L’eredità economica di Milano-Cortina 2026 non è solo fatta di infrastrutture e visibilità internazionale, ma si misura anche in fiducia: quella dei mercati e quella, ritrovata, dei risparmiatori domestici verso il debito pubblico. È il filo conduttore dell’intervento del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a Motore Italia – Edizione Milano Olimpica Internazionale, il roadshow di Class Editori che al Gattinoni Hub di Milano ha riunito istituzioni, imprese e finanza per interrogarsi sul futuro del Paese dopo i Giochi.
«In questi anni abbiamo lavorato duramente e in silenzio per riportare il nostro Paese a livello di credibilità che merita in Europa», rivendica il ministro, «molti sono i segnali positivi che abbiamo già raccolto e mi riferisco tra l’altro alle promozioni delle agenzie di rating e all’abbassamento del valore dello spread…. È una medaglia anche questa, non olimpica in materia finanziaria».
Una credibilità che si riflette in modo diretto nella struttura del debito e nei comportamenti dei risparmiatori. «Oggi, capovolgendo le proporzioni di qualche anno fa, le famiglie italiane posseggono oltre 300 miliardi di titoli pubblici a fronte di poco o più di 50 miliardi di titoli bancari», sottolinea il ministro.
Un dato che certifica, secondo il titolare del Tesoro, un cambio di paradigma: «È cresciuta la fiducia dei cittadini nei confronti del Paese e del governo». Il rafforzamento della domanda domestica di Btp – sostenuta anche da strumenti come Btp Italia e Btp Valore – viene letto come un pilastro della stabilità finanziaria. «Affidabilità e serietà sono stati terreno fertile per una tendenza che ormai viene guardata con ammirazione anche da altri Paesi europei», osserva Giorgetti.
Dentro questo perimetro finanziario si inserisce anche l’effetto Milano-Cortina. Per Giorgetti, le Olimpiadi rappresentano «una punta di diamante» nella costruzione della reputazione del Paese: «Hanno dato un tocco quasi artistico alla credibilità dell’Italia», contribuendo a rafforzare un percorso che lega grandi eventi, investimenti infrastrutturali e crescita economica.
Il quadro internazionale, però, resta complesso. Giorgetti non nasconde le incognite legate allo scenario geopolitico: «Le tensioni internazionali creano incertezza e instabilità nei processi economici. Le guerre generano paura e chiusura, con conseguenze immediate come l’impennata dei prezzi energetici e un rischio inflazionistico per le famiglie».
E ancora. «Il famigerato spread ha rialzato la testa ed è uno stress test impegnativo anche per i conti pubblici», aggiunge il ministro, ribadendo però la linea dell’esecutivo fatta di continuità e prudenza. «Continueremo a lavorare come abbiamo fatto finora, riservatamente, con serietà e responsabilità. Pensiamo che sia l’unico modo per affrontare e superare anche questa fase». (riproduzione riservata)