Stiamo vivendo l'età dorata di fine Ottocento. Allora furono Rockefeller, Carnegie e J.P. Morgan a concentrare ricchezza e potere economico. Oggi i protagonisti hanno nomi decisamente più familiari agli investitori: Nvidia, Microsoft, Apple, Amazon, Alphabet e gli altri colossi dell'intelligenza artificiale. Cambiano i protagonisti, ma il copione è sorprendentemente simile: innovazione tecnologica, enorme concentrazione della capitalizzazione di mercato e performance trainate da pochi grandi vincitori. Anche in Europa il fenomeno è evidente. Lo Stoxx Europe 600 tratta oggi a 15 volte gli utili, a premio del 10% rispetto alla media storica. Ma il mercato non sta premiando tutti allo stesso modo. Negli ultimi mesi le revisioni degli utili sono arrivate quasi esclusivamente dal settore energetico. Per questo Equita continua a privilegiare società che combinano leadership industriale e valutazioni ancora interessanti. Tre le super top pick per il secondo semestre.
Piazza Affari continua invece a vivere una stagione dominata dalle banche. Morgan Stanley si aspetta un secondo trimestre con utili complessivi nell'ordine dei 7,4 miliardi di euro, margini di interesse ancora solidi, costi sotto controllo e livelli di capitale elevati dovrebbero consentire agli istituti italiani di sorprendere positivamente rispetto alle attese del consenso. Tra i nomi preferiti spiccano soprattutto Unicredit e Bper. Più cauta invece la valutazione su Banco Bpm.
Se le trimestrali sono importanti, la partita dell'm&a ruba però la scena ai numeri. Il cda di Mps ha infatti bocciato, almeno nella sua forma attuale, l'offerta di Intesa Sanpaolo. Secondo Siena il premio riconosciuto agli azionisti è insufficiente, le sinergie appaiono troppo ottimistiche e restano numerose incognite regolamentari e industriali. Al tempo stesso Mps continua a difendere il proprio piano stand-alone e mantiene aperta la porta al progetto di aggregazione con Banco Bpm, considerato più coerente sotto il profilo industriale. Il mercato mantiene un approccio più pragmatico. Barclays ritiene infatti che molte delle obiezioni sollevate da Mps possano essere risolte con modifiche relativamente limitate all'offerta, soprattutto aumentando la componente cash o rivedendo il perimetro delle cessioni previste a Unipol. La partita riserverà ancora molte sorprese.
Oggi la protagonista indiscussa è l'intelligenza artificiale. È il motore che alimenta il rally delle borse, la giustificazione di valutazioni sempre più tirate e la convinzione che il ciclo economico possa continuare a sorprendere positivamente. Ma vale la pena guardare un gradino più in basso nella catena del valore. L'AI, infatti, non vive soltanto di chip e data center. Per funzionare ha bisogno di una quantità enorme di energia. E quell'energia deve arrivare dove serve. Secondo il Dipartimento dell'Energia americano il vero collo di bottiglia non è più produrre elettricità, ma trasportarla. La crescita dei data center, il reshoring industriale e l'elettrificazione stanno mettendo sotto pressione una rete di trasmissione costruita per un mondo completamente diverso. Negli Stati Uniti sono già stati approvati progetti infrastrutturali per circa 80 miliardi di dollari, ma il fabbisogno continua ad aumentare. Ed è qui che entra in scena Prysmian. Jefferies ritiene che il gruppo italiano sia uno dei principali beneficiari di questa nuova fase degli investimenti infrastrutturali. Non è un caso che abbia già conquistato uno dei primi grandi contratti del progetto Grain Belt Express in Usa.
Ma non c'è soltanto l'energia. Anche un titolo tradizionalmente percepito come difensivo come Poste Italiane continua a sorprendere. Ubs ha rivisto decisamente al rialzo il target price, portandolo a 31,9 euro, grazie a un mix di crescita organica e potenziale creazione di valore derivante dall'operazione su Tim. Il vecchio luogo comune secondo cui Poste sarebbe soltanto dividendi e libretti di risparmio appartiene al passato. Oggi il gruppo è sempre più una piattaforma integrata tra logistica, pagamenti, assicurazioni e telecomunicazioni.
Per Fincantieri il prossimo appuntamento importante sarà il 29 luglio, quando presenterà i risultati del secondo trimestre 2026. Equita e Mediobanca Research vedono un trimestre ancora in crescita e ritengono scontata la conferma della guidance 2026 (ricavi tra 9,3 e 9,4 miliardi ed ebitda adjusted vicino ai 700 milioni). A trainare saranno soprattutto alcune aree strategiche: il business Underwater, previsto in crescita dell’11%, l’Offshore con un impressionante +32% e l’Energy, Shipbuilding & Infrastructure in ulteriore sviluppo.
De’ Longhi sembra aver trovato la sua rotta dentro una tazzina di espresso. Goldman Sachs ha iniziato la copertura sul titolo con una raccomandazione buy. Secondo la banca americana, il mercato starebbe ancora valutando De’ Longhi come una società tradizionale di piccoli elettrodomestici, mentre la vera storia è un’altra. La parola chiave è: caffè professionale dove De’ Longhi ha costruito la sua trasformazione, attraverso acquisizioni strategiche come Eversys e La Marzocco. Lo scenario più ambizioso? Lo spin-off del segmento professionale nel 2028. In questo caso, la somma delle parti del gruppo potrebbe portare il valore teorico del titolo tra 58 e 61 euro, con un potenziale di rialzo superiore al 50%.
La terza storia arriva da un settore completamente diverso: quello dell’oro. Confinvest Oro ha chiuso il primo semestre del 2026 con una crescita molto significativa: ricavi preliminari pari a 86 milioni di euro, in aumento dell’80% rispetto ai 48 milioni dello stesso periodo del 2025 grazie a Dierre, il ramo d’azienda acquisito attraverso un’operazione di reverse take-over perfezionata a febbraio. Anche la componente digitale è cresciuta: Conto Lingotto, la piattaforma dedicata all’acquisto, vendita e custodia di oro fisico, ha generato 2 milioni di ricavi nel semestre, in crescita del 59%. E non mancano nuovi obiettivi: ulteriori investimenti nella piattaforma digitale, ampliamento dei servizi e possibili nuove acquisizioni, sempre con un approccio selettivo.
È tutto per oggi. Continuate a seguirci per ulteriori approfondimenti nel prossimo numero di Follow the report e se pensate che possa interessare a qualcuno inoltrate la newsletter.
Francesca