La forza di una tradizione di credibilità istituzionale, la peculiarità dell'ordinamento e la capacità nonché il tempismo del Governatore Fabio Panetta sono alla base delle nomine conferite venerdì scorso in Banca d'Italia a Paolo Angelini, chiamato a succedere come Direttore generale a Luigi Federico Signorini, che si è dimesso dopo tredici anni di Direttorio con decorrenza 31 marzo prossimo, e a Gianluca Trequattrini che assume la carica di Vice Direttore Generale nel grado fin qui ricoperto da Angelini. Si tratta di due alti dirigenti di particolare competenza, con una esperienza in diverse posizioni nell'Istituto e con costanti prove di impegno e dedizione.
Le nomine in questione dovrebbero essere un esempio, per la qualità e la tempestività, per gli incarichi in altre importanti istituzioni e imprese pubbliche, a maggior ragione mentre si assiste all'impasse della decisione sull'impegnativa successione, al vertice della Consob, a un personaggio straordinario qual è Paolo Savona il cui mandato purtroppo termina l'8 marzo.
Un'impasse che viene attribuita, nei commenti, all"esigenza" di aumentare la torta da dividere, secondo una logica spartitoria, tra i diversi partiti della maggioranza attendendo la scadenza di altre cariche apicali, a partire da quella alla presidenza dell'Antitrust o comunque alla definizione di impegni che tengano conto non solo della scadenza della carica Consob. Ciò, naturalmente, non significa mettere in dubbio sin d'ora le qualità di coloro che saranno nominati, ma è il metodo, che poi finisce con il pesare su chi è chiamato a ricoprire la carica, che non è accettabile. Si possono riproporre così i guasti della lottizzazione.
Tornando alla Banca d'Italia, tutte le nomine della specie muovono da una valutazione rigorosa, sulla base di criteri professionali meritocratici e di concreto impegno, da parte del Governatore, con riferimento innanzitutto al curriculum dei potenziali candidati e ai risultati effettivi del loro lavoro; a questa fase, tenendo anche conto di un diffuso sentire nell'Istituto che solitamente individua i maggiormente meritevoli, segue la sottoposizione del nominando al Consiglio superiore, su proposta del Governatore. L'esame di quest'ultimo organo, composto da personaggi che, "in primis", sono dotati di sicura autonomia intellettuale ed è competente per le decisioni di questo tipo fino al grado di Direttore generale, si conclude con il conferimento della nomina che giuridicamente è perfetta, ma per la sua efficacia è sottoposta all'approvazione, dopo un iter che passa per il parere del governo, da parte del Capo dello Stato, appunto con Dpr.
La felice peculiarità di questo procedimento, che reca un'impronta giolittiana tuttora valida, sta nel fatto, voluto dalla relativa normativa, di combinare l'esame e la decisione interna con funzioni dello stesso tipo " esterne" le quali si concludono, come accennato, con il decreto del Presidente della Repubblica che non è la mera sottoscrizione del provvedimento mentre la responsabilità fa capo al Governo, bensì è un atto che evoca quelli di più diretta competenza del Presidente e che a suo tempo fu considerato un atto semi-presidenziale. La norma che combina il concorso delle due decisioni - nomina ed efficacia della stessa - si può dire secolare, ma ha subito una negativa modifica per la nomina a Governatore con la cosiddetta legge per la tutela del risparmio - voluta nel 2005 "contra" Bankitalia - mutando il provvedimento al riguardo del Consiglio superiore in un parere, che naturalmente, ha il suo valore, mentre la nomina è di competenza del Capo dello Stato, ma previa la decisione, in prima battuta, del Governo. Resta, comunque, anche se attenuato, quel punto di forza "interno - esterno", prima sottolineato. Ciò è coerente con l'autonomia e l'indipendenza della Banca, anche come componente del Sistema europeo di Banche centrali regolato dal Trattato Ue che per l'Italia ha il rango di norma costituzionale: un'autonomia che è vivificata dal lavoro che essa svolge, dai risultati e dal prestigio di cui gode anche a livello internazionale.
E' capitato in qualche molto rara occasione che il governo abbia temporeggiato nell'attivare l'iter per l'efficacia della nomina deliberata dal Consiglio superiore, ma poi la fermezza dell'Istituto e le qualità del nominato hanno imposto l'attivazione del procedimento: si pensi al caso della nomina a Direttore generale del compianto Vincenzo Desario, all'epoca del governatorato di Antonio Fazio, fermissimo nel sostenere la scelta compiuta, date le qualità del nominato. Insomma, è la genesi delle nomine al vertice i cui caratteri si estendono, scendendo "per li rami" , a tutte le altre nomine interne "mutatis mutandis", un elemento di particolare forza dell'Istituto, che mantiene ancora numerose attribuzioni, mentre altre le svolge di concerto con la Bce. La qualità del personale e i risultati del lavoro che viene compiuto sono una ricchezza anche per il Paese. (riproduzione riservata)