rilascio di scorte strategiche di emergenza, la sospensione della tassa federale sulla benzina — che richiederebbe l’approvazione del Congresso — e un possibile intervento del United States Department of the Treasury sul mercato dei futures petroliferi.

Il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva già suggerito che gli Stati Uniti potrebbero allentare ulteriormente le sanzioni sul petrolio russo dopo aver consentito temporaneamente la scorsa settimana alle raffinerie indiane di acquistare più greggio da Mosca.

Cina: export in forte crescita nei primi due mesi dell’anno

Le esportazioni della Cina sono aumentate del 21,8% su base annua, raggiungendo 656,58 miliardi di dollari nel bimestre gennaio-febbraio 2026. Il dato segna una forte accelerazione rispetto al +6,6% di dicembre e supera nettamente le previsioni del mercato, che indicavano una crescita del 7,1%.

Si tratta dell’espansione più rapida delle vendite all’estero da ottobre 2021, sostenuta da una domanda globale robusta e da un inizio d’anno particolarmente dinamico.

Le esportazioni sono cresciute verso diversi mercati: Giappone (+8,9%), Hong Kong (+38,7%), Corea del Sud (+27%), Taiwan (+28,7%), Australia (+29,4%), i Paesi Asean (+29,4%) e Ue (+27,8%). Le vendite verso gli Usa, invece, sono diminuite dell’11%.

Tra i prodotti energetici, le esportazioni di prodotti petroliferi raffinati — tra cui diesel, benzina, carburante per aviazione — sono salite del 12,7%, raggiungendo 8,13 milioni di tonnellate. I dazi imposti nel 2025 dall’amministrazione Trump hanno rallentato solo marginalmente l’espansione dell’industria cinese. Molti produttori hanno infatti reindirizzato le esportazioni verso il Sudest asiatico, l’Africa e l’America Latina per compensare la domanda più debole proveniente dagli Stati Uniti. Secondo gli analisti, la tenuta dell’export cinese e il target di crescita del Pil 2026 più basso potrebbero ritardare l’introduzione di nuovi stimoli economici da parte di Pechino. (riproduzione riservata)