Magnifiche 7, un concetto ormai superato: ecco i nuovi vincitori della tecnologia. L’analisi di Jp Morgan Am
Magnifiche 7, un concetto ormai superato: ecco i nuovi vincitori della tecnologia. L’analisi di Jp Morgan Am
Il mercato si sta spostando dagli hyperscaler che investono in data center per l’AI verso altri titoli del mondo tech. Non tutti negli Stati Uniti.

di Marco Capponi 24/06/2026 12:20

Ftse Mib
51.775,75 13.57.41

-0,48%

Dax 30
24.652,34 13.57.45

-0,97%

Dow Jones
51.666,84 13.27.35

-0,09%

Nasdaq
25.587,04 7.25.15

-2,21%

Euro/Dollaro
1,1344 13.42.47

-0,34%

Spread
72,57 14.12.42

+0,49

Il concetto di Magnifiche 7 «è stato superato, e stanno al contempo emergendo altri temi che hanno reso l’approccio alla tecnologia più globale, anche all’infuori degli Usa». Così Maria Paola Toschi, global market strategist di Jp Morgan Am, ha presentato l’outlook per il secondo semestre del colosso americano dell’asset management.

Una visione di mercato in cui la tecnologia gioca un ruolo dominante («peraltro con multipli ancora razionali», sostiene Toschi), anche se sarebbe sbagliato approcciarsi a essa puntando solo sui soliti noti (le varie Meta, Apple, Microsoft, Google-Alphabet) che hanno dominato le corse dei mercati per tutto lo scorso decennio.

Il passaggio dagli hyperscaler alla catena del valore

Le vecchi Magnifiche 7 ormai sono diventate hyperscaler: società piene di cassa che possono investire centinaia di miliardi di dollari di capex (spese in conto capitale) per investire nei giganteschi data center in cui verranno poi immagazzinati i dati che servono all’AI per crescere e funzionare. 

La chiave di volta degli ultimi mesi, secondo Toschi, è proprio «la quantità di investimenti annunciati: ormai osserviamo una «minore correlazione tra hyperscaler, che non si muovono più come un monolite» come in passato. La crescita degli utili, spiega l’esperta, «si sta concentrando sugli operatori della catena del valore dell’AI, non negli hyperscaler che investono in data center».

Dagli Usa agli emergenti

Questa ampiezza di vincitori del nuovo ciclo ha provocato un altro grande cambiamento: il passaggio da un rally di mercato incentrato solo sui grandi nomi del Nasdaq a uno in cui cresce il ruolo dei mercati emergenti. «Indici come Corea e Taiwan hanno realizzato crescite eccezionali, beneficiando del riposizionamento dei portafogli lungo la catena del valore dell’intelligenza artificiale», segnala Toschi. 

Basta guardare la nuova mappa dei titoli più capitalizzati al mondo: la taiwanese Tsmc è al sesto posto con 2.260 miliardi di dollari di dollari, la coreane Samsung e SK Hynix rispettivamente decima (1.445 miliardi) e sedicesima (1.184 miliardi). Tutte società che hanno come business primario quello dei semiconduttori. 

Valutazioni da bolla o rally guidato dai fondamentali?

Un altro tema importante, secondo Toschi, è quello dei multipli. «Andando a considerare i cosiddetti Peg, cioè i prezzi rispetto alla crescita storica degli utili, osserviamo valutazioni correnti ragionevoli in settori come software e semiconduttori, proprio grazie alla crescita altissima degli utili che ha di fatto compresso i multipli nonostante la simultanea ed esplosiva crescita dei mercati».

Insomma, i prezzi crescono, ma gli utili lo fanno ancora di più. E in questo modo le valutazioni scendono. «Le opportunità legate all’AI sono globali», evidenzia la strategist. «La scomposizione nelle aspettative di crescita degli utili è il fattore che più di tutti ha contribuito alla crescita del mercato. Questo significa che finora la corsa dei mercati è stata fortemente giustificata dai fondamentali». 

Europa ai margini, ma in portafoglio può essere utile

E l’Europa? Il grande assente nella corsa all’intelligenza artificiale è proprio il Vecchio continente. «L’Europa ormai gioca una partita a sé», sottolinea Toschi. «Il tema della crescita tecnologica è praticamente assente, e il continente rimane fragile, anche politicamente, rispetto a Usa e colossi asiatici».

Paradossalmente però questa debolezza può diventare un elemento positivo in un portafoglio diversificato a livello geografico e di settori. Se è vero che comprando Stati Uniti o emergenti ci si espone ormai in modo massiccio alla catena del valore dell’AI (e quindi al tech, con tutti i rischi annessi), «l’Europa diventa il vero elemento di diversificazione, perché gli investimenti del continente sono indirizzati verso difesa e infrastrutture», conclude la strategist. (riproduzione riservata)