Il 6 marzo il petrolio Brent è balzato del 6,6%, superando quota 90 dollari al barile per la prima volta da marzo 2024. In parallelo, il greggio Wti si impenna del 9,5% e si attesta 88,6 dollari. I rialzi sono riconducibili alle ultime dichiarazioni del presidente Usa Donald Trump, che ha chiesto la resa incondizionata dell’Iran, alimentando i timori di un conflitto prolungato che potrebbe provocare gravi interruzioni nelle forniture globali di greggio.
«Non ci sarà alcun accordo con l’Iran se non la resa incondizionata! Dopo di che, e dopo la selezione di un leader, grande e soddisfacente, noi e molti dei nostri meravigliosi e coraggiosi alleati e partner lavoreremo instancabilmente per salvare l’Iran dall’orlo della distruzione, rendendolo economicamente più grande, migliore e più forte che mai. L'Iran avrà un grande futuro. Rendiamo l'Iran di nuovo grande (Miga!). Grazie per l'attenzione su questa questione!», ha scritto Trump su Truth Social.
Dal 2 marzo - prima seduta di borsa dallo scoppio del conflitto tra Usa e Iran - petrolio Brent e Wti hanno guadagnato rispettivamente il 25,7 e il 32,3%. In questo modo, i prezzi del greggio si avviano a registrare il più forte rialzo settimanale dal febbraio 2022, quando la Russia avviò l’invasione su larga scala dell'Ucraina. Da inizio 2026 i due benchmark energetici sono in rialzo rispettivamente del 47 e del 53%. (riproduzione riservata)