Il ministro Crosetto a MF: l’Ue intervenga in fretta su energia e difesa, i fondi Safe non si possono usare
Il ministro Crosetto a MF: l’Ue intervenga in fretta su energia e difesa, i fondi Safe non si possono usare
Secondo il ministro della Difesa, Bruxelles dovrebbe attivare dei meccanismi a protezione di industria ed economia in tempi rapidi. I fondi Safe? Non sono idonei contro il caro energia. La soluzione migliore è la deroga al Patto di Stabilità

di di Anna Di Rocco 20/05/2026 20:00

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Bisogna agire in fretta. Perché mentre lo Stretto di Hormuz torna a essere il collo di bottiglia del mondo, Bruxelles discute di regole e procedure. Ma la crisi energetica corre più veloce della burocrazia. È questo il ragionamento che il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha affidato a MF-Milano Finanza, interpellato a margine del question time alla Camera su quelle che dovrebbero essere le risposte europee alle tensioni sui prezzi dettate dal conflitto nel Golfo e dalla crisi nello stretto di Hormuz.

«L’Europa dovrebbe attivare dei meccanismi a protezione della propria industria, della propria economia, dei propri cittadini. E dovrebbe farlo con una velocità che non è sempre compatibile con la burocrazia di Bruxelles», ha chiarito. E questo perché, secondo il titolare di Palazzo Baracchini, il tema energetico è legato a doppio filo con quello della competitività europea. «Se Bruxelles vuole pensare di competere con le grandi potenze del mondo, dagli Stati Uniti alla Cina, deve adeguarsi alla velocità. Non è più possibile avere i tempi di vent’anni fa, perché il mondo si muove molto più velocemente».

Safe non è idoneo contro il caro energia, servono meccanismi europei

A scanso di equivoci, il ministro ha chiarito che le risorse del programma europeo Safe (i 150 miliardi di euro destinati a investimenti comuni nella difesa) «non possono essere utilizzati per contrastare il caro energia», smontando così una delle ipotesi circolate negli ultimi giorni dentro il dibattito europeo. «Non credo che l’Europa lo concederebbe, quello che può fare è però concedere di uscire dai parametri del Patto per tutto ciò che è ritenuto importante», ha detto il ministro, rispondendo in Transatlantico alle domande poste da questo giornale.

Un’affermazione che strizza l’occhio alla lettera che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha inviato domenica scorsa a Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, in cui chiedeva di poter inserire le spese per l’energia, e non soltanto quelle della difesa, all’interno della clausola di salvaguardia nazionale che concede ai governi spazi di bilancio.

Non per caso, durante il colloquio, Crosetto ha ammesso di parlare sia come istituzione sia come italiano. «Io faccio un ragionamento da ministro della Difesa e da cittadino: da una parte esprimo la necessità di questo Paese di adeguarsi dal punto di vista della sicurezza e della difesa. Dall’altra sono totalmente consapevole che questa crisi – che parte dallo Stretto di Hormuz e di cui l’Italia, come gli altri Paesi, non ha alcuna colpa – ha un peso rilevante sull’economia, sulla vita di ognuno di noi». Ed è questo il motivo per cui «l’Europa dovrebbe attivare dei meccanismi a protezione della propria industria, della propria economia, dei propri cittadini», non di certo, ha puntualizzato il ministro, «per una richiesta avanzata dall’Italia».

L’offerta di Bruxelles sui fondi di Coesione e i residui del Pnrr

Di attivare nuovi meccanismi, però, l’Europa non sembra volerne sapere. Tant’è che a Bruxelles sta prendendo corpo un’altra strada: utilizzare le risorse residue del Pnrr e dei fondi di Coesione per finanziare gli interventi contro il caro energia, senza dover aprire subito uno sconto alle deroghe fiscali. Soluzione che porta anche la firma del vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, che a margine del Festival dell’Economia di Trento ha rivendicato la possibilità d’uso di questi «due strumenti», enfatizzando l’apertura già mostrata dalla Commissione.

«Continuiamo su questa strada», ha spiegato, indicando esplicitamente il caro energia e il comparto agricolo tra i possibili destinatari delle nuove rimodulazioni. E accanto ai fondi di Coesione, si guarda anche al Pnrr. Le ultime linee guida della Commissione fissano al 31 maggio il termine ultimo per presentare l’ultima revisione dei Piani nazionali di ripresa e resilienza. Un passaggio che, secondo il vicepresidente, «può essere utilizzato anche per questa opportunità». Secondo i primi calcoli, si potrebbe arrivare a un pacchetto compreso tra i 3 e i 5 miliardi di euro. Ma le richieste che arrivano a Palazzo Chigi sono tante e i margini finanziari potrebbero non essere sufficienti. (riproduzione riservata)