Si chiama fondo Valore nuovi nati, sarà istituito presso l’Inps con una contabilità separata e dovrà consentire dal 1° gennaio 2027 ad ogni bebè di avere una copertura pensionistica minima garantita per il futuro. A regime alle casse dello Stato, tra 18 anni, costerà circa 680 milioni tra oneri diretti e minori entrate per agevolazioni fiscali. Ma l’impatto iniziale sui conti pubblici di una delle misure della manovra economica per la quale il ministro Giancarlo Giorgetti si è dichiarato orgoglioso sarà di 35,6 milioni, che saranno assorbiti dal contributo di 100 euro assicurato dall’Istituto attualmente guidato da Gabriele Fava a ognuno dei circa 350 mila bambini e bambine che nasceranno il prossimo anno. Un contributo che sarà erogato annualmente fino al compimento del diciottesimo anno d’età.
Genitori, zii, nonni, altri parenti fino al terzo grado, e affini fino al secondo grado, potranno rendere più robusto questo fondo con loro versamenti che fino a un massimo di mille euro beneficeranno di una detrazione d’imposta del 19%. Al compimento dei 18 anni il ragazzo, o la ragazza, potrà chiedere di passare il capitale accumulato a un fondo pensione: fino a quel momento il disegno di legge di bilancio affida a Cassa depositi e prestiti il compito di gestirlo secondo «criteri di prudenza».
Per i nuovi nati, insomma, la pensione futura - messa a repentaglio da percorsi lavorativi discontinui, da assegni che con il pieno decollo del metodo contributivo tendono inesorabilmente a ridursi e dalle tante incognite che aleggiano sul nostro sistema previdenziale - non sarà più esclusivamente un punto interrogativo. E la possibilità di convogliare questa dote di partenza su previdenza integrativa consentirà ai giovani di compensare il progressivo alleggerirsi dei trattamenti previdenziali obbligatori.
Nell’ultimo report della Ragioneria generale dello Stato sulla previdenza si sottolinea che «la partecipazione a strumenti di previdenza complementare contribuisce significativamente a modificare l’andamento futuro dei tassi di sostituzione lordi», che rappresentano il rapporto tra la prima rata di pensione pubblica e l’ultima retribuzione percepita. Sempre la Ragioneria nelle sue proiezioni fa notare che nel 2070 con l’apporto della previdenza integrativa il tasso di sostituzione lordo di un lavoratore dipendente privato salirebbe dal 58,4% al 66,3%, mentre quello di un lavoratore autonomo lieviterebbe dal 46,8% al 55,5%.
E in quest’ottica il fondo Valore nuovi nati può ricoprire un ruolo importante.
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L’onere diretto per lo Stato parte da 35,6 milioni nel 2027 e sale progressivamente a 71,2 milioni nel 2028, a 142,2 milioni nel 2030 fino ad arrivare, a regime, a 642,4 milioni nel 2044. A questo costo vanno aggiunte le minori entrate fiscali attese per effetto della detrazione d’imposta di cui beneficeranno i familiari del nuovo nato propensi a effettuare loro versamenti diretti al fondo, che sono stimate in -3,6 milioni nel 2028 per arrivare a -36,4 milioni nel 2044 e, a regime, a -36,9 milioni nel 2046.
A stabilire i criteri di gestione del fondo e le modalità di frequenza dei versamenti sarà un decreto attuativo che dovrà essere adottato entro la fine di giugno 2027 dal ministero del Lavoro, di concerto con quello dell’Economia, sentiti Inps, Banca d’Italia e Covip. In ogni caso l’Inps dovrà costituire nell’ambito del fondo una posizione per ogni minore entro tre mesi dalla nascita. (riproduzione riservata)