Il calcolo quantistico è davvero una minaccia mortale per le criptovalute?
Il calcolo quantistico è davvero una minaccia mortale per le criptovalute?
Il quantum computer potrebbe rivoluzionare la sicurezza dei portafogli cripto. Ecco quali sono le blockchain meglio posizionate per affrontare la sfida 

di di Eliézer Ndinga* 29/04/2026 14:10

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Quella del calcolo quantistico è una sfida cruciale per gli asset digitali ed è fondamentale che chi vi investe sia a conoscenza dei rischi, di quanto questi siano seri e anche di quali blockchain sono meglio posizionate per affrontarli.

Ogni volta che si accede al proprio conto corrente bancario, che si invia un messaggio o che semplicemente si sblocca lo smartphone, complesse operazioni matematiche fanno in modo che le informazioni inserite restino private. È come una casella di posta: chiunque può depositarvi una lettera, ma solo chi la gestisce decide quale aprire e condividere il proprio indirizzo non aiuta affatto ad accedere a informazioni sensibili.

Questo algoritmo «a senso unico» non è alla base solamente della sicurezza digitale moderna, ma anche di quella dei portafogli cripto. In altre parole, nessun computer è in grado di ripercorrere il processo di accesso a questi portafogli a ritroso per ottenere le credenziali, in quanto il tempo necessario a risolvere questi calcoli sarebbe superiore al ciclo vitale di qualsiasi macchina.

Tuttavia, ognuno di questi assunti è stato messo in discussione con l’arrivo del primo computer quantistico e questo perché, mentre tutti i dispositivi elettronici, per quanto moderni, finora hanno risolto problemi matematici un passo dopo l’altro, queste attrezzature di nuova concezione si basano su una legge della fisica quantistica che permette di valutare una serie di possibilità differenti contemporaneamente. Per capire meglio, si immagini di svolgere una ricerca in biblioteca: una persona normale dovrebbe leggere i titoli di tutti i libri presenti fino a che non trova quello che sta cercando; un computer quantistico, invece, riesce a scannerizzare tutti i libri presenti in una volta sola.

Una tecnologia non ancora così avanzata

Va detto che oggi questa tecnologia non è così avanzata e un qualsiasi laptop continua a svolgere in modo molto più efficiente la maggior parte dei lavori quotidiani, ma guardando su cosa si basa la sicurezza digitale moderna, per alcuni settori può essere rivoluzionario e tra questi rientra il trading di asset digitali.

A dimostrazione di ciò, lo scorso 30 marzo è stato pubblicato un report elaborato da Google Quantum AI, dalla Ethereum Foundation e dall’Università di Stanford secondo cui grazie al quantum computing la potenza di calcolo necessaria per abbattere le barriere d’accesso ai cripto wallet si abbasserebbe di 20 volte.

Al momento questa minaccia non sembra interessare il Bitcoin e le altre blockchain ed è molto probabile che sarà così ancora per anni. L’hardware necessario per portare un attacco che possa avere successo deve essere di molto superiore, in termini di prestazioni, a qualsiasi cosa esista oggi e si stima che un rischio concreto arriverà solo tra il 2029 e il 2035. Inoltre, è utile essere precisi su cosa sia effettivamente «a rischio».

La blockchain in sé è sicura; basta pensare al registro delle transazione di Bitcoin come a un libro mastro permanente posseduto da ogni partecipante; il calcolo quantistico non rappresenta una minaccia per questa cronologia. Le voci passate non possono essere riscritte e il sistema continua a funzionare come previsto.

I problemi iniziano a sorgere nei layer successivi, come la firma digitale che attesta la proprietà dell’account. Attualmente, nessuno è in grado di falsificarla, ma un computer quantistico sufficientemente potente potrebbe utilizzare le informazioni pubbliche già visibili sulla blockchain per ricostruire a ritroso la chiave privata. Il registro rimarrebbe accurato, ma la garanzia che solo l'utente possa accedere al proprio account verrebbe meno.

Fare questa distinzione è importante perché spesso la discussione si concentra sulla minaccia sbagliata: ci si chiede spesso se con il calcolo quantistico si può prendere il controllo del mining di Bitcoin, ma un miner più veloce non ottiene una quota maggiore delle ricompense; semplicemente costringe l'intera rete a lavorare di più.

La vera sfida sarà la migrazione di ogni portafoglio, exchange e detentore inattivo verso un indirizzo resistente ai computer quantistici; un passaggio che deve avvenire in modo autonomo. Infatti, mentre una banca tradizionale può imporre un nuovo standard di sicurezza dall'alto, un sistema decentralizzato come quelli che reggono il Bitcoin e le altre criptovalute non possiede questa autorità. In questo caso specifico, la decentralizzazione – solitamente un punto di forza – rende il settore più difficile da difendere.

È inoltre fondamentale essere consapevoli dei percorsi di migrazione intrapresi dalle diverse reti e monitorare i loro progressi, che al momento sono molto diversi tra loro:

Bitcoin ha compiuto il suo primo passo formale quest'anno con una proposta di indirizzo resistente ai computer quantistici, ma l'implementazione richiederà anni e genererà sicuramente dibattiti accesi all'interno della comunità.

Ethereum è strutturalmente più progredito, con una roadmap ufficiale e dieci team al lavoro sulla migrazione. Tuttavia, la sua architettura presenta vulnerabilità specifiche e coordinare un aggiornamento a livello di ecosistema rimane una sfida enorme.

Solana è il player che ha fatto più progressi nella pratica. Nel dicembre 2025, è diventata il primo network Layer-1 a eseguire firme end-to-end post-quantistiche sulla sua testnet, in collaborazione con Project Eleven. Il compromesso riguarda le prestazioni: i primi test hanno mostrato una riduzione della velocità delle transazioni di circa il 90%, il che rappresenta una sfida per il modello di base di Solana, incentrato proprio sull'elevata velocità di elaborazione. (riproduzione riservata)

*Head of Research di 21shares