Se i mercati avessero un umore, in questo momento sarebbe probabilmente un po' schizofrenico. Da una parte continuano a scommettere sulla crescita economica e sull'intelligenza artificiale; dall'altra, appena qualcosa va storto, corrono a cercare riparo nei settori più difensivi. Il risultato? Semiconduttori sulle montagne russe, petrolio in rialzo, rendimenti obbligazionari sotto pressione e investitori sempre più selettivi.
Partiamo dagli Stati Uniti, dove l'economia continua a sorprendere. Una buona notizia per gli utili societari, meno per chi sperava in una rapida discesa dei tassi. Il Treasury Usa decennale resta a un passo dal 5%, spinto non soltanto dalla forza della crescita, ma anche dall'enorme fabbisogno di finanziamento americano e dalle nuove emissioni obbligazionarie delle grandi società tecnologiche, impegnate a sostenere gli investimenti nell'AI. In questo scenario arrivano le elezioni midterm del 3 novembre: tre scenari possibili, ma solo uno con una probabilità del 60%.
Secondo Equita, tuttavia, il risultato elettorale potrebbe contare meno di quanto sembri: indipendentemente da chi controllerà il Congresso, la corsa americana all'intelligenza artificiale e alle infrastrutture energetiche difficilmente si fermerà. La view sull'azionario rimane moderatamente positiva, con una preferenza per Europa e Italia, dove le valutazioni sono decisamente più interessanti rispetto a Wall Street. Proprio a Piazza Affari ci sono 14 azioni su cui mantiene uno strong buy.
Il semaforo verde di Schroders si accende sull'azionario americano ed europeo, sui mercati emergenti asiatici (Cina esclusa), sull'oro e sull'energia. Interesse anche per il debito emergente in valuta locale e per lo yen giapponese. Il giallo riguarda, invece, Giappone, Treasury e titoli di Stato europei, dove le incertezze fiscali e politiche suggeriscono prudenza. Il rosso è riservato al credito americano, sia investment grade sia high yield, e al dollaro, che dopo il recente apprezzamento potrebbe aver già scontato buona parte delle notizie positive.
A rendere il quadro ancora più interessante è l'ultima fotografia dei flussi di Citi: gli investitori stanno riducendo il rischio praticamente ovunque, aumentando le posizioni ribassiste su Stati Uniti, Europa e Asia. Particolarmente affollate le scommesse al ribasso sul Russell 2000 americano e sui mercati asiatici, come Hong Kong e Corea del Sud. Attenzione però: quando tutti scommettono contro il mercato, basta una buona notizia per innescare ricoperture e rimbalzi anche violenti. Il pessimismo, insomma, può diventare un catalizzatore positivo.
In Italia, invece, le banche si preparano a presentare trimestrali decisamente interessanti. Secondo le stime di Barclays, gli istituti italiani dovrebbero mettere a segno oltre 7,2 miliardi di euro di utili nel terzo trimestre. I fondamentali restano solidi, i ricavi crescono più dei costi e la remunerazione degli azionisti continua a essere generosa, tra dividendi e buyback. Tra i nomi preferiti spicca Unicredit, considerata particolarmente interessante per la crescita attesa degli utili e le possibili opportunità di consolidamento, anche grazie alla partita tedesca con Commerzbank. Positive anche le valutazioni su altre tre banche, due delle quali non hanno ancora sparato tutte le cartucce in un’ottica m&a.
Peccato che, proprio mentre il settore bancario italiano si prepara a festeggiare, sia arrivata la Legge di Bilancio a ricordare che una parte dei loro utili deve essere destinata alle casse dello Stato. La manovra prevede infatti maggiori imposte per banche e assicurazioni, tra incremento dell'Ires, modifiche alla deducibilità fiscale e altre misure. Secondo le stime degli analisti, l'impatto medio sugli utili per azione delle banche nel 2027 potrebbe aggirarsi intorno al 4-4,5%. Un elemento negativo non soltanto per la redditività, ma anche perché aumenta l'incertezza regolamentare e il premio per il rischio richiesto dagli investitori.
Se la politica presenta qualche conto inatteso, la tecnologia continua invece a offrire segnali incoraggianti. Lo dimostrano i risultati di STMicroelectronics che nel terzo trimestre ha superato le attese su ricavi e margine lordo, beneficiando soprattutto della domanda di chip destinati ai data center e all'intelligenza artificiale. Ancora più interessanti le prospettive: per il quarto trimestre la società ha previsto risultati superiori al consenso e indicato ricavi dai data center oltre i 2 miliardi di dollari nel 2027. La ripresa del business si consolida, con gli analisti che intravedono spazio per revisioni al rialzo delle stime.
Anche Leonardo ha ricevuto buone notizie, in questo caso dagli Stati Uniti: la controllata Drs ha battuto le attese e migliorato la guidance per il 2026, confermando la solidità della domanda nel settore della difesa, indipendentemente dal risultato delle elezioni americane. Un segnale importante, considerando che la sicurezza nazionale sembra essere uno dei pochi temi su cui democratici e repubblicani riescono ancora a trovare un accordo.
Dalla tecnologia alla salute il passo è meno scontato, ma anche qui l'innovazione promette di cambiare le regole del gioco. Il caso più interessante riguarda i vaccini personalizzati a mRNA sviluppati da Moderna e Merck contro il melanoma. I risultati preliminari di uno studio clinico hanno mostrato una riduzione fino al 49% del rischio di recidiva o morte a cinque anni. Una notizia straordinaria.
Ma attenzione a non confondere una grande promessa scientifica con un modello di business già consolidato: restano da chiarire efficacia di lungo periodo, costi di produzione e sostenibilità dei prezzi. Secondo Swisscanto, proprio la complessità della personalizzazione potrebbe rendere queste terapie molto costose. La strategia preferibile? Puntare su società farmaceutiche diversificate, con bilanci solidi e prodotti già commercializzati, evitando di trasformare il portafoglio in una scommessa binaria tra successo e fallimento di un singolo studio clinico. Cinque le idee di investimento più interessanti e convenienti.
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Francesca