La patrimoniale sì, ma a patto di non chiamarla patrimoniale. È la mediazione lessicale che Angelo Bonelli prova a proporre al campo largo, riunito sul palco del Teatro Brancaccio di Roma per l’assemblea programmatica della Cgil. Una questione di parole, almeno in apparenza, dietro cui si nasconde una delle prime divergenze nella costruzione del programma di centrosinistra. Perché se la segretaria del Pd, Elly Schlein, ha aperto alla possibilità di una tassazione nazionale delle grandi ricchezze e Alleanza Verdi e Sinistra vuole inserirla tra le priorità della coalizione, Giuseppe Conte e Italia Viva continuano a esprimere perplessità.
«Non chiamiamola patrimoniale, se questo termine incute terrore, ma affrontiamo il tema», ha suggerito il co-portavoce di Avs, Angelo Bonelli. Una proposta che arriva dopo l’apertura della segretaria dem: «Siamo favorevoli a una tassazione dei super ricchi, è una battaglia che abbiamo portato avanti in Europa. Siamo aperti anche a discuterne a livello nazionale». Una posizione più esplicita rispetto a quella sostenuta finora dal Pd, che aveva privilegiato il terreno europeo.
A spingere per un intervento sui «paperoni» è soprattutto Nicola Fratoianni. La proposta di Avs riguarda i patrimoni più elevati, con l’obiettivo di recuperare risorse da destinare ai servizi pubblici, a partire da sanità e scuola. Ma la patrimoniale è anche uno dei temi rilanciati dal padrone di casa, Maurizio Landini, che ha trasformato l’assemblea programmatica della Cgil nella prima occasione di confronto pubblico sul palco per il campo largo (quasi al completo). Landini ha sostenuto la necessità di un contributo di solidarietà sulle grandi ricchezze, proponendo un prelievo dell’1% che, secondo le sue stime, potrebbe garantire un gettito di 25 miliardi di euro.
La convergenza si è però fermata davanti alle obiezioni del Movimento 5 Stelle. Conte ha ribadito che una patrimoniale non è la soluzione, sostenendo che nei Paesi in cui è stata introdotta non abbia prodotto i risultati attesi. Tra i rischi indicati dal leader pentastellato c’è soprattutto quello della fuga dei capitali all’estero. Una posizione condivisa da Maria Elena Boschi, presente per Italia Viva, che ha espresso dubbi sull’efficacia del prelievo.
Frantoianni ha respinto le obiezioni, invitando a non rinunciare alla misura per il timore che le ricchezze possano andare oltre confine. Sul fronte fiscale è arrivata anche la proposta di Riccardo Magi, leader di Più Europa, di intervenire sull’imposta di successione per i trasferimenti superiori a una soglia compresa tra 800 mila e 1 milione di euro. Un’ipotesi che, almeno sul palco, non ha tuttavia raccolto adesioni esplicite.
La patrimoniale si impone come uno dei primi nodi che il centrosinistra dovrà provare a sciogliere al tavolo programmatico, che prenderà il via sabato 7 novembre in videoconferenza con i capigruppo delle forze della coalizione. L’obiettivo è arrivare a un programma condiviso entro novembre, per poi definire il percorso delle primarie entro febbraio.
Oltre le divergenze fiscali, sul palco del Brancaccio sono emersi diversi punti di contatto: dal salario minimo agli investimenti in sanità e scuola, fino all’abolizione della legge Bossi-Fini e al superamento dei decreti sicurezza. Schlein ha insistito sulla necessità di rendere l’Italia un Paese più accessibile per chi cerca casa e cure, mentre Conte ha chiesto di rivedere i piani di riarmo. (riproduzione riservata)