Il libro di Mario Draghi: l’effetto Hormuz durerà, le sfide sono globali. Ecco come l’Europa deve unirsi per non sparire
Il libro di Mario Draghi: l’effetto Hormuz durerà, le sfide sono globali. Ecco come l’Europa deve unirsi per non sparire
Esce martedì 16 giugno per Rizzoli il libro dell’ex presidente del Consiglio ed ex numero uno della Bce con un titolo che sembra un whatever it takes editoriale: «Competere o sparire». Al centro della riflessione l’Europa, il suo destino comune e la sua identità, dalla quale bisogna partire per rendersi più autonomi su energia, difesa e tecnologia

di di Roberto Sommella 15/06/2026 19:45

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I mercati festeggiano l’accordo di pace tra Usa e Iran, flettono i prezzi del petrolio e gli interessi sul debito pubblico. Ma c’è una voce autorevole che mette in guardia tutti da festeggiamenti prematuri, perché la stretta di Hormuz è destinata ad avere ancora effetti sulle economie senza una visione strategica riformista. Quella persona è Mario Draghi.

L’ex banchiere centrale lo scrive a chiare lettere nel suo primo libro sull’Europa in uscita mertedì 16 per Rizzoli e che MF-Milano Finanza ha potuto leggere in anteprima. L’Unione ha già fatto un miracolo nel costruire in pace uno spazio libero e florido, ma ora dovrà effettuare un rapido sforzo aggiuntivo, tecnologico, politico ed economico, racconta in oltre 200 pagine l’ex presidente del Consiglio, il cui volume ha un titolo che sembra un whatever it takes editoriale: «Competere o sparire». Questo perché il mondo è cambiato e non sarà più quello di una volta, compreso il nostro piccolo e antico, che tutto fece e scoprì.
«Non voglio fingere che ciò che attende l’Europa sia facile. La tensione cui è sottoposto il nostro continente è profonda e si fa più pesante di mese in mese. Ma quello attuale - scrive Draghi in un testo che ha rielaborato alcuni dei suoi interventi dal 2023 al 2026 - non è solo un momento di pericolo. È anche un momento di rivelazione. Perché le forze che oggi mettono alla prova l’Europa stanno compiendo qualcosa che decenni di pace e prosperità non sono riusciti a fare: stanno spingendo gli europei a riconoscere, ancora una volta, ciò che hanno in comune e ciò che sono disposti a costruire insieme». Dunque che fare?, parafrasando un celebre titolo di Altiero Spinelli, uno degli autori del Manifesto di Ventotene, pamphlet federalista del 1941 assai più agile (ma anche meno attuato) del libro draghiano.

Il governatore onorario della Banca d’Italia unisce il sapere economico all’acume politico e spera che qualcuno lo ascolti. E chiede ai governanti europei di avere fiducia, una fiducia «che dovrebbe anche renderci più consapevoli della portata del compito che ci attende». Dal 2020 gli shock esterni si sono susseguiti, ciascuno aggravando il precedente e restringendo lo spazio per qualsiasi esitazione. «Stiamo ancora assorbendo i dazi da parte del nostro principale partner commerciale, a livelli senza precedenti da un secolo a questa parte. Da ultimo, la guerra in Medio Oriente ha riportato l’inflazione nelle nostre economie e l’ansia nelle nostre famiglie». Da qui la profezia, che si spera venga disattesa ma di cui si deve tenere conto perché non sono pochi gli analisti a temere un pagamento per passare nello stretto di mare mediorientale. «Anche quando lo stretto di Hormuz riaprirà, le interruzioni alle catene di approvvigionamento potrebbero perdurare per mesi o anni», ammonisce Draghi, che chiede a tutti di agire per tempo al fine di costruire un nuovo paesaggio europeo (sottotitolo del libro), usando la forza del pensiero libero e anche della tradizione.
L’Ue, ragiona Draghi, è un esperimento con pochi precedenti nella storia dell’umanità. Un continente «segnato per secoli da divisioni e guerre ha intrapreso un percorso di unità e pace per garantire prosperità e benessere ai suoi cittadini». Da questa identità deve partire per rendersi più autonoma dal punto di vista energetico, della difesa e della tecnologia, raddoppiando sforzi e il bilancio europeo. Servono 1.200 miliardi per costruire la nuova Europa: tanto, se si pensa al bilancio comunitario che nessun Paese vuole rimpinguare; pochissimo, se si analizza il valore di SpaceX in borsa. L’Europa, se mette in piedi un’azione comune, può diventare forte come Elon Musk, potente come gli Stati Uniti di Donald Trump, ma deve farlo con concretezza, dote che non manca al banchiere centrale, nota Martin Wolf nella prefazione al libro che sembra quasi un’investitura come mediatore per la pace in Ucraina e Medio Oriente, figura che i leader stentano a individuare, pur avendo in mente lui, Mario, come affettuosamente lo chiamano gli amici di sempre.

«L’agire insieme è divenuto condizione necessaria per affrontare la competizione con le altre grandi potenze del mondo, ma anche per sopravvivere con quei valori che nel corso degli anni sono venuti a definire questa identità comune. La costruzione dell’Europa poggia su un modello economico e sociale unico, capace di coniugare equità, solidarietà, rispetto dell’ambiente», scrive Draghi, consapevole delle grandi difficoltà che uno spazio di diritti si trova ad avere vivendo in un mondo in cui di diritto appare esistere solo quello del più forte.
La formula per Draghi è quella del federalismo pragmatico e non idealista di Spinelli, Colorni e Rossi: fare le riforme con chi ci sta. E, in particolare, farle all’interno dell’Eurozona, dando un fisco unico e un’Unione Bancaria alla moneta unica, architravi capaci di reggere poi l’Unione dei Capitali. E forse anche un programma di governo, vista la dedica che gli fa l’editore, che sembra emanazione della grande ammirazione che Marina Berlusconi nutre per il salvatore dell’euro: «Questo libro è insieme l’analisi dell’attuale situazione politico-economica e un concreto piano d’azione che ruota attorno al rapporto “Il futuro della competitività europea” presentato nel settembre 2024». È una dedica e insieme un auspicio per il futuro. (riproduzione riservata)